Piazza Affari incolore ma Atlantia può riservare sorprese
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PIAZZA AFFARI INCOLORE MA ATLANTIA PUÒ RISERVARE SORPRESE

Piazza Affari giù, ENI insegue i rialzi del petrolio

Dopo i massimi di venerdì scorso Piazza Affari riapre poco sotto i 24 mila. Occhio ad Atlantia che scivola dopo l’ennesimo scontro con il Governo. Bene Nexi

Ultima seduta prima della pausa natalizia parte all’insegna dell’ottimismo che ha guidato le contrattazioni per tutto il mese di dicembre (e non solo). Venerdì, il giorno delle “tre streghe”, il Ftse Mib ha messo a segno un nuovo massimo di periodo a 24 mila punti (riportandosi sui livelli di maggio 2018) con un progresso di seimila punti rispetto ai minimi del 2 gennaio 2019 (17.959). Oggi riparte un po’ più in basso a 23.918 punti (-0,31). Domani, il 25 e il 26 Piazza Affari rimarrà chiusa per le festività come la maggior parte delle Borse principali, fatta eccezione per Wall Street che riprenderà le contrattazioni il giorno di Santo Stefano.

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Grafico Ftse Mib by TradingView

Osservato speciale di questa giornata, caratterizzata molto probabilmente da volumi contratti, sarà il settore obbligazionario. Lo spread tra il decennale italiano e quello tedesco rimane sostenuto a 166 punti base, in allargamento dello 0,35 per cento.ù

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Grafico btp-bund by TradingView

Si guarda soprattutto all’approvazione della Legge di Bilancio, sulla quale il Governo ha posto la questione di fiducia alla Camera dopo quella del Senato. Il voto a Montecitorio è previsto per questo pomeriggio: le dichiarazioni di voto inizieranno alle ore 14, mentre l’appello nominale alle ore 15.30. Dunque, il sì definitivo dovrebbe arrivare in serata. Molto lontana l’ipotesi di un voto contrario che farebbe cadere il Governo giallorosso. Tante le novità del testo liquidato dal Senato, dalle microtasse come plastic tax e sugar tax (più volte modificate) alle misure ambientali, dalla riduzione del carico sui lavoratori dipendenti alle misure a sostegno della famiglia. 

Sotto la lente anche il collocamento da parte del Tesoro del Bot semestrale (scadenza 30 giugno 2020), per complessivi 6,5 miliardi di euro, e del CTZ a 24 mesi, per 1,25-2 miliardi. 

Poche novità sul fronte valutario: dopo la scivolata di venerdì scorso fino a 1,1066, oggi il cambio eur/usd riparte da 1,1080. Per quanto riguarda le due valute, sarà soprattutto il mese di gennaio ad indicare la direzione, con l’attesa per la firma ufficiale dell’accordo di fase 1 tra Stati Uniti e Cina e le riunioni della Banca centrale europea e della Federal Reserve (rispettivamente il 23 e il 29 gennaio).

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TITOLI MIGLIORI

Svetta in cima al listino principale Nexi, portandosi a 12 euro (+2,84 per cento) proseguendo il rally iniziato lo scorso 19 dicembre, dopo l’annuncio dell’accordo con Intesa Sanpaolo. S&P ha confermato il rating BB- sui titoli di lungo termine di Nexi e quello di BB- sui senior unsecured notes. Gli esperti della società di rating hanno sottolineato che Nexi finanzierà l’operazione con Intesa interamente con nuovo debito. La posizione finanziaria dell’azienda di fatto non cambierà il profilo di rischio della società. L’outlook è stato confermato positivo e lascia la possibilità che S&P possa rivedere al rialzo il rating se ci sarà evidenza che Nexi manterrà un rapporto tra debito ed ebitda di 4-5 volte e il ratio tra fondi da operazioni e debito di circa 12 per cento nei prossimi 12 mesi. 

Seguono Ferragamo (19 euro a +0,50 per cento) e FinecoBank a 10,90 (+0,32 per cento). 

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TITOLI PEGGIORI

Vendite a piene mani su Atlantia che va a 21,23 (-3,81 per cento) dai 22,30 di venerdì scorso per il riaccendersi dello scontro tra Autostrade per l’Italia e il Governo. La holding che fa capo alla famiglia Benetton e controlla Aspi, ieri sera, ha risposto con un durissimo comunicato indirizzato al Governo alle nuove disposizioni inserite nel Milleproroghe che riguardano le concessioni. La società ha parlato di “rilevanti profili di incostituzionalità e contrarietà a norme europee” e precisato che “sta valutando ogni iniziativa volta a tutelare i diritti della stessa in termini di legittimità costituzionale e comunitaria delle disposizioni normative in merito ai principi di affidamento, di libertà di stabilimento e di concorrenza, di proporzionalità e di ragionevolezza”. La querelle è nata da un articolo del Milleproroghe che impone al concessionario a cui sia stata tolta la concessione per inadempienza di risarcire i “danni derivati dal suo inadempimento”. Inoltre, prevede che tali norme siano “inserite di diritto nei contratti e nelle concessioni autostradali, anche in quelli già in corso”. In caso di revoca della concessione, si dispone che a subentrare nella gestione delle tratte sia l’Anas. 

Seguono i ribassi di UnipolSai a 2,72 (-1,30 per cento) ed Hera a 3,99 (-1,19 per cento).

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