Petrolio: sta nascendo un cartello degli acquirenti per limitare il prezzo?

Petrolio: sta nascendo un cartello degli acquirenti per limitare il prezzo?

Petrolio, USA ed Europa in cerca di accordo per limitare effetto sanzioni

Stati Uniti ed Europa stanno sempre di più unendo le forze per sganciare definitivamente l’Occidente dal petrolio russo e nel contempo fare in modo che le entrate di Mosca non supportino più la guerra contro l’Ucraina. Il Segretario al Tesoro Janet Yellen ha affermato che le due sponde dell’Atlantico stanno intensificando i colloqui per formare una sorta di cartello degli acquirenti, fissando un tetto al prezzo del petrolio proveniente da Mosca.

In sostanza, lo scopo è quello di evitare un picco delle quotazioni che determini una recessione mondiale. il rischio che i prezzi vadano fuori controllo allo stato attuale esistono tutti. Dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina, gli Stati Uniti hanno imposto immediatamente l’embargo. Subito dopo la Gran Bretagna ha fatto lo stesso. L’Unione Europea tra mille difficoltà, vista una dipendenza più marcata rispetto alle altre Regioni, è riuscita a imporre il divieto per le importazioni del petrolio russo proveniente dal mare. Per il greggio che fluisce dagli oleodotti invece tutto continua come prima, in quanto Bruxelles ha ritenuto opportuno venire incontro alle esigenze di Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, che sono state più danneggiate dalle misure draconiane. Tutto questo però ha finito per alimentare i rialzi delle quotazioni dell’oro nero sul mercato delle materie prime.

 

 

Petrolio: come applicare un limite al prezzo

Come potrebbero Europa e Stati Uniti stabilire un tetto al prezzo del petrolio? Vi sono 2 ipotesi in gioco. La prima passa attraverso gli assicuratori europei e britannici. Ad oggi le spedizioni di greggio sono assicurate da società delle due Regioni, così un’idea potrebbe essere quella di imporre agli assicuratori di coprire solo le forniture di petrolio russo verso i Paesi non europei che rientrano nel massimale di prezzo. Una seconda ipotesi invece consiste nell’attuare delle sanzioni secondarie, ossia di imporre misure punitive verso Paesi come India e Cina, se acquistano petrolio russo fuori dai parametri fissati dall’Occidente. Ovviamente questa seconda ipotesi sarebbe molto rischiosa dal punto di vista geopolitico, perché aprirebbe a scenari dagli effetti che potrebbero essere imprevisti e soprattutto indesiderati.

 

 

Petrolio: per gli analisti i prezzi sono destinati ad aumentare

Le misure escogitate da USA ed Europa non convincono del tutto gli analisti, che invece scommettono su un aumento del prezzo del petrolio. Secondo alcuni, i russi dovranno affrontare importanti ostacoli logistici per vendere petrolio da altre parti in grandi volumi, il che alla fine li porterà a chiudere i pozzi una volta esaurite le scorte. A giudizio di Bob McNally, Presidente del Rapidan Energy Group, le esportazioni russe potrebbero diminuire fino a 3 milioni di barili al giorno. Secondo Claudio Galimberti, Vicepresidente senior dell’analisi presso Rystad Energy, se vi sono tagli più profondi alla produzione in Russia, i prezzi del greggio potrebbero balzare fino a 200 dollari al barile. Per questo, a suo avviso, occorre agire con cautela, aspettando magari che i mercati prima trovino un equilibrio. Alla fine, con prezzi così alti, la Russia potrebbe addirittura aumentare le entrate pur perdendo acquirenti. L’effetto opposto di quello che vorrebbe raggiungere l’Occidente.

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