Stellantis rilancia in Italia: 5 miliardi entro il 2030 e nessuna chiusura di stabilimenti

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

A due giorni dall’audizione dell’amministratore delegato Antonio Filosa in Parlamento, Stellantis ha convocato i sindacati a Roma per presentare nel dettaglio il ruolo dell’Italia all’interno del piano industriale globale FaSTLAne 2030, annunciato a Detroit a fine maggio. A condurre l’incontro è stato Emanuele Cappellano, responsabile Europa del gruppo, che ha tracciato un quadro articolato: cinque miliardi di euro destinati alla ricerca e allo sviluppo nel quinquennio 2026-2030, nessuna chiusura di stabilimenti e una missione produttiva definita per ciascun sito.

Dall’elettrico accessibile di Pomigliano al lusso di Modena, passando per i veicoli commerciali di Atessa, l’Italia viene riposizionata come hub strategico all’interno di un piano che mobilita oltre 60 miliardi a livello globale.

 

In questo articolo:

 

  • Stellantis, un piano da 60 miliardi e il ruolo chiave dell’Italia
  • Da Pomigliano a Modena, la nuova mappa italiana
  • Stellantis punta su ricerca e talenti

 

Stellantis, un piano da 60 miliardi e il ruolo chiave dell’Italia

Il piano quinquennale FaSTLAne 2030, presentato a fine maggio, si articola su un totale di oltre 60 miliardi di euro di investimenti globali, con una ripartizione che destina circa il 60% a brand e prodotti e il restante 40% a piattaforme condivise e nuove tecnologie. L’obiettivo dichiarato è razionalizzare le architetture di prodotto, aumentarne la scalabilità e ampliare l’offerta di mobilità per segmento geografico. “Il nostro piano strategico quinquennale FaSTLAne 2030 nasce con un obiettivo molto chiaro: guidare Stellantis verso una crescita sostenibile e redditizia”, ha dichiarato Cappellano.

All’Europa è assegnato circa il 40% degli investimenti complessivi, con un target di crescita dei ricavi del 15% entro il 2030, da raggiungere attraverso il rafforzamento dei marchi, l’ampliamento della gamma, il miglioramento della competitività di costo e un maggiore utilizzo della capacità produttiva installata, in un contesto di espansione della copertura di mercato del 25%. In questo perimetro, l’Italia occupa una posizione di rilievo. “In questo quadro, l’Italia gioca un ruolo centrale. I segnali sono già incoraggianti: domanda in crescita, aumento della quota di mercato, produzione in aumento e riduzione degli ammortizzatori sociali in diversi stabilimenti. Prevediamo nuovi modelli, investimenti per l’innovazione, il coinvolgimento di tutti i brand italiani e, elemento fondamentale, nessuna chiusura di stabilimenti”, ha sottolineato il responsabile Europa.

 

Da Pomigliano a Modena, la nuova mappa italiana

Prendendo le mosse dalla visione strategica complessiva, Cappellano ha illustrato ai sindacati la declinazione operativa sito per sito. Ogni stabilimento riceve una missione industriale specifica: “dall’elettrico accessibile a Pomigliano, ai veicoli commerciali ad Atessa, all’innovazione industriale di Mirafiori, fino allo sviluppo del premium e del lusso tra Modena, Melfi e Cassino”, ha precisato il manager.

A Pomigliano sono confermati investimenti sull’elettrico di massa: almeno due nuovi modelli entreranno in produzione dal 2028, uno dei quali a marchio Fiat, con un prezzo di listino inferiore ai 15.000 euro. La Pandina proseguirà fino al 2030, mentre l’Alfa Romeo Tonale rimarrà in produzione fino a fine 2027. Mirafiori consolida la Fiat 500 nelle versioni elettrica e ibrida e ospiterà lo sviluppo della futura 500, con un nuovo investimento nel settore batterie atteso entro il 2027. I volumi produttivi del primo trimestre 2026 hanno già eguagliato quelli dell’intero 2025.

A Melfi sono confermati i quattro modelli già assegnati, ai quali si aggiungerà entro il 2028 un nuovo C-SUV Alfa Romeo, rafforzando il posizionamento del sito nel segmento premium. Modena prosegue con Maserati GranTurismo e GranCabrio Folgore, con prospettive legate allo sviluppo di una futura supercar del Tridente. Atessa rimane il riferimento per i veicoli commerciali leggeri, con gli investimenti sugli e-van confermati; il gruppo mantiene una posizione di attesa sull’adeguamento normativo del comparto LCV, la cui regolamentazione attuale penalizza le produzioni. Su Termoli, Stellantis ribadisce la necessità di ulteriori assegnazioni produttive, sia per l’eDCT sia per le motorizzazioni Euro 7 su GSE, subordinando l’ipotesi produzione batterie a una crescita della domanda europea e a una riduzione dei costi energetici.

Proprio su Termoli e Cassino si concentrano le riserve delle organizzazioni sindacali. Nella nota diffusa al termine dell’incontro, FIM CISL Nazionale ha precisato che per lo stabilimento ciociaro “l’unica novità è rappresentata dall’assegnazione della nuova Grecale entro il 2027”, un elemento definito certamente importante, “ma non sufficiente né per garantire le prospettive di lungo periodo né per affrontare le criticità del breve termine oggi veramente drammatiche”.

 

Stellantis punta su ricerca e talenti

A sostenere l’intera architettura industriale vi sono gli investimenti in ricerca e sviluppo, quantificati in cinque miliardi di euro per il periodo 2026-2030 e destinati a tecnologie legate alle nuove piattaforme, intelligenza artificiale e motorizzazioni. Sul fronte del capitale umano, nel 2025 sono stati assunti 140 ingegneri, con numeri analoghi previsti per il 2027. Cappellano ha inquadrato il piano come la naturale prosecuzione e il rafforzamento del Piano Italia già presentato al governo alla fine del 2024, prima dell’insediamento di Filosa alla guida del gruppo.

“Il nuovo piano strategico rappresenta un’evoluzione naturale e ancora più ambiziosa del percorso già intrapreso con il Piano Italia, confermando e rafforzando tutti gli impegni che abbiamo assunto. Dimostra con concretezza come Stellantis coniuga radici locali e dimensioni globali”, ha affermato il responsabile Europa, specificando che gli impegni assunti in quella sede sono stati rispettati e in diversi casi superati. Il tono scelto per sintetizzare la posizione del gruppo verso i lavoratori è stato esplicito: “I nostri impegni sull’Italia sono concreti, strutturali e orientati al lungo periodo: innovazione, occupazione e valorizzazione delle competenze sono i pilastri su cui stiamo costruendo una nuova fase di crescita”.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari