Titoli di Stato USA: da beni rifugio ad asset rischiosi, ecco perché

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

I titoli di Stato americani non sono più un bene rifugio, ma si sono tramutati in asset di rischio. Quando, lo scorso 2 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato dazi per tutti i Paesi, gli investitori si sono affollati ad acquistare Treasury in preda al panico. Di conseguenza, i rendimenti del decennale sono scivolati sotto quota 4% per la prima volta da ottobre 2024. Nelle ultime giornate però, il mercato ha venduto le obbligazioni statunitensi, generando un’impennata dei rendimenti. Oggi i Treasury decennali rendono circa il 4,45% e lanciano ancora segnali di salita. Gli operatori vedono lo spettro di quanto accadde nel 2022, quando l’avvio del ciclo di aumenti dei tassi di interesse della Federal Reserve innescò un movimento sincronizzato al ribasso dei prezzi sia delle azioni che delle obbligazioni.

 

Titoli di Stato USA: perché gli investitori vendono

Perché il mercato sta scaricando i titoli di Stato americani? O meglio, perché i Treasury hanno perso il tradizionale ruolo di asset rifugio? Per anni il Tesoro ha gonfiato il carico di debito per finanziare la spesa pubblica, al punto che oggi l’indebitamento degli Stati Uniti si aggira intorno ai 35 mila miliardi di dollari. Secondo le stime ufficiali, circa il 77% del debito è nelle mani degli statunitensi, ma il problema dell’esposizione all’estero esiste in un contesto in cui il clima è tutt’altro che sereno. A giudizio di Torsten Slok, capo economista di Apollo Global Management, “se gli investitori stranieri decidessero di continuare a ritirarsi dagli asset statunitensi, il danno potrebbe essere notevole” dal momento che “detengono circa 7.000 miliardi di dollari in titoli del Tesoro”.

La politica commerciale aggressiva dell’amministrazione Trump non piace agli investitori. I Treasury svolgono una funzione delicata, sia perché sono utilizzati come benchmark per azioni e obbligazioni, sia perché fungono da garanzia ai prestiti per svariate migliaia di miliardi di dollari ogni giorno. Una perdita di fiducia non è ammessa. Gli investitori temono che una recessione faccia smarrire la fiducia nell’economia americana, che andrebbe inevitabilmente a riflettersi sul valore dei bond: “I Treasury non si stanno comportando come un bene rifugio”, ha detto Padhraic Garvey, strategist dei tassi di ING. “Se dovessimo scivolare in recessione, il percorso dei rendimenti dovrebbe essere al ribasso ma adesso gli investitori considerano i titoli di Stato USA come un asset rischioso”.

Ciò che spaventa gli operatori di mercato in questo momento è anche che l’aumento dei rendimenti faccia ulteriormente aumentare la mole enorme del debito americano, alimentando un pericoloso circolo vizioso. In pratica, la salita del debito per interessi fa crescere la quantità di titoli di Stato emessi a copertura. In questo modo, sul mercato si determina un eccesso di offerta, con ulteriore incremento dei rendimenti. In una situazione simile la Fed avrebbe delle difficoltà a correre in soccorso, in quanto dovrebbe affrontare contemporaneamente un altro problema causato dai dazi: l’inflazione. In altre parole, non potrebbe ampliare più di tanto la quantità di moneta in circolazione per evitare di accelerare il carovita.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari