Riarmo ESG: la contraddizione degli asset manager “sostenibili”

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Nel mondo della finanza sostenibile si sta affacciando con sempre maggiore insistenza un tema destinato a far discutere: quello del riarmo ESG. Un tempo escluso per motivi etici dai portafogli degli investitori responsabili, oggi il settore della difesa sta progressivamente rientrando nel perimetro degli investimenti ritenuti “compatibili” con i criteri ambientali, sociali e di governance. Il cambio di paradigma solleva interrogativi profondi, tanto sul piano morale quanto su quello ambientale. In un contesto globale segnato dal ritorno dei conflitti su larga scala e da nuove strategie geopolitiche, la spinta verso il riarmo si intreccia sempre più con il linguaggio e le logiche della finanza sostenibile. Roberto Grossi, vicedirettore generale di Etica Sgr lancia l’allarme e sfida le società del risparmio gestito a essere davvero sostenibili.

 

Le contraddizioni del riarmo ESG

La crescente inclusione del settore militare nei fondi ESG avviene in un contesto storico di grande incertezza. Nel 2024 la spesa militare mondiale ha raggiunto il massimo storico di 2.718 miliardi di dollari, con un incremento annuo del 9,4%, secondo il Sipri (Stockholm International Peace Research Instutute). All’ultimo vertice Nato dell’Aja, i 32 Paesi membri hanno concordato un aumento degli stanziamenti fino al 5% del Pil entro il 2035, una manovra che per l’Italia significherebbe triplicare l’attuale budget per la difesa. A giustificare questa spinta c’è la crescente percezione di instabilità e la convinzione – sempre più diffusa anche tra i policy maker occidentali – che il riarmo rappresenti un investimento nella sicurezza globale.

Questa narrazione si riflette anche nei mercati. Molti fondi ESG, pur continuando a escludere produttori di armamenti controversi (mine antiuomo, armi nucleari, bombe a grappolo), hanno smesso di escludere l’intero comparto della difesa. L’attrattiva degli utili, in un contesto di elevata tensione geopolitica, sta superando le riserve etiche. Tuttavia, questa evoluzione appare in contrasto con i principi fondanti della finanza sostenibile. Il regolamento europeo Sfdr (Sustainable Finance Disclosure Regulation), all’articolo 2, definisce come sostenibile un investimento che contribuisce a un obiettivo ambientale o sociale senza arrecare danni significativi (principio Dnsh – Do Not Significantly Harm).

Secondo Roberto Grossi questo principio non può essere conciliato con l’industria degli armamenti: “Oltre all’impatto sociale negativo che pensiamo sia oltremodo evidente, anche l’impatto avverso sull’ambiente dell’industria bellica è ampiamente comprovato da evidenze e dati. Per questo è nostra opinione che gli investimenti in società appartenenti al settore degli armamenti non possano essere considerati sostenibili”.

Una posizione netta, quella di Etica Sgr, che si distingue nel panorama finanziario per la coerenza del suo approccio: esclusione totale delle armi da tutti i suoi fondi, andando ben oltre i minimi previsti dagli standard internazionali.

 

L’impatto ambientale del riarmo

Uno degli aspetti più trascurati nel dibattito sul riarmo ESG è il suo impatto ambientale. L’industria della difesa è tra le più inquinanti al mondo, non solo per l’impiego diretto di armamenti nei conflitti, ma per l’intero ciclo produttivo. Dalla produzione alla manutenzione, dalle esercitazioni alla logistica, ogni fase richiede enormi quantità di energia e combustibili fossili. Il settore è però tradizionalmente escluso dagli obblighi di rendicontazione climatica: le emissioni delle forze armate, infatti, non rientrano nei target climatici dei trattati internazionali come l’Accordo di Parigi.

Le conseguenze sono evidenti. Durante i conflitti, l’utilizzo di esplosivi, il bombardamento di infrastrutture industriali e gli incendi diffusi provocano una drammatica impennata delle emissioni di CO₂. Un report pubblicato dall’Osservatorio sui conflitti e l’ambiente ha stimato che, nei primi 18 mesi della guerra in Ucraina, sono state rilasciate oltre 150 milioni di tonnellate di gas serra. Un dato paragonabile alle emissioni annue di un Paese come il Belgio.

L’introduzione del concetto di riarmo ESG rischia così di creare una contraddizione interna alla finanza sostenibile: da un lato si promuove la lotta al cambiamento climatico, dall’altro si legittima – o quantomeno si tollera – un settore ad altissimo impatto ambientale e sociale. Per questo Etica Sgr ribadisce la propria posizione: le armi, per loro natura, non possono generare impatto positivo. “Le guerre causano vittime civili, devastano il tessuto sociale, compromettono le economie e producono danni ambientali di enorme portata” conclude Grossi che sottolinea come l’investimento responsabile debba rimanere federe ai principi ESG.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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