Il mercato dei titoli di Stato giapponesi è in subbuglio. Il rendimento dei bond a 40 anni ha superato la soglia del 4%, un record assoluto per qualsiasi scadenza. Una tendenza che preoccupa il governo, che si ritroverà a pagare tassi più alti sulle nuove emissioni, e mette in allerta gli investitori.
In questo articolo:
- Titoli di Stato giapponesi: i motivi del sell-off
- Quanto è preoccupante la situazione del Giappone?
Titoli di Stato giapponesi: i motivi del sell-off
Il mercato obbligazionario giapponese vale circa 7.500 miliardi di dollari ed è stato per decenni considerato uno dei più stabili al mondo. Di recente, però, la domanda è stata debole per diversi motivi, facendo scendere i prezzi dei bond e salire, per effetto inverso, i rendimenti.
Negli ultimi giorni le tensioni sono aumentate con le dichiarazioni della premier giapponese Sanae Takaichi sullo scioglimento del Parlamento per indire nuove elezioni l’8 febbraio. La leader del Partito liberal-democratico chiede al Paese un mandato per effettuare un “importante cambiamento politico”, forte di sondaggi favorevoli. Da quando Takaichi è diventata prima ministra, i rendimenti obbligazionari giapponesi sono aumentati sulla scia di un piano di spesa fiscale da 135 miliardi di dollari presentato a novembre.
Ieri, il capo del governo ha confermato l’obiettivo di sospendere per due anni l’imposta sulle vendite di alimentari all’8%. Takaichi non ha chiarito come intenda finanziare il taglio delle tasse, che secondo il Ministero delle Finanze costerebbe circa 5.000 miliardi di yen all’anno. Un buon risultato elettorale potrebbe inoltre incoraggiarla a varare ulteriori misure di stimolo. Gli investitori sono in ansia perché l’espansione fiscale del governo rischia di far salire ulteriormente il già enorme debito pubblico giapponese. “Il debito è pari al 200% del Pil e il governo sta cercando di espandere la spesa fiscale”, ha dichiarato Yuxuan Tang, responsabile della strategia macro asiatica presso JPMorgan Private Bank. “Questo aumenterà il premio che gli investitori devono richiedere per detenere la parte lunga dei JGB (Japanese Government Bond, n.d.r.)”.
Un’altra ragione del sell-off sui titoli di Stato del Sol Levante è la riduzione degli acquisti da parte della Bank of Japan. La mossa rientra nella politica monetaria restrittiva dell’istituto centrale, che mira a contrastare l’inflazione e la debolezza dello yen. I tassi di interesse sono allo 0,75%, ancora ben al di sotto della crescita dei prezzi al consumo. Di conseguenza, il mercato sconta ulteriori strette sul costo del denaro da parte della BoJ, un fattore che continua a esercitare pressione sul comparto obbligazionario.
Gli investitori sono rimasti delusi anche dall’ultima asta di bond a 20 anni, che ha registrato una domanda relativamente debole. Il rapporto offerta-copertura si è attestato a 3,19, peggiore rispetto alla media degli ultimi 12 mesi. Il parziale ritiro della BoJ, che segna l’inversione di una strategia di lungo periodo orientata a stimolare l’economia, ha avuto un impatto rilevante. Per evitare di destabilizzare il mercato, la Banca centrale ha annunciato che rallenterà il ritmo del proprio ritiro: da aprile gli acquisti mensili saranno ridotti di 200 miliardi di yen a trimestre, rispetto agli attuali 400 miliardi. Il governatore Kazuo Ueda ha inoltre avvertito che l’istituto sarà pronto ad aumentare gli acquisti qualora fosse necessario per stabilizzare il mercato.
Quanto è preoccupante la situazione del Giappone?
L’intensa ondata di vendite delle ultime settimane ha spinto la ministra delle Finanze, Satsuki Katayama, a lanciare un messaggio di “calma” ai mercati. Tuttavia, gli investitori stranieri potrebbero non raccogliere l’appello, con effetti significativi sulla volatilità, considerato il loro peso crescente. Secondo i dati della Japan Securities Dealers Association, gli operatori esteri rappresentano oggi circa il 65% delle transazioni mensili in contanti sui titoli giapponesi, contro appena il 12% nel 2009.
Ales Koutny, responsabile dei tassi internazionali presso i fondi attivi di Vanguard, è tra coloro che hanno ridotto l’esposizione ai titoli giapponesi a lunga scadenza, e lo ha fatto prima che Takaichi annunciasse le elezioni anticipate. “È stata una tempesta perfetta per i JGB di lunga durata”, ha detto Koutny. “Ci sono limiti a quanta spesa fiscale non finanziata un Paese può sostenere”. Secondo Vincent Chung, gestore di portafogli obbligazionari di T. Rowe Price, “si sta iniziando a vedere un’azione dei prezzi piuttosto disallineata. Sulla parte lunga della curva non c’è alcun acquirente strategico”.
C’è però anche chi considera il calo dei prezzi dei bond un’occasione di acquisto. Sumitomo Mitsui Financial Group si è detta pronta ad aumentare il proprio portafoglio obbligazionario fino al raddoppio degli attuali 10.600 miliardi di yen (67 miliardi di dollari). “Ho sempre amato gli investimenti in obbligazioni estere, ma ora non più: preferisco i JGB”, ha dichiarato Arihiro Nagata, responsabile dei mercati globali della banca giapponese.









