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Petrolio: ecco perché in USA non ci sarà uno shock stile anni ’70

Petrolio: ecco perché in USA non ci sarà uno shock stile anni '70

Le ultime vicende conflittuali riguardanti Israele e Iran hanno fatto ripiombare il mondo nella paura degli shock del petrolio in stile anni ’70. All’epoca gli Stati Uniti scivolarono in una crisi profonda. Tuttavia, dopo che l’Iran ha lanciato il primo attacco contro Israele facendo temere un’estensione del conflitto, le quotazioni del petrolio si sono mosse sorprendentemente poco. L’Iran è un protagonista importante dello Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% dei barili di petrolio trasportati ogni giorno a livello globale. Una guerra che metta alle strette Teheran potrebbe portare a un’interruzione e far esplodere i prezzi dell’oro nero. In realtà le cose sono molto diverse oggi rispetto a 50 anni fa, perché gli Stati Uniti hanno un’autonomia energetica che allora non avevano.

 

Petrolio: lo scisto la salvezza degli USA

Nei primi anni 2000 gli USA producevano circa 7 milioni di barili al giorno di petrolio contro un fabbisogno di 21 milioni. Il resto lo importavano dai Paesi del Golfo, in particolare Arabia Saudita e Kuwait. Grazie al petrolio da scisto, la cui estrazione è iniziata nel 2005, gli Stati Uniti oggi producono quasi 20 milioni di barili giornalieri, soddisfacendo il loro intero fabbisogno. Nel 2019 sono addirittura diventati esportatori netti per la prima volta. La più grande potenza economica del mondo oggi estrae più petrolio attraverso lo scisto del Bacino Permiano del Texas e del Nuovo Messico di potenze dell’OPEC come Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi Uniti.

Tutto questo ha avuto delle implicazioni a livello geopolitico, permettendo agli USA di imporre sanzioni e restrizioni a fornitori come Venezuela, Russia e Iran senza che le quotazioni del petrolio ne abbiano risentito. “Lo scisto ha ridisegnato la mappa del petrolio mondiale. Ha cambiato non solo l’equilibrio tra domanda e offerta, ma anche quello geopolitico e psicologico”, ha affermato Daniel Yergin, vicepresidente di S&P Global. Secondo Harold Hamm, presidente di Continental Resources e pioniere dello scisto, siamo davanti a “un’enorme inversione di tendenza rispetto al punto in cui eravamo negli anni ’70”. L’esperto sottolinea che “se non ci fosse stata la rivoluzione dello scisto, avremmo avuto i prezzi del petrolio a 150 dollari”.

 

Gli Stati Uniti sono fuori pericolo?

Gli Stati Uniti sono davvero invulnerabili a quanto accade in Medio Oriente? In realtà gli esperti del settore rilevano che shock più profondi potrebbero generare contraccolpi indesiderati, soprattutto se le schermaglie tra Israele e Iran dovessero tramutarsi in una guerra totale e lo Stretto di Holmuz dovesse essere chiuso. “Siamo ancora fortemente esposti alla geopolitica e alla manipolazione del mercato e lo scisto non aiuta così tanto” ha detto Jim Krane del Baker Institute della Rice University. “Siamo un grande produttore ma, cosa ancora più importante, siamo un grande consumatore, ed è qui che siamo esposti”.

Una prova delle conseguenze negative degli shock petroliferi negli Stati Uniti si ebbe nel 2020, quando la pandemia da Covid-19 e lo scontro all’interno dell’OPEC+ tra Russia e Arabia Saudita fecero precipitare i prezzi del greggio. All’epoca molti produttori di scisto collassarono sull’orlo della bancarotta e l’allora presidente USA Donald Trump lavorò alacremente affinché le due superpotenze del cartello allargato raggiungessero un accordo per tagliare la produzione al fine di sostenere i prezzi.

Quella dimostrazione di vulnerabilità energetica degli Stati Uniti non passò inosservata, il che fa pensare che il Paese non sarà mai totalmente al riparo da qualsiasi evento di natura endogena ed esogena che interessi il petrolio. Per questo la Casa Bianca sta cercando di prevenire ulteriori disordini in Medio Oriente. “L’amministrazione Biden non può permettersi di agire in modo sconsiderato o precipitoso nella regione. Sta facendo straordinariamente attenzione a ogni passo che fa”, ha affermato Matt Gertken, stratega geopolitico di BCA Research.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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