Petrolio: prezzi in forte rialzo con le nuove sanzioni alla Russia

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I prezzi del petrolio sono in rally nel mercato delle materie prime, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha imposto sanzioni alle due maggiori compagnie petrolifere russe. Il capo della Casa Bianca ha deciso di passare alla linea dura su Mosca, visto lo scarso impegno del leader del Cremlino, Vladimir Putin, a terminare la guerra con l’Ucraina.

Nel momento in cui questo articolo viene redatto, le quotazioni del Brent sono in rialzo di 4,55 punti percentuali a 65,45 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate sale del 4,63% a 61,21 dollari. Gli investitori temono che una stretta sul greggio russo faccia notevolmente scendere l’offerta sul mercato, creando uno squilibrio con la domanda.

 

In questo articolo:

 

  • Cosa è stato deciso da Washington
  • Petrolio: quale impatto sui prezzi dalla stretta di Trump

 

Cosa è stato deciso da Washington

L’amministrazione Trump comincia a mostrare i muscoli alla Russia e al suo presidente, sanzionando Rosneft e Lukoil, i maggiori produttori russi di petrolio. Il presidente degli Stati Uniti ha parlato di “sanzioni tremende”, augurandosi che non durino a lungo, ma necessarie vista “la mancanza di un serio impegno di Mosca in un processo di pace per porre fine alla guerra in Ucraina”.

Le due compagnie russe stanno finanziando la macchina da guerra del Paese, ha affermato il segretario del Tesoro Usa, Scott Bessent, sottolineando che il suo dipartimento “è pronto a intraprendere ulteriori azioni, se necessario, per sostenere lo sforzo del presidente Trump per far terminare il conflitto”. Inoltre, ha incoraggiato gli alleati ad aderire a queste sanzioni.

La scorsa settimana il Regno Unito ha svelato misure restrittive contro le due major petrolifere, mentre oggi l’Unione europea ha reso noto il 19esimo pacchetto di sanzioni sulla Russia, tra cui un divieto di transazione più severo su Rosneft e Gazprom e di importazioni di gas naturale liquefatto russo entro il 1° gennaio 2027. “Questo complicherà ulteriormente le esportazioni di petrolio da parte delle compagnie russe, cosa che avevamo già iniziato a vedere dopo le sanzioni del Regno Unito”, ha detto Amrita Sen, fondatore di Energy Aspects.

A gennaio l’amministrazione Biden aveva imposto provvedimenti restrittivi su Gazprom e Surgutneftegas, ma aveva evitato di imporre sanzioni a Rosneft e Lukoil per il timore che ciò potesse innescare un rialzo dei prezzi dell’energia a livello globale. Finora tutte le strette occidentali sul petrolio russo sono state compensate dal fatto che Mosca ha spostato la fornitura di petrolio dall’Europa a Paesi come Cina e India. Tuttavia, quest’anno la situazione è peggiorata per le finanze di Putin, perché i prezzi energetici sono scesi e gli Stati Uniti hanno imposto all’India tariffe secondarie per l’acquisto di petrolio russo.

Ora è arrivato il momento di mostrare più determinazione, alla luce del fatto che il dialogo con Putin non sta portando da nessuna parte. “Le sanzioni potrebbero spingere gli acquirenti cinesi e indiani a smettere di acquistare tanto petrolio russo, cosa che Trump ha chiesto”, ha affermato Sen. La mossa degli Stati Uniti è stata salutata con entusiasmo dal presidente ucraino Volodymir Zelensky, secondo cui il suo Paese aspettava da tempo tale misura. “Questo è un buon segnale per gli altri Paesi del mondo affinché aderiscano alle sanzioni” ha dichiarato oggi.

 

Petrolio: quale impatto sui prezzi dalla stretta di Trump

Quest’anno i prezzi del greggio sono scesi di circa 15 punti percentuali, sulle decisioni dell’Opec+ di aumentare la produzione. La domanda dalla Cina – il principale consumatore mondiale di petrolio – non è ai livelli passati, mentre l’economia del Paese cerca di riprendersi da anni difficili. Inoltre, i dazi di Trump hanno generato tensioni commerciali sollevando preoccupazioni sulla crescita economica. Ciò significa che, in caso di rallentamento dell’economia, la domanda di greggio potrebbe contrarsi.

In teoria, le nuove sanzioni potrebbero risollevare i prezzi, almeno nel breve termine. Secondo Ubs, “le nuove sanzioni degli Stati Uniti e dell’Ue contro le aziende energetiche russe potrebbero introdurre volatilità a breve termine nei prezzi del greggio, ma è improbabile che inneschino un rally sostenuto a causa dell’eccesso di offerta nel mercato petrolifero globale”. Gli analisti della banca svizzera hanno osservato che le sanzioni precedenti hanno avuto scarso effetto sui volumi delle esportazioni russe, perché le forniture di petrolio hanno trovato canali alternativi. “Raccomandiamo agli investitori di monitorare l’applicazione e le potenziali risposte dell’offerta da parte di altri produttori”, ha dichiarato Ubs, che prevede quotazioni del Brent confinate nell’intervallo 60-70 dollari al barile.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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