Petrolio: l'impatto di un embargo europeo sulla Russia - Borsa e Finanza

Petrolio: l’impatto di un embargo europeo sulla Russia

Petrolio: l'impatto di un embargo europeo sulle forniture russe

Il petrolio torna a scendere oggi nel mercato delle materie prime dopo un’iniziale risalita, con il Brent che staziona sotto i 107 dollari al barile e il WTI intorno ai 103 dollari. Gli analisti del settore però pronosticano un’ulteriore impennata delle quotazioni per via di vari fattori, che trovano una centrale di alimentazione nella guerra Russia-Ucraina. Le scorte dei vari Paesi utilizzatori di greggio sono molto basse in questo momento, la capacità inutilizzata dei produttori è ridotta davvero al minimo e continua la carenza di approvvigionamenti. Tutti elementi che vertono verso uno squilibrio di mercato che non potrà fare altro che portare a rincari fino a quando non verrà distrutta la domanda.

Facendo un salto nel passato, dal 2011 al 2014 il prezzo medio del petrolio è stato di 111 dollari al barile, il che ha stimolato l’ingresso di nuovi produttori, soprattutto nello scisto americano. Questo ha contribuito a riequilibrare il mercato, con i prezzi che hanno cominciato a scendere allorché l’offerta ha superato la domanda. Oggi questo è un po’ più difficile che accada, per il semplice fatto che i produttori di scisto USA trovano poco conveniente impegnarsi in nuovi investimenti, anche in considerazione del fatto che nel medio-lungo termine l’economia energetica mondiale si dirigerà verso fonti alternative.

 

Petrolio: le conseguenze di un embargo

La situazione è particolarmente preoccupante in Europa, in questo momento combattuta se imporre o meno l’embargo alle forniture russe di petrolio, incalzata dalle pressioni degli alleati. Mosca oggi esporta 8 milioni di barili al giorno di greggio in tutto il mondo, di cui oltre la metà nel Vecchio Continente. Le raffinerie europee sono in gran parte senza sbocco sul mare e rifornite da Druzhba, il gasdotto russo.

Qualora ci dovesse essere un embargo, i Paesi europei sarebbero molto in difficoltà, ma anche la Russia avrebbe qualche inconveniente. Un acquirente alternativo probabilmente Putin lo troverebbe, ma dovrebbe affrontare problemi logistici derivanti dalla carenza di navi Aframax che servono i suoi porti. Al riguardo, secondo le stime degli esperti si creerebbe un vuoto di 2-2,5 milioni di barili al giorno.

Un calo dell’offerta verrebbe colmato da produttori che hanno ancora capacità inutilizzata e dagli scisto americani che aumenterebbero la produzione in maniera significativa. Nel contempo i prezzi più alti spingerebbero i Governi a pianificare una razionalizzazione del consumo di energia abbassando la domanda e a rilasciare in maniera coordinata le proprie riserve strategiche nel tempo che occorre per riorganizzarsi.

 

Petrolio: 2 soluzioni per l’Europa

Le alternative all’embargo per limitare l’impatto sui flussi di petrolio russo non sono facili in un contesto del genere. Alcuni esperti tuttavia avanzano 2 soluzioni che Bruxelles potrebbe cercare. Una prima consiste nell’imposizione di massimali sui prezzi del greggio russo. Il livello però dovrebbe essere abbastanza basso da consentire alla Russia di finanziare le spese di guerra e sufficientemente alto per rendere conveniente a Mosca di vendere le proprie risorse energetiche all’Europa. Una mossa del genere potrebbe anche incoraggiare altri acquirenti a seguire una strada simile, contribuendo a far scendere le quotazioni della materia prima.

Una seconda soluzione potrebbe essere quella di pagare il greggio ai prezzi di mercato, ma con una parte consistente del denaro che finisce in un saldo deposito a garanzia, rilasciata solo per la ricostruzione dell’Ucraina e dopo aver riconquistato la fiducia nel regime di Vladimir Putin.

Queste 2 soluzioni per la verità ci sembra difficile che trovino il benestare del Cremlino in questo momento, soprattutto dopo aver preso una posizione muscolare non indifferente, ossia quella di imporre ai Paesi considerati ostili il pagamento di gas naturale in rubli piuttosto che in euro o dollari.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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