Scudo anti-spread BCE: una mossa non gradita alla Germania

Scudo anti-spread BCE: una mossa non gradita alla Germania

Scudo anti-spread BCE: una mossa non gradita alla Germania

Lo scudo anti-spread messo in campo dalla BCE nella riunione di emergenza di questa settimana ha lasciato strascichi nella politica dell’Unione Europea, facendo tornare in mente vecchi attriti sull’austerità tra i Paesi dell’area mediterranea e la schiera dei frugali. Dopo l’attacco ai titoli di Stato italiani, spagnoli e portoghesi nel mercato obbligazionario, la Banca Centrale Europea ha convocato un meeting straordinario per discutere del problema. La principale preoccupazione è l’Italia, per via del debito pubblico che ha raggiunto il 150% del PIL e che potrebbe avere spiacevoli problemi di sostenibilità, se dovessero aumentare i rendimenti.

Dopo il consueto incontro mensile di giovedì 9 giugno, la BCE ha annunciato il primo aumento dei tassi dal 2011 nel prossimo mese e un ulteriore incremento a settembre, nel tentativo di frenare l’inflazione dell’eurozona che ha superato l’8%. Da allora però gli operatori di mercato hanno preso di mira i BTP italiani, temendo che oneri finanziari più elevati mettessero a rischio la solvibilità del Paese di fronte a un debito monstre. Il rendimento dei titoli a 10 anni è schizzato a oltre il 4%, riportando alla mente i giorni drammatici del 2011 quando scoppiò la crisi dei debiti sovrani e il rendimento dei BTP decennali arrivò al 7%.

A quel punto si è acceso l’allarme della BCE, che ormai nella sua politica monetaria ha di fatto come obiettivo anche quello che l’indebitamento degli Stati membri dell’UE non vada fuori controllo. L’istituto guidato da Christine Lagarde ha quindi rilasciato una dichiarazione al termine della riunione di mercoledì mattina del 15 giugno, precisando che: in primis sarà flessibile nel modo in cui verranno reinvestiti i fondi dai rimborsi dei titoli in scadenza dei suoi programmi di acquisto; in secondo luogo accelererà sulla predisposizione di nuovi strumenti anti-frammentazione, per evitare che gli spread si allarghino nei Paesi più a rischio.

 

BCE: tornano gli scontri con i Paesi del Nord Europa?

La mossa di Christine Lagarde è andata di traverso al Ministro delle Finanze tedesco Christian Lindner che, in una riunione con i suoi colleghi a Lussemburgo nella giornata di ieri, in cui era presente il Governatore della BCE, ha contestato a quest’ultimo quanto affermato sul rischio di frammentazione del mercato dei titoli di Stato dell’eurozona. Lindner si è detto tranquillo in merito alle recenti variazioni degli spread tra i rendimenti obbligazionari nell’area euro perché questa è “stabile e robusta”; quindi, ha asserito che parlare di frammentazione potrebbe minare la fiducia del mercato. In definitiva, “la BCE rischia di alimentare i nervi del mercato”, sostiene il Ministro tedesco. Inoltre, Lindler precisa che il compito dei Ministri delle Finanze è quello di dimostrare che i bilanci degli Stati membri siano sostenibili, lasciando alle spalle la politica fiscale espansiva che si è attuata durante la pandemia e concentrandosi sul fenomeno inflazionistico.

Ad appoggiare le rimostranze di Lindner, il Ministro delle Finanze olandese Sigrid Kaag, che ha affermato come sia importante infondere fiducia e calma evitando di esprimersi in maniera prematura quando si sta monitorando quanto succede nei mercati. Il Presidente dell’Eurogruppo, Paschal Donohoe ha riferito che i recenti movimenti nei mercati finanziari siano stati una risposta alla decisione comprensibile della BCE di avviare la normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, ha puntualizzato come i Ministri convengano unanimemente che l’Europa sia robusta e resiliente al cambiamento delle condizioni di mercato.

Christine Lagarde comunque ha difeso la sua posizione durante l’incontro, ribadendo ai Ministri che il rischio di frammentazione sia una seria minaccia per la stabilità dei prezzi e dubitare dell’impegno al riguardo della Banca Centrale sarebbe un grave errore. La speranza è che non torni il tira e molla di fronte a questioni del genere tra la BCE e i Governi europei più intransigenti che si è vissuto prima che la pandemia smuovesse le coscienze di tutti.

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