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Titoli di Stato italiani: Visco, nessun pericolo di intervento BCE

Titoli di Stato italiani: Visco, nessun pericolo di intervento BCE

Lo spread tra i titoli di Stato italiani a 10 anni e gli equivalenti Bund tedeschi ha superato la soglia psicologica di 200 punti base, mettendo in allerta la Banca centrale europea. Francoforte sta osservando da vicino le dinamiche sul mercato obbligazionario italiano per evitare che attacchi sul debito del Belpaese possano destabilizzare il sistema finanziario dell’euro. Da quando l’Italia ha pubblicato la Nota di aggiornamento al DEF in cui rivelava un deficit per quest’anno e il prossimo più alto di quanto annunciato ad aprile, il rendimento dei BTP decennali ha cominciato a salire riflettendo le preoccupazioni del mercato per la sostenibilità del debito. Attualmente, il debito rispetto al PIL è del 140% e non è prevista una diminuzione fino al 2026.

Nei giorni scorsi si è parlato del fatto che la BCE potrebbe intervenire se la situazione dovesse volgere al peggio, mentre qualcuno come l’agenzia Scope Ratings ha ventilato l’ipotesi che i titoli di Stato italiani possano non rientrare nell’ambito dello scudo anti-spread della BCE con il peggioramento dei conti pubblici. Intanto sull’Italia pesa un grosso fardello, quello di Moody’s che da tempo agita l’ascia del downgrade sul debito italiano. Al momento l’agenzia americana ha un rating Baa3 con outlook negativo sull’Italia, appena di una tacca sopra il livello “junk”. Un ulteriore declassamento renderebbe le obbligazioni italiane a “spazzatura”, con implicazioni negative sia in rapporto ai mercati che alla BCE.

 

Titoli di Stato italiani: per Visco nessun allarme

A tentare di fornire rassicurazioni sui titoli di Stato italiani è stato Ignazio Visco, attuale governatore della Banca d’Italia, che in un’intervista ha precisato che “non ci sono segnali perché venga richiesto un intervento della BCE”. Il capo di Via Nazionale ha richiamato però alla prudenza fiscale. “Non c’è nulla che possiamo fare davvero per aumentare il nostro spazio fiscale se non una migliore composizione delle spese. Possiamo crescere di più, e questo è il motivo per cui penso che i mercati siano preoccupati, ossia la capacità dell’economia italiana di crescere”. Visco sembra più preoccupato per la situazione geopolitica, che si è aggravata dopo “gli attacchi a Israele da parte dei militanti di Hamas”.

Recentemente il presidente di Bankitalia, che terminerà il suo mandato alla fine di ottobre dopo 12 anni, ha avvertito di possibili vendite dei BTP italiani se nella legge finanziaria il governo Meloni non riducesse il deficit rispetto alla Nadef. Tuttavia, ha escluso la riproposizione di quanto accadde nel 2011 con la crisi del debito sovrano in Europa.

Alle considerazioni di Visco si sono unite quelle dell’ex-ministro delle finanze Pier Carlo Padoan, che ritiene che l’Italia possa reagire con molta forza alla situazione attuale. “In realtà sta reagendo più di quanto i mercati sembrino capire in termini di crescita potenziale futura” ha affermato. “Gli investimenti e le riforme sono la strada per la crescita e l’Italia ha questa opportunità grazie all’uso dei fondi Next Generation EU. Si tratta di mostrare ai mercati che lo sforzo si traduce in risultati”.

Intanto il governatore delle Banca centrale lituana Gediminas Simkus predica cautela nei bilanci pubblici. “Quello che è successo con l’aumento degli spread per le obbligazioni italiane, per me è una chiara indicazione di prudenza in tutte le politiche che implementiamo, compresa quella fiscale. Vedo questo salto negli spread più come un riflesso del progetto di legge di bilancio e dei nuovi numeri che sono stati resi noti. Dal nostro punto di vista della politica monetaria, questo è un fattore che dovremmo prendere in considerazione quando prendiamo decisioni. Ma non vedo un rischio dal punto di vista della frammentazione per il debito dell’area euro” ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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