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Risparmio gestito: con Axa-BNP Paribas il risiko potrebbe accelerare

Una mappa dell'Europa con diversi spilli segnaletici sui vari Paesi

Axa IM

e BNP Paribas AM potrebbero unire le forze in una joint-venture che creerebbe un asset manager da 1.400 miliardi di euro. In base alla classificazione delle principali società del risparmio gestito nel 2023, si tratterebbe del quattordicesimo gruppo a livello globale. La classifica, stilata da Thinking Ahead Institute, è guidata da BlackRock con 8.500 miliardi di dollari di asset in gestione, seguita da Vanguard con 7.200 miliardi e Fidelity a 3.700. Tra i gruppi del Vecchio continente il nuovo attore andrebbe invece a occupare la quarta posizione dietro ad Allianz, Amundi e UBS.

Le indiscrezioni sui colloqui in corso tra i due gruppi francesi sono state rilanciate da Bloomberg, che precisa come non vi sia alcuna certezza che venga trovato un accordo. Le due società coinvolte non hanno voluto commentare. Sempre secondo Bloomberg, Axa IM potrebbe convolare a nozze anche con altri rappresentanti dell’asset management se le discussioni con il gruppo bancario parigino dovessero fallire.

L’operazione, per le sue dimensioni nel mercato europeo, potrebbe accelerare un risiko che nel mondo del risparmio gestito e della consulenza finanziaria è in corso da parecchio tempo e che ha visto muoversi diversi attori. Per esempio Indosuez WM su Degroof Petercam e per l’Italia Anima SGR su Kairos Partners. Non bisogna poi dimenticare l’unione delle forze, obbligata, tra UBS e Credit Suisse, le possibili conseguenze dell’aumentato impegno di Unipol in Bper, l’interesse per l’unione di assicurativo e gestito testimoniato dall’acquisizione della rete Finanza&Futuro (ex-Deutsche Bank) da parte di Zurich, l’alleanza tra Unicredit e Azimut.

 

Nel risparmio gestito le dimensioni conteranno di più

La possibilità di ottenere riduzioni di costi e sinergie è diventata sempre più importante per le società del risparmio gestito, costrette a investire ingenti risorse nella digitalizzazione in uno scenario di aumento della concorrenza e della pressione normativa. Allo stesso tempo, tuttavia, per le società dell’asset management è necessario tenere conto delle particolarità degli assetti distributivi e della clientela dei singoli mercati locali, cosa che favorisce l’acquisizione di nomi consolidati in singoli paesi o boutique specializzate.

In una recente analisi – Wealth Manager Consolidation: Analyzing the Factors Behind a Ripe M&A Deal Environment – Cerulli Associates ha sottolineato come i gestori patrimoniali puntino a offrire una gestione patrimoniale completa, utilizzando fusioni e acquisizioni per rafforzare le proprie capacità e aumentare la propria quota di mercato.

È il mercato a richiedere che le società del risparmio gestito siano in grado di rispondere a un numero crescente di esigenze di investimento. Secondo i dati di Cerulli Associates il 57% delle famiglie (a livello globale) preferirebbe avere tutte le attività finanziarie presso un unico istituto e il 32% ha già provveduto ad agire in tale direzione. L’one stop shop sta prendendo il sopravvento, al di là della necessità di unire le forze per ridurre i costi e creare sinergie.

Crescita dimensionale, inserimento di nuove capacità, ingresso in nuovi canali, rafforzamento tecnologico, aumento delle posizioni nella catena del valore ed espansione geografica sono, in ultima analisi, i motivi che spingono le società del risparmio gestito a unire le proprie forze.

La scelta sta diventando obbligata secondo PwC che, nel suo Global Asset and Wealth Management Survey svolto su un campione di 250 gestori patrimoniali e 250 investitori istituzionali, ha trovato che nei prossimi quattro anni il 16% degli asset manager potrebbe uscire di scena. Saranno soprattutto i primi dieci big del settore ad approfittarne, aumentando la quota del patrimonio gestito a livello globale fin sopra il 50% entro il 2027. Essere nelle prime posizioni potrebbe quindi rappresentare un vantaggio.

Olwyn Alexander, Global Asset & Wealth Management Leader di PwC Ireland ha sottolineato che “le aziende che sapranno sfruttare efficacemente le tecnologie come l’IA generativa e i robo-advisor, aprire nuove strade verso clienti nuovi ed esistenti, diversificare il loro reclutamento e offrire esperienze eccezionali ai clienti saranno ben posizionate non solo per sopravvivere, ma per prosperare”. Ma per fare tutte queste cose bisogna avere dimensioni adeguate.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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