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Russia: fondo sovrano compra titoli di Stato per evitare default

Russia: fondo sovrano compra titoli di Stato per evitare default

La Russia cerca di reagire alle sanzioni imposte dall’Occidente e Vladimir Putin firma una legge che permette al fondo sovrano russo di comprare i titoli di Stato del Paese al fine di evitare il default, nonché le azioni per frenare l’emorragia delle vendite. Inoltre ha anche acconsentito una sorta di scudo fiscale sui capitali russi che si trovano all’estero per incoraggiarli al rientro in patria. 

Putin quindi cerca di salvare la baracca dopo l’enorme crisi finanziaria in cui è piombata la Nazione nelle ultime settimane, a seguito degli effetti collaterali della guerra Russia-Ucraina. Nei giorni scorsi era stato in pratica dichiarato default per il mancato pagamento di ben 29 miliardi di dollari agli investitori stranieri sottoforma di cedole sulle obbligazioni pubbliche. 

Il mercato dei bond governativi era stato messo sotto pressione anche dopo che il numero uno del Cremlino aveva approvato un decreto che consentiva di ripagare i creditori di obbligazioni in valuta estera con i rubli. La mossa aveva fatto balzare il costo dei credit default swap  a 5,8 milioni di dollari iniziali e 100 mila dollari l’anno per assicurare 10 milioni di debito russo per 5 anni.

 

Fondo sovrano russo: cos’è e come agisce

Il Fondo sovrano russo è stato istituito nel 2011 con l’obiettivo principale di effettuare investimenti strategici in strumenti finanziari e imprese di grande potenzialità, oltre che per sostenere progetti industriali soprattutto in settori ad alta crescita. Il fine ultimo è quello di rivitalizzare l’economia del Paese ovunque si vedano opportunità di profitto. Tra l’altro il fondo mira ad attrarre investimenti stranieri, stabilendo anche partnership con altri fondi sovrani o corporazioni private. Una cosa questa oggi praticamente impossibile con l’isolamento finanziario della Russia. 

L’organo comunque è di vitale importanza per la Russia, non solo per le iniziative in corso e per gli oltre 2.000 miliardi di rubli investiti, ma anche perché dà lavoro a 800 mila persone e contribuisce al 6% del PIL russo. Durante la pandemia ha giocato un ruolo fondamentale, finanziando la realizzazione del vaccino anti-Covid Sputnik V, ma anche prendendo parte finanziariamente a diversi progetti su farmaci e dispositivi tecnologici di diagnostica per contrastare la diffusione del virus.

 

Russia: potrà servire il decreto di Putin per dare sollievo finanziario?

I mercati azionari e obbligazionari sono chiusi in Russia dal 25 febbraio, mentre sui mercati valutari il rublo è in calo del 10% nei confronti del dollaro statunitense. Se quindi la mossa di consentire agevolazioni fiscali per il rientro dei capitali era orientata a dare anche maggiore ossigeno alla valuta nazionale, il tentativo non è del tutto riuscito. 

Nella giornata di ieri i CDS segnavano una probabilità dell’80% di default del debito russo, il che significa come in una situazione così rischiosa, difficilmente mettere una pezza potrà produrre effetti duraturi. Le sanzioni pesano un macigno e, se non si arriverà a una risoluzione di pace sul fronte della guerra Russia-Ucraina, saranno destinate a salire di tono. 

Ieri gli Stati Uniti hanno messo l’embargo sul petrolio russo, la Gran Bretagna si è associata e ben presto l’Europa potrebbe seguire la stessa strada. Questo colpirebbe violentemente il cuore pulsante dell’economia della Nazione e vorrebbe dire per il Paese perderebbe la principale fonte di finanziamento della guerra ma anche per ripagare i propri debiti. La logica conseguenza è che il decreto di Putin farebbe solo posticipare un default già annunciato.

 

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