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Tassi di interesse BCE: tagli da giugno 2024 a settembre 2025

Nell'immagine la presidente della BCE Christine Lagarde nel corso di una conferenza stampa

La BCE taglierà i tassi di interesse di 25 punti base nella riunione del prossimo 19 giugno. Ormai lo hanno accettato anche i falchi più falchi di Francoforte, come la coppia di esponenti tedeschi Isabel Schnabel e Joachim Nagel (il presidente della Bundesbank) o come il numero uno della Banca centrale olandese Klaas Knot. La battaglia tra falchi è colombe si è così spostata sulla riunione successiva, quella del mese di luglio.

Anche in questo caso, tuttavia, si registra una convergenza tra i due schieramenti e a cedere il passo saranno con tutta probabilità le colombe che, come fanno notare gli analisti di Nomura in un recente report, sono diventate un po’ meno colombe. E poi? Cosa devono aspettarsi i mercati per il prosieguo della manovra di riduzione dei tassi di interesse?

 

Tassi di interesse, un anno di tagli a singhiozzo

La BCE continuerà a guardare ai dati macroeconomici per prendere le decisioni di politica monetaria nella restante parte dell’anno in corso e nel 2025. L’obiettivo finale saranno sei tagli dei tassi di interesse dai livelli attuali:

 

  •  Il tasso di riferimento al 4%;
  • Il tasso sui depositi delle aziende di credito al 4,5%;
  • Il tasso di emergenza al 4,75%.

 

I tagli verranno spalmati lungo quindici mesi, a intervalli irregolari, in funzione delle valutazioni che di volta in volta verranno fatte dai membri del Consiglio direttivo della Banca centrale. Gli analisti di Nomura hanno individuato i mesi più probabili per tagliare i tassi di interesse (dello 0,25% ogni volta):

 

  1. Giugno 2024;
  2. Settembre 2024;
  3. Dicembre 2024;
  4. Marzo 2025;
  5. Giugno 2025;
  6. Settembre 2025.

 

“Riteniamo che la BCE taglierà fino alla parte superiore dell’intervallo di neutralità” hanno scritto gli analisti nel report. I recenti dati economici hanno evidenziato un’attività economica più sostenuta, una domanda resiliente, un mercato del lavoro solido, una crescita salariale più forte del previsto e una dinamica inflazionistica nel settore servizi ancora persistente. Ciò basta e avanza, secondo gli esperti, per aspettarsi una BCE più graduale rispetto a quanto ci si aspettasse a inizio anno nel taglio dei tassi di interesse.

 

Le dichiarazioni di colombe e falchi della BCE

Le dichiarazioni più recenti dei falchi e delle colombe della Banca centrale europea sui tassi di interesse hanno registrato un riposizionamento delle seconde. Per esempio gli analisti di Nomura citano Stournaras che è passato dal sostenere quattro tagli a tre, Centeno che ha chiesto di spalmare i tassi su un periodo più lungo, Simkus che ha fatto lo stesso discorso di Stournaras o infine Villeroy, secondo il quale il livello neutrale potrebbe non essere l’obiettivo nella fase attuale.

Per contro i falchi hanno aperto al taglio dei tassi in giugno ma hanno irrigidito le posizioni sulle decisioni successive. Schnabel ha sottolineato che i rischi di inflazione rimangono orientati al rialzo, affiancata in questo da Holzmann, mentre Vujcic ha invitato alla “gradualità”.

In ultimo la posizione della presidente della BCE, Christine Lagarde, che si è espressa ieri in un’intervista alla rete televisiva irlandese Rte. La Lagarde ritiene “molto probabile” un taglio dei tassi di interesse nelle prossime settimane, confermando implicitamente la data di giugno, e ha affermato che “le informazioni che riceviamo rafforzano la nostra fiducia nel raggiungimento del target di inflazione al 2% nel medio termine”.

 

Non solo tassi, che fine farà il bilancio della BCE

Di Quantitative tightening non si sente più parlare spesso. L’attenzione di analisti e investitori negli ultimi mesi è stata rivolta soprattutto alla manovra dei tassi di interesse. Tuttavia la riduzione del bilancio della Banca centrale ha un effetto restrittivo sull’economia e un impatto sulle quotazioni dei titoli di Stato.

Simon Freycenet di Goldman Sachs ritiene probabile che il grado di sostegno della BCE su questo fronte sia destinato a diminuire nel lungo periodo. “Con il graduale rimborso delle obbligazioni nei portafogli legacy e con la BCE probabilmente destinata a fornire la maggior parte della liquidità attraverso operazioni di rifinanziamento, ci aspettiamo che il QT continui in background per il futuro prevedibile e che nuovi acquisti da parte della BCE siano distanti nel tempo” ha scritto l’analista del gruppo bancario USA in un report.

In effetti la BCE ha parlato di acquisti di asset strutturali nella sua ultima revisione del quadro operativo, precedendone tuttavia l’avvio in una fase successiva. Per il momento la Banca centrale rimarrà impegnata nella riduzione del portafoglio di partecipazioni obbligazionarie ereditate dall’emergenza (APP e PEPP). Freycenet ritiene che solo nel 2028 la quota di bond nel portafoglio della Banca centrale tornerà ai livelli pre-Covid, mentre bisognerà aspettare il 2030 per scendere al di sotto dei 2.000 miliardi di euro. “In altre parole – conclude l’analista di Goldman Sachs – il punto in cui il bilancio della BCE crescerà nuovamente in modo duraturo sembra distante”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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