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Tassi Fed alti più a lungo? Ecco 3 impatti su economia e mercati

Tassi Fed alti più a lungo? Ecco 3 impatti su economia e mercati

I mercati finanziari hanno cominciato a metabolizzare il fatto che i tassi Fed rimarranno alti più a lungo di quanto si immaginasse. Ciò che ha scatenato il sell-off sulle azioni e sui Treasury dopo la riunione della scorsa settimana della Federal Reserve non è tanto il fatto che la Banca centrale alzerà ancora il costo del denaro di un quarto di punto – cosa peraltro in gran parte scontata – quanto la convinzione che bisognerà aspettare più del previsto prima di vedere dei tagli. Per diverso tempo i mercati hanno tenuto poco in considerazione gli avvertimenti lanciati dai funzionari della Fed. Stavolta sembra che gli abbiano dato maggiore peso come mostra la reazione degli investitori alle parole dei banchieri centrali.

 

Tassi Fed: ecco cosa significa una permanenza a livelli alti

Gli analisti si chiedono quali potrebbero essere gli effetti ad ampio raggio di tassi Fed alti più a lungo. Sono tre i possibili grandi impatti sull’economia e sui mercati:

 

  • Il primo riguarda il settore immobiliare, uno di quelli che soffrono di più quando i tassi di interesse salgono. Come riportato negli ultimi dati settimanali pubblicati dalla Mortagage Bankers Association i tassi ipotecari sono saliti ai massimi degli ultimi 23 anni, mentre la domanda di mutui per l’acquisto di una casa è scesa ai minimi degli ultimi 27 anni. Questo è estremamente pericoloso per il sistema immobiliare, perché le aziende vendono meno e i costruttori hanno un accesso più difficoltoso ai finanziamenti dovendo pagare oneri più elevati. Ma può essere un grosso rischio anche per il sistema bancario che risulta esposto nei confronti delle società immobiliari.
  • Un secondo impatto concerne proprio le banche. Gli istituti di credito hanno gioito finora perché tassi più elevati hanno fatto crescere il loro margine da interessi. Tuttavia a lungo andare si possono trovare ad affrontare diverse problematiche. Intanto i risparmiatori a caccia di rendimenti tendono a togliere denaro dai depositi per trasferirlo in altre forme di investimento più remunerative e altrettanto sicure come i titoli di Stato e i fondi monetari. Ciò induce le banche, soprattutto quelle meno attrezzate, ad alzare i tassi sui depositi per essere più competitive e in questo modo viene meno la redditività netta da interessi. Oppure le banche sono costrette a introdurre prodotti finanziari con ritorni più allettanti (vedi i certificati di deposito al 6% di JP Morgan). Inoltre le banche dovranno affrontare il rischio di una diminuzione dei prestiti concessi alle famiglie e alle imprese, con ripercussioni sulla redditività di un’attività così importante. Infine dovranno vedersela anche con un calo delle attività di finanza straordinaria come fusioni e acquisizioni o IPO, il che si traduce in un calo delle commissioni incassate.
  • Il terzo impatto si riferisce al debito societario che diviene più oneroso, aggravando quei casi limite che potrebbero portare a un aumento dei default. Secondo i dati forniti da S&P il numero di fallimenti aziendali ad agosto è stato di 16, rinnovando il record mensile del 2009. “Si parla molto nel mercato di stress societario e leva nascosta, ma la situazione ancora non è esplosa. Continuiamo a pensare che i default stiano arrivando. Ci sono molte società sull’orlo del collasso e non riesco a immaginare come possano sopravvivere ora con alti tassi di interesse” ha dichiarato Markus Allenspach, responsabile della ricerca sul reddito fisso di Julius Baer.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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