I titoli di Stato francesi sono stabili oggi nei mercati obbligazionari, con i rendimenti in leggera salita dopo che il primo ministro Sébastien Lecornu è sopravvissuto a due voti di sfiducia dell’Assemblée National. La situazione politica in Francia rimane precaria e ulteriori tensioni sulla legge di bilancio rischiano di riportare il caos, mettendo sotto pressione le obbligazioni nazionali. Nel frattempo incombe il giudizio delle agenzie di rating. In questo articolo:
- Francia: Lecornu si salva, ma quanto durerà?
- Titoli di Stato francesi: cosa faranno le agenzie di rating?
- Titoli di Stato francesi: gli hedge fund costretti a vendere con downgrade
Francia: Lecornu si salva, ma quanto durerà?
Con l’astensione dei socialisti francesi e dei parlamentari di centro-destra, il primo ministro Sébastien Lecornu è scampato al pericolo di una nuova decapitazione politica. Dopo le dimissioni burrascose e rapide di poche settimane fa, da parte del 39enne capo di governo, la Francia è piombata in un limbo tra il rischio di elezioni anticipate e un nuovo esecutivo traballante. Alla fine il presidente della Repubblica Emmauel Macron ha optato per ridare fiducia Sebastian Lecornu, nutrendo la speranza di trovare un compromesso con i partiti politici di opposizione. Alla fine il compromesso è stato raggiunto su uno dei punti chiave del programma politico di Macron: la riforma delle pensioni.
In parte è stata bloccata la legge per innalzare l’età pensionabile. Una mossa che ha permesso una tregua in attesa di capire se ci siano le condizioni per andare avanti o se la Francia sia destinata a un nuovo rovesciamento alla guida di governo. Lecornu per ora è salvo, ma resta in bilico con appena 18 voti di maggioranza per governare. Le differenze tra le varie fazioni politiche rischiano comunque di esplodere durante la discussione in aula della legge di bilancio, un’incertezza poco gradita ai mercati.
Titoli di Stato francesi: cosa faranno le agenzie di rating?
La situazione politica della Francia è legata a doppio filo al giudizio, nelle prossime settimane, delle agenzie di rating sul debito transalpino. Moody’s si pronuncerà il 24 ottobre, mentre S&P Global farà le sue valutazioni il 28 novembre. Fitch ha già tagliato il rating il mese scorso e il timore degli investitori è che le altre due agenzie possano fare lo stesso. Quanto accaduto in Parlamento oggi non va a favore della Francia.
In sostanza, se congelare la riforma delle pensioni permette forse una temporanea stabilità di governo, allo stesso tempo rappresenta un arresto preoccupante sul consolidamento fiscale richiesto dalle agenzie e dai mercati. Lo scorso anno Moody’s aveva avvertito che “un’inversione della riforma pensionistica potrebbe essere negativa per il credito”. Anche S&P tiene il fiato sul collo di Parigi, dal momento che il suo ultimo giudizio espresso evidenzia un outlook negativo sulla nazione.
Secondo un sondaggio realizzato la scorsa settimana da Société Générale sui suoi clienti, l’80% di prevede un downgrade da parte di almeno una delle due società di rating. Questo significa che il mercato dei titoli obbligazionari rischia di andare sotto pressione. Attualmente il rendimento degli Oat a 10 anni è simile a quello dei Btp italiani della stessa scadenza, ma c’è da dire che il rating della Francia è più alto di quello dell’Italia. Quindi, almeno in parte un declassamento del debito francese è incorporato nei prezzi. Ciò non toglie che potrebbero subire ancora qualche scossone forte.
“Il premio di rendimento richiesto dagli investitori per detenere il debito francese potrebbe aumentare ulteriormente se il rating medio del credito sovrano scendesse”, ha detto Claudia Panseri, direttrice degli investimenti per la Francia di Ubs Global Wealth Management. Della stessa opinione è Tullia Bucco, economista di Unicredit, secondo cui “se la Francia dovesse subire ulteriori declassamenti del rating, ciò porterebbe a una minore domanda di Oat da parte delle Banche centrali estere”.
Titoli di Stato francesi: gli hedge fund costretti a vendere con downgrade
Un problema grosso per il mercato obbligazionario francese è che se il Paese perdesse il suo status di doppia A rimarrebbe comunque saldamento in territorio investment grade, ma alcuni fondi obbligazionari importanti sarebbero costretti a vendere. Questo perché devono rispettare criteri interni rigorosi che impongono loro di detenere titoli con un punteggio di rating almeno pari alla doppia A. I prodotti di BlackRock, Vanguard e VanEck, ad esempio. La posta in gioco è molto alta, perché la Francia è il più grande emittente di debito pubblico in Europa, con quasi 3.000 miliardi di euro di titoli in circolazione (dati Bloomberg).
Questa settimana, gli Oat hanno intrapreso un mini-rally che ha fatto scendere i rendimenti, ma gli investitori si chiedono se con un rischio di deflussi di capitale così importante il momento positivo possa durare. Giusto per dare qualche numero. Vanguard – secondo asset manager del mondo – gestisce un fondo passivo di 675 milioni di euro che si rivolge alle obbligazioni europee con rating superiore ad AA-. A fine settembre, il 37% del fondo era investito sui titoli di Stato francesi. Stesso discorso per l’ETF iShares Global AAA-AA Govt Bond di BlackRock, che ha un limite di allocazione a qualsiasi emittente AA ed è rappresentato per il 10% da investimenti sulla Francia. Un ETF di VanEck che offre esposizione a titoli a breve scadenza con rating elevato ha un’allocazione del 30% in Francia. “Siamo consapevoli degli sviluppi attuali e continuiamo a monitorare attentamente la situazione”, ha dichiarato Moritz Henkel, product manager di VanEck. “Siamo in contatto con il fornitore dell’indice per rimanere informati e stiamo esaminando i potenziali sviluppi del mercato in merito a tempistiche e liquidità”.









