Gli economisti sono convinti che la Federal Reserve (Fed) taglierà i tassi di interesse per due volte quest’anno di un quarto di punto ciascuna. Secondo un sondaggio eseguito da Bloomberg tra il 5 e il 10 settembre, la gran parte degli intervistati propende per questa visione, mentre una minoranza considerevole (oltre il 40%) ritiene che la Banca centrale metterà in campo tre sforbiciate prima della chiusura del 2025.
La prossima settimana la Fed si riunirà nel meeting di due giorni che terminerà il 17 settembre con la conferenza stampa del presidente Jerome Powell. Gli economisti prevedono l’arrivo del primo taglio. Una prospettiva ampiamente attesa dal mercato, con il FedWatch Tool del CME Group che sconta una probabilità del 92%. Riguardo il secondo taglio, gli economisti sono equamente divisi tra l’appuntamento di ottobre e quello di dicembre. In questo articolo:
- Tassi Fed: ecco le principali preoccupazioni degli economisti
- Le previsioni di BofA e Morgan Stanley
Tassi Fed: ecco le principali preoccupazioni degli economisti
La convinzione sull’inizio del ciclo accomodante della Fed si basa soprattutto sulle preoccupazioni legate al mercato del lavoro. Le indicazioni della scorsa settimana sono allarmanti e paventano un rallentamento dell’economia statunitense. Era da tempo che in un mese gli Stati Uniti non assumevano così poco (solo 22 mila nuove buste paga ad agosto), mentre un tasso di disoccupazione del 4,3% mancava dal 2021, quando ancora il mondo non si era liberato dalla pandemia. “L’equilibrio dei rischi che circondano il doppio mandato della Fed di stabilità dei prezzi e massima occupazione sta oscillando verso una situazione in cui il mercato del lavoro è la preoccupazione maggiore”, ha scritto James Knightley, capo economista internazionale di Ing.
A luglio, il Fomc (Federal Open Market Committe) aveva affermato che il mercato del lavoro americano era ancora solido, ma questa visione oggi non è più valida. Lo stesso Powell, in occasione del suo discorso al simposio di Jackson Hole il mese scorso, ha detto che “un equilibrio mutevole dei rischi potrebbe giustificare l’intervento della Banca centrale per prevenire l’aumento della disoccupazione”.
Un’altra fonte di preoccupazione per gli economisti si riferisce all’indipendenza della Fed, specialmente dopo il tentativo del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di licenziare la governatrice Lisa Cook. Il 71% degli intervistati ha dichiarato di essere “abbastanza o estremamente” preoccupato che le decisioni di politica monetaria del prossimo anno – quando scadrà il mandato di Powell – saranno influenzate dalla politica. In tale contesto, oltre la metà degli economisti ha affermato che gli investitori stanno sottovalutando la minaccia politica all’indipendenza della Fed. “La pressione dell’esecutivo per allentare la politica monetaria in un periodo in cui le pressioni inflazionistiche si stanno accumulando potrebbe scatenare pericolosamente uno scenario di stagflazione”, ha scritto Tom Fullerton, professore di economia all’Università del Texas a El Paso.
Le previsioni di BofA e Morgan Stanley
Diversamente dagli economisti, gli investitori si stanno orientando maggiormente verso tre tagli dei tassi quest’anno, come risulta dalle contrattazioni dei derivati sui Fed Funds. Oggi anche Morgan Stanley si è unita al coro aspettandosi che la Fed abbassi i tassi di interesse in tutte e tre le sue riunioni rimaste quest’anno. In precedenza la banca aveva previsto due tagli di un quarto di punto ciascuno a settembre e dicembre. Secondo Michael Hartnett, capo strategist degli investimenti di Bank of America, “la Fed è in realtà dietro la curva e sta tagliando un’ulteriore decelerazione economica”.









