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Titoli di Stato USA: gli hedge fund aumentano le posizioni short a livelli record

Titoli di Stato USA: gli hedge fund aumentano le posizioni short a livelli record

Gli hedge fund sono in fuga dai titoli di Stato USA. Secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission, nella settimana fino al 2 maggio i fondi a leva hanno aumentato complessivamente le posizioni short sui futures riferiti ai T-Note americani a un livello record. Ciò segna anche la settima settimana consecutiva di incremento delle vendite, la striscia negativa più lunga dal 2017.

 

Titoli di Stato USA: perché gli hedge fund stanno vendendo

Dopo un mini-rally dei Treasury Bond, favorita anche dall’intenzione emersa nell’ultima riunione della Fed di mettere in pausa il rialzo dei tassi di interesse, è nuovamente riemersa la paura sulle banche americane scosse dal salvataggio di emergenza della First Republic Bank eseguito da JP Morgan. Gli investitori sono tornati a mettersi in modalità ribassistadopo che il Bureau of Labor Statistics ha diffuso venerdì scorso i dati sull’occupazione americana. Il mercato del lavoro USA è ancora straordinariamente forte e potrebbe frenare la Fed dall’attuare un’inversione della sua politica monetaria restrittiva.

Un’altra motivazione che spiega l’allontanamento degli investitori a leva dai Treasury Bond riguarda anche l’impasse sul tetto del debito USA. All’inizio della scorsa settimana, il segretario al Tesoro Janet Yellen ha lanciato l’allarme: se entro il 1° giugno il Congresso non trova un accordo bipartisan, il Tesoro rimarrà senza un dollaro per finanziare la spesa pubblica. In realtà quest’anno i soldi sono già finiti, ma gli USA sono ricorsi a misure straordinarie per poter sostenere le spese ed evitare il default. Tali misure però non possono essere procrastinate all’infinito e quindi urge una soluzione.

Soluzione che si è allontanata ancora di più quando, a stretto giro dal messaggio di Yellen, l’incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e i capigruppo alla Camera e al Senato dei Democratici e Repubblicani si è concluso con un nulla di fatto. Alla fine del vertice, l’inquilino alla Casa Bianca ha dichiarato espressamente che non approverà alcun aumento al tetto, ribadendo di essere intenzionato a farlo solo senza condizioni. Ciò non lascia buoni presupposti per l’evoluzione della vicenda. Domani ci sarà un nuovo incontro alla Casa Bianca, per vedere se le posizioni in campo si sono sciolte.

Le spiegazioni di carattere macroeconomico e politico probabilmente forniscono un quadro d’insieme sul comportamento dei titoli di Stato USA, ma è anche probabile che vi siano ragioni tecniche determinate dalle operazioni eseguite dagli hedge fund. Le operazioni di base consistono nel fatto che gli investitori acquistano i titoli del Tesoro sul mercato spot e li rivendono su quello future, approfittando della divergenza di prezzo. Questa forma di arbitraggio prevede grandi movimenti di denaro, visto che comunque i margini risultano molto limitati. Quanto basta, però, perché ci sia un impatto anche molto forte sul mercato delle obbligazioni.

 

Il commento degli analisti

Alcuni analisti a Wall Street considerano le posizioni ribassiste degli hedge fund sui titoli di Stato USA in contrasto con quanto dovrebbe essere. Sia gli esperti di JP Morgan che quelli di Morgan Stanley ritengono che i titoli a reddito fisso siano uno degli investimenti più sicuri mentre l’economia americana si dirige verso una recessione. Dello stesso avviso risulta essere Amy Xie Patrick, gestore del Pendal Dynamic Income Trust, secondo cui “questo non è lo scenario per andare corti sull’unica asset class che fornisce carry positivo e difesa contro eventi di coda rischiosi, come una crisi più grave del settore bancario “.

Gli strateghi di Goldman Sachs invece forniscono una giustificazione al sell-off attuale dei T-Note: “Riconosciamo che ci sono alcuni rischi a breve termine – timori per le banche più piccole e un tetto del debito irrisolto – che potrebbero approfondire ulteriormente il taglio dei prezzi. Tuttavia, le scommesse sul taglio da parte della Fed sono probabilmente esagerate se viste in un contesto macroeconomico robusto”, hanno scritto in una nota.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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