Ridurre le dipendenze e diversificare le fonti: è il messaggio chiave lanciato dalla Bce ai Paesi dell’eurozona dinanzi alle restrizioni all’export di terre rare, in particolare della Cina. La Banca centrare europea ha pubblicato un paper che analizza le implicazioni macroeconomiche globali di questi colli di bottiglia per l’Unione europea, già schiacciata tra Stati Uniti e Cina e colpita dagli effetti della guerra in Iran.
Il documento esamina lo scenario internazionale, chiarisce perché le terre rare sono cruciali per l’automotive, l’elettronica, le tecnologie verdi e la difesa e pone specifica attenzione al ruolo dominante della Cina nel settore delle Ree (rare-earth elements). “Le restrizioni cinesi sulle esportazioni di terre rare possono generare perdite di produzione e pressioni inflazionistiche non trascurabili nei Paesi importatori”, è l’allarme della Bce.
In questo articolo:
- Il dominio cinese delle Ree e la dipendenza globale
- Cosa c’è dietro le restrizioni della Cina all’export di terre rare
- I fattori di mitigazione e l’analisi quantitativa della Bce
- I meccanismi di trasmissione e l’avvertimento di Francoforte
Il dominio cinese delle Ree e la dipendenza globale
Nel mercato delle terre rare, la Cina controlla la catena globale del valore e domina la raffinazione e la produzione di magneti permanenti. Una supremazia che genera dipendenze strategiche, soprattutto per gli Stati Uniti (attivi da tempo per trovare fonti alternative, come dimostra l’accordo strategico con l’Australia) e l’Unione europea, ferma all’entrata in vigore del Critical Raw Materials Act nel maggio 2024.
Nel 2025, Pechino ha introdotto una serie di controlli alle esportazioni di terre rare: questi episodi, seppur brevi, hanno mostrato un potere strategico rilevante. L’iniziativa del presidente Xi Jinping è arrivata in seguito all’inasprimento dei dazi da parte dell’amministrazione Trump. Ad un mese dall’inizio dell’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran, la Cina si è tenuta in disparte e sta lavorando per proteggersi dalla chiusura dei punti strategici per energia e materie prime.
Cosa c’è dietro le restrizioni della Cina all’export di terre rare
Le restrizioni all’export non hanno una funzione esclusivamente economica, ma sono punti di pressione geopolitici. Gli analisti della Bce spiegano che questi strumenti aumentano i prezzi, segnalano una decisiva e visibile forza negoziale e producono effetti immediati. L’esposizione è concentrata nei settori ad alta tecnologia e security-sensitive: elettronica, automotive, difesa, energie rinnovabili, biomedicale. Anche se le terre rare sono una piccola quota dei costi, possono bloccare intere catene produttive.
L’obiettivo di Pechino con questa mossa è dominare le nuove tecnologie, in particolare il futuro di intelligenza artificiale, informatica quantistica e robotica. Già ora si prevede che la preoccupazione per le chiusure selettive e i futuri embarghi nello Stretto di Hormuz porterà molte nazioni a voler acquistare tecnologie verdi cinesi, soprattutto per la produzione di energia solare, eolica e di batterie: tutti settori che presentano una sovracapacità produttiva.
I fattori di mitigazione e l’analisi quantitativa della Bce
Il paper di Francoforte identifica due fattori principali che possono contribuire a limitare l’impatto delle restrizioni e a ridurne gli effetti nel medio periodo: i vincoli sulla Cina, per la difficoltà pratica e strategica nel mantenere restrizioni rigide; la sostituzione tecnologica, per l’innovazione e la diversificazione delle fonti. Tuttavia, la Banca centrale europea avverte che è necessario agire in fretta perché l’eurozona rischia di pagare un prezzo salato.
Nel documento dell’Eurotower viene simulato uno scenario per valutare l’impatto delle restrizioni sull’economia globale. Con restrizioni parziali ma severe per una durata di 18 mesi, gli Stati Uniti avrebbero un gap di produzione tra lo 0,3% e lo 0,6% e gli effetti verrebbero trasmessi tramite le catene del valore internazionali e le interdipendenze produttive. Alla fine del 2025, l’Ue aveva già sperimentato le conseguenze di uno stop cinese all’approvvigionamento di materie prime critiche, scongiurato dopo l’intesa sui dazi tra Washington e Pechino.
I meccanismi di trasmissione e l’avvertimento di Francoforte
La relazione specifica che gli shock si propagano proprio attraverso i prezzi delle materie prime, le reti produttive globali, l’inflazione e il commercio internazionale. Il punto centrale dell’analisi di Francoforte è l’incertezza: il grado di sostituibilità complessa e limitata delle terre rare – l’approvvigionamento di questi elementi rimane un grave problema – e la severità delle chiusure determinano i cambi di scenario futuri.
Il paper della Bce conclude sottolineando che gli effetti macroeconomici globali nel settore delle Ree sono ancora moderati ma non trascurabili. Le vulnerabilità sono concentrate nei comparti tecnologici avanzati e nei prodotti e processi sostenibili e le economie possono adattarsi con l’innovazione, la diversificazione delle supply chains e un approccio alternativo che privilegi l’identificazione di materiali compositi e facilmente reperibili al posto di quelli originali.
Le ripercussioni sull’eurozona e l’intera Unione europea sarebbero ancora più forti con uno scontro commerciale aperto tra Washington e Pechino. Nel caso in cui la Cina dovesse applicare restrizioni robuste e durature sull’export di terre rare, gli Stati Uniti potrebbero reagire inasprendo i controlli e le tariffe sulle esportazioni di semiconduttori, fondamentali per l’intero comparto tecnologico. Il rischio non è solo economico, ma strategico e sistemico.









