Russia: cosa succede se Occidente mette embargo a gas e petrolio?
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Russia: cosa succede se Occidente mette embargo a gas e petrolio?

Russia: cosa succederebbe se l'Occidente mettesse l'embargo su gas e petrolio?

Le sanzioni occidentali finora imposte alla Russia sono state mirate a colpire soprattutto il sistema finanziario, bloccando le transazioni con le banche russe, estromettendo le stesse dalla rete di messaggistica SWIFT e congelando le riserve valutarie estere della Banca di Russia per 630 miliardi di dollari. Di per sé queste misure bastano per mettere in ginocchio un Paese, usando la finanza come arma di distruzione. Il colpo di grazia però sarebbe una decisione che potrebbe avere conseguenze drammatiche, ma soprattutto produrre un effetto boomerang: l’embargo su gas naturale e petrolio.

Un provvedimento del genere vorrebbe dire colpire al cuore il terzo più grande produttore al mondo di greggio, dopo Arabia Saudita e Stati Uniti, nonché primo esportatore nei mercati globali. Significherebbe anche tagliare il commercio del più importante esportatore di gas naturale verso l’Europa. Finora l’embargo è stato risparmiato dall’Occidente, perché ancora per il momento quest’ultimo è fortemente dipendente dalle materie prime energetiche provenienti da Mosca.

In extrema ratio però le sanzioni sui flussi di petrolio e gas potrebbero essere applicate. Gli Stati Uniti hanno affermato che le misure sono sul tavolo, ma renderle operative ora farebbe aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia, già a livelli insostenibili. Nel frattempo l’Ucraina sta pressando affinché i Governi stranieri impongano un embargo completo, perché solo in questo modo si potrebbe porre fine alla ferocia di Putin e dell’esercito russo.

 

 

Russia: le opinioni degli analisti sull’embargo energetico

Gli analisti sembrano propendere per l’idea che l’embargo sia una questione di tempo e gli effetti sul mercato e sull’economia sarebbero sismici. Secondo John Kiluff di Again Capital, il petrolio dalla Russia sarà precluso dal mercato globale e già si sta assistendo a una riduzione dell’export marittimo. A suo avviso, sarebbe ora che l’Arabia Saudita si facesse avanti divenendo amica di Stati Uniti e Asia.

Brenda Shaffer, consulente senior per l’energia presso il think tank della Foundation for Defense of Democracies, ha dichiarato che la rimozione delle esportazioni energetiche russe comporterebbe una scossa tremenda per i prezzi delle materie prime e per l’economia mondiale. Shaffer ritiene che eliminare il 13%-15% del petrolio globale significherebbe entrare in un territorio sconosciuto, dove le sanzioni comminate a Iran e Venezuela non sono nemmeno paragonabili. Già adesso, a giudizio dell’esperta, il fatto che le major petrolifere occidentali come Shell, BP ed Exxon abbiano staccato la spina alla Russia, avrà delle gigantesche implicazioni economiche; un embargo vorrà dire un enorme shock per queste società e per il mercato azionario in generale.

Helima Croft, responsabile della strategia globale delle materie prime presso RBC, ha affermato che se la guerra Russia-Ucraina continua con questa violenza e con così tante vittime, è inevitabile che scatteranno sanzioni sull’esportazione energetica, come si è visto con l’Iran. A quel punto bisognerà capire il ruolo dell’OPEC sul fatto di rilasciare una quantità maggiore di barili. In settimana i membri dell’AIE hanno concordato di utilizzare le riserve strategiche per 60 milioni di barili per compensare le interruzioni nel mercato petrolifero dovute alle sanzioni contro la Russia, con gli USA che da soli provvederanno con 30 milioni di unità. Ad ogni modo, per Croft vi è in corso un fenomeno di autosanzione, perché Mosca ormai è vista come una risorsa tossica.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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