Titoli di Stato USA: ecco perché rendimenti possono crollare dell'1,5% - Borsa&Finanza

Titoli di Stato USA: ecco perché rendimenti possono crollare dell’1,5%

Titoli di Stato USA: ecco perché i rendimenti possono crollare di 150 punti base

L’ultima riunione della Federal Reserve, con la banca centrale USA che ha alzato il costo del denaro di 25 punti base portandolo ai massimi da 22 anni, ha comportato qualche turbolenza sul mercato secondario dei titoli di Stato USA a 10 anni. Oggi i rendimenti sono saliti e i bond decennali rendono circa il 3,9%. Siamo lontani di circa mezzo punto percentuale dal picco raggiunto a ottobre 2023, quando si era nel pieno del ciclo di rialzi dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale e il mercato doveva scontare ancora un raffreddamento dell’inflazione. Tuttavia, il messaggio che gli investitori hanno ricevuto ieri dalla Fed è che la serie di strette sul costo del denaro potrebbe non essere ancora giunta al termine e, di conseguenza, i rendimenti dei titoli di Stato USA potrebbero subire qualche impennata.

Il mercato sta cercando di capire quando l’istituto governato da Jerome Powell inizierà a tagliare i tassi d’interesse e, nonostante il rallentamento della crescita dei prezzi al consumo, sembra che se ne riparli nel 2024. Powell ha detto in conferenza stampa a margine del meeting che, perché l’obiettivo di un’inflazione al 2% sia credibile e duraturo, potrebbero essere necessari anche altri ritocchi sui tassi. Questo fa capire che, anche se quello di ieri è stato l’ultimo rialzo, i tassi rimarranno alti per un po’ di tempo, ritardando la discesa eventuale dei rendimenti dei T-Note americani.

 

Titoli di Stato USA: i rendimenti possono crollare

In questo quadro non bisogna perdere di vista forse l’elemento chiave del problema, ovvero l’arrivo di una recessione. Se l’economia americana si contrae, i ragionamenti potrebbero essere altri. Poi, c’è da vedere quanto intensa sarà un’eventuale flessione. Fatto sta che, in caso di necessità, la Fed potrebbe accelerare sul primo taglio dei tassi dal 2020.

Secondo Matthew Morgan, responsabile del reddito fisso di Jupiter Asset Management, il ciclo di rialzo dei tassi più aggressivo degli ultimi 40 anni avrà un impatto sulla crescita economica, spingendo la Fed a una svolta nella politica monetaria. Questo implica che i titoli di Stato USA a 10 anni “potrebbero scendere di 100-150 punti base a lungo termine se la recessione inizia a mordere”, ha detto. Se questa previsione dovesse avverarsi, il rendimento dei Treasury Bond precipiterebbe, nello scenario più estremo, a circa 240 punti base dai livelli attuali.

Questo renderebbe le obbligazioni molto allettanti in questo momento, perché il prezzo sarebbe destinato a salire con il crollo dei rendimenti. “I titoli di Stato rimangono alcuni dei migliori asset da possedere se la crescita globale dovesse vacillare”, ha affermato Morgan. Per vedere una discesa così imponente bisogna fare un salto nel tempo di qualche anno. Ad esempio, durante la grande crisi del 2008, i T-note a 10 anni sono scesi in termini di rendimento di 181 punti base, mentre nel 2011 crollarono di oltre 140 punti base.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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