Nessuno Stato americano potrà vietare le auto a benzina. L’affermazione forte è arrivata da Donald Trump durante un comizio a Saginaw, nel Michigan. “Quando sarò presidente, nessuno Stato americano sarà autorizzato a vietare le auto o i camion a gas e benzina e ve lo garantisco: non se ne parla”, ha tuonato il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali del 5 novembre. Il magante sta cercando di fare presa sull’elettorato in uno stato chiave dove hanno sede operativa i tre giganti automobilistici di Detroit: Ford, General Motors e Stellantis.
Sarebbe un duro colpo per il settore delle auto elettriche, che in questa fase sta attraversando un periodo di difficoltà. Rischierebbero di andare persi gli sforzi fatti dagli Stati Uniti per accelerare la transizione verso le zero emissioni. Finora l’amministrazione Biden ha stanziato miliardi di dollari in crediti di imposta e sovvenzioni per favorire il passaggio ai veicoli elettrici, con l’obiettivo che entro il 2030 almeno la metà dei mezzi in circolazione sia a batteria. Tuttavia il governo USA finora non ha stabilito con precisione una data per la partenza del divieto alla vendita delle auto a benzina.
Ad agosto 2022 la California ha approvato un piano per mettere fine alla vendita delle vetture inquinanti entro il 2035, fissando requisiti annuali crescenti per i veicoli a zero emissioni a cominciare dal 2026. Le nuove norme stabiliscono che il 35% delle nuove auto vendute sia plug-in o zero emissioni entro il 2026, con la quota che sale al 68% entro il 2030 e al 100% entro il 2035. Tutto questo comporterà un investimento da 210 miliardi di dollari, secondo le stime, ma un ritorno di 310 miliardi di dollari fino al 2040. Il piano è molto audace, ma le case automobilistiche ritengono che possa essere valido per la California, dove il passaggio alle auto elettriche è già ben avviato, ma non per gli altri Stati in cui le vendite dei veicoli non a combustione sono molto più indietro e le prospettive molto meno certe.
Auto: cosa significa per l’Europa la posizione di Trump
La bordata di Trump sul fronte delle auto elettriche riaccende una polemica che si trascina da diverso tempo anche sull’altra sponda dell’Atlantico. L’Europa ha approvato un provvedimento entrato in vigore nell’aprile 2023 con il quale favorisce l’immissione nel mercato di auto nuove a zero emissioni e vieta a partire dal 2035 la vendita di nuove auto endotermiche. In sostanza, da quella data solo veicoli elettrici o dotati di tecnologie in grado di azzerare l’emissione di carbonio potranno essere venduti.
Tutto questo, insieme ai provvedimenti finora presi dall’amministrazione USA, hanno come obiettivo anche quello di contrastare il dominio dell’industria cinese delle auto elettriche. Al riguardo, poco tempo fa i membri dell’Unione europea hanno votato per il mantenimento dei dazi stabiliti sui veicoli elettrici di importazione cinese. Tuttavia, le spaccature sono profonde in seno al blocco dei 27. Il provvedimento è passato con il voto favorevole di dieci Stati membri, mentre la Germania e altri quattro hanno votato contro e dodici si sono astenuti. La Commissione europea, il braccio esecutivo del blocco, può ora procedere con l’attuazione dei dazi, che dureranno per cinque anni. Che ci fosse disaccordo sulle misure di Bruxelles si sapeva già dalla vigilia. La Germania – le cui case automobilistiche hanno una grande presenza in Cina – teme ritorsioni da Pechino e avrebbe preferito una linea più morbida. Altri invece come Francia e Italia preferiscono continuare sulla strada tracciata finora per arginare l’ascesa della concorrenza cinese”
Al di là di tutto, resta vivo il dibattito sul passaggio alle auto elettriche nel 2035, in particolare considerando il costo elevato di una vettura a batteria rispetto a quella a benzina o diesel. La questione è: scenderanno i prezzo al punto che il consumatore medio possa permettersi un’auto elettrica? Per i sostenitori di un passaggio più graduale, l’approccio di Trump sulle auto è il benvenuto. Se non altro perché in qualche modo potrebbe esercitare pressione affinché Bruxelles non segua la linea della fermezza.









