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Recessione USA: sul mercato obbligazionario lampeggio un segnale

Recessione USA: ecco un segnale che lampeggia dal mercato obbligazionario

Jerome Powell ha creato tutte le premesse per una recessione USA. Davanti al Congresso, il governatore della Federal Reserve non ha adottato mezzi termini per riconoscere che i tassi terminali probabilmente saranno più alti rispetto alle aspettative, di fronte a un’inflazione sorprendentemente tornata a mordere. Per questo ha avanzato l’ipotesi che già dal prossimo meeting del 21-22 marzo la Fed potrebbe nuovamente alzare il costo del denaro di 50 punti base, dopo che l’ultima volta ha limitato la stretta a 0,25 punti percentuali. Ora il mercato si attende che alla fine i Fed Funds raggiungeranno quota 6%, escludendo di fatto qualsiasi accomodamento monetario entro quest’anno.

 

Recessione USA: cosa dice il mercato obbligazionario

Quanto dichiarato da Powell ha creato uno scossone nel mercato azionario americano, con tutti i listini che hanno terminato l’ultima chiusura a Wall Street con perdite ben oltre il punto percentuale. Per quel che riguarda il mercato obbligazionario, i movimenti sono da interpretare e per certi versi sono molto preoccupanti. Infatti, il rendimento dei Treasury Bond a due anni è schizzato sopra il 5%, ma quello dei T-Note decennali è rimasto abbastanza stabile sotto quota 4%. Questo evidenzia uno scarto di oltre un punto percentuale che non si vedeva dal 1981, proprio in un periodo in cui l’allora governatore della Fed Paul Volcker era impegnato a combattere uno dei cicli inflazionistici più violenti della storia americana.

La forte inversione della curva dei rendimenti manda un messaggio molto chiaro al mercato: nel breve periodo la Banca centrale non ha alcuna intenzione di spingere i tassi d’interesse più in basso per contrastare un’eventuale recessione USA. In altri termini, il mercato obbligazionario è convinto che una contrazione dell’economia sia in arrivo di fronte all’inversione dei rendimenti più profonda degli ultimi 40 anni. “Non è insolito ottenere un’inversione della curva dei rendimenti, ma è insolito ottenerne una di questa portata. Non ne vedevamo uno come questo da un bel po’ di tempo”, ha dichiarato Brian Jacobsen, senior investment strategist di Allspring Global Investments.

 

Wall Street non dà lo stesso segnale

Il segnale recessivo che lampeggia nel mercato obbligazionario ancora non si vede in quello azionario, o almeno non del tutto. Nonostante i cali di ieri, Wall Street ancora si mantiene in territorio positivo quest’anno, anche se le stime sugli utili aziendali sono stati pesantemente rivisti al ribasso. Il punto è che il mercato tiene proprio perché l’economia americana tiene.

Fino a questo momento non c’è alcun barlume di flessione, dal momento che il tasso di disoccupazione viaggia al livello più basso da oltre 50 anni, le vendite al dettaglio hanno dato una manifestazione di forza e l’inflazione è ancora calda con una domanda che stenta a scendere. Questo è uno di quegli strani casi in cui l’economia di una nazione va a gonfie vele e qualcuno, la Banca centrale in questo caso, sta facendo di tutto per rompere il giocattolo per il timore che la situazione possa degenerare nello scoppio di una bolla dagli effetti deflagranti.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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