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Sanzioni alla Russia un danno per il nucleare americano

USA: le sanzioni alla Russia un danno per il nucleare americano

Le sanzioni alla Russia rischiano di mettere in seria difficoltà l’industria nucleare USA. Mosca è uno dei più grandi produttori al mondo di uranio, che serve per alimentare i reattori nucleari. E gli Stati Uniti importano dalla Russia circa il 20% del loro fabbisogno. Questo significa che, se le misure restrittive imposte dagli alleati in risposta alla guerra Russia-Ucraina dovessero colpire le forniture energetiche, Washington potrebbe trovarsi di fronte a una grave carenza di offerta e ulteriore rincaro energetico. Per questa ragione l’Occidente sta valutando attentamente di esentare il commercio delle materie prime dalla mannaia delle sanzioni, mentre nel frattempo cerca di guardarsi intorno alla ricerca delle alternative.

La questione del nucleare è un argomento tornato di grande attualità negli ultimi tempi, alla luce di un’inflazione che cresce senza soluzioni di continuità, alimentata soprattutto dal costo delle materie prime. I combustibili come gas e petrolio sembrano quasi intrattabili in questo momento, per via dei prezzi arrivati alle stelle e per il rischio molto reale di chiusura delle forniture da Mosca o per volontà di Putin o per scelta dell’Occidente. Il carbone invece paga l’impatto sull’ambiente che rischia di mandare all’aria tutti i piani sul cambiamento climatico di cui si è discusso negli ultimi anni. I Paesi stanno rispolverando quindi il nucleare, sebbene ancora molte resistenze sulla sicurezza persistano per via di quanto successe a Fukushima nel 2011.

 

Nucleare USA: cosa succede se verranno interrotte le forniture di uranio

Il problema nel breve termine comunque non si porrebbe, probabilmente. Secondo quanto riferito dalla Constellation Energy Group Inc., il più grande operatore nucleare degli Stati Uniti, le utility acquistano carburante con anni di anticipo, mantenendo scorte significative. Una volta forniti di uranio, i reattori funzionano per 18-24 mesi, il che vuol dire che l’impatto immediato delle sanzioni non si sentirebbe. Inoltre, il Nuclear Energy Institute, un gruppo commerciale con sede a Washington che rappresenta gli operatori dei reattori, ha riferito che le compagnie energetiche americane stipulano contratti con diverse società ubicate in vari Paesi in modo da attenuare i rischi di interruzione.

Ciò non toglie che se non si trova un’alternativa valida, il problema nel tempo si ripresenterà. Il fatto è che la guerra Russia-Ucraina sembra lontana in questo momento da una risoluzione, ma anche se ciò avvenisse domani un partner come Mosca risulta essere inaffidabile per le società energetiche, almeno fin quando continuerà a conservare quell’atteggiamento belligerante che ha sempre mostrato. Tuttavia, Mark Chalmers, Amministratore Delegato di Energy Fuels, sostiene che si sta lentamente verificando un certo allontanamento dai fornitori russi di uranio, ancor più dal momento che l’interesse a liberarsi di questa dipendenza si fa sempre più vivo in questo momento storico.

Jonathan Hinze, Presidente di UxC, la principale fonte del settore di pubblicazioni, servizi dati, ricerche di mercato e analisi sui mercati globali del ciclo del combustibile nucleare, non mostra molto ottimismo. Hinze afferma che se la fornitura della Russia verrà ridotta, sul mercato americano l’impatto si farà sentire molto perché l’Occidente e altri Paesi come Giappone, Corea e Taiwan non possiedono la quantità di uranio sufficiente per soddisfare il fabbisogno americano.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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