Unicredit: ecco i 5 criteri che usa la BCE per dare l’ok all’acquisizione di Commerzbank

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Il mese di settembre 2024 sarà ricordato a lungo dagli operatori nel settore bancario, con il grande movimento che ha visto coinvolti due colossi del panorama internazionale europeo: UniCredit e Commerzbank. L’11 del mese il governo tedesco ha collocato una parte della sua partecipazione nell’istituto di credito con sede a Francoforte attraverso la procedura dell’accelerated bookbuilding. La quota, corrispondente al 4,5% del capitale di Commerzbank, è stata però fagocitata completamente da UniCredit, che ha rastrellato un altro 4,5% sul mercato per salire al 9%. Da quel momento si è scatenato un putiferio, con le istituzioni tedesche preoccupate per un’eventuale scalata da parte della banca guidata da Andrea Orcel. I sospetti hanno trovato riscontro poco tempo dopo nella richiesta di UniCredit alla Banca centrale europea di superare la soglia del 10% e arrivare fino al 29,9%.
Perché questi limiti? In Europa una banca che intende andare oltre una partecipazione del 10% di un’altra banca deve chiedere il consenso alla BCE per via di questioni derivanti dalla solidità degli istituti e in considerazione della stabilità del sistema finanziario dell’intero continente. La quota del 29,9% è sotto quella del 30%, raggiunta la quale per la legge tedesca è obbligatoria un’offerta pubblica di acquisto delle azioni rimanenti della partecipata. In attesa del via libera dell’Eurotower, UniCredit ha prenotato un altro 11,5% attraverso contratti derivati, per arrivare potenzialmente a circa il 21% e diventare primo azionista di Commerzbank.

UniCredit: da cosa dipende l’autorizzazione della BCE per Commerzbank

Il progetto di UniCredit, prima di arrivare alla BCE, passa per le autorità di vigilanza della Germania, ossia della Bundesbank, la Banca nazionale tedesca, e della BaFin, l’autorità di vigilanza sulla Borsa tedesca. Queste autorità svolgono una valutazione iniziale e predispongono un documento di proposta alla BCE. A quel punto, l’istituto guidato da Christine Lagarde svolge una propria valutazione e notifica a UniCredit l’esito dell’indagine entro 60 giorni, che può essere: il disco verde, la richiesta di ulteriori dati o il respingimento. Ma in base a cosa Francoforte decide di accordare o meno il consenso? I criteri seguiti sono cinque, stabiliti in armonia con la quarta direttiva UE sui requisiti patrimoniali.
Il primo attiene alla reputazione di UniCredit di rilevare la partecipazione richiesta. La reputazione si identifica nei criteri di integrità, affidabilità e professionalità. Riguardo ai primi due, la banca non deve essere coinvolta in precedenti di natura penale o in procedimenti giudiziari. Quanto alla professionalità, occorrono esperienze amministrative o dirigenziali e/o di investimento nel settore.
Il secondo fa riferimento alla reputazione ed esperienza dei soggetti designati a svolgere cariche di amministrazione e direzione di Commerzbank. Specialmente se verranno apportate modifiche al management, saranno posti sotto la lente di ingrandimento i requisiti di onorabilità e professionalità.
Il terzo criterio riguarda la solidità finanziaria di UniCredit, ossia se la banca ha gli strumenti finanziari per sostenere il progetto di acquisizione e mantenere una struttura finanziaria solida nel futuro. Inoltre, saranno valutati anche i soggetti che contribuiranno a eventuali maggiorazioni di capitale per Commerzbank. Sul terzo criterio, diversi esponenti illustri del mondo istituzionale bancario hanno manifestato apprezzamenti verso UniCredit in merito alle sue capacità finanziarie.
Il quarto si basa sull’impatto che l’operazione di fusione avrà sulla banca italiana e sulla stabilità dei requisiti patrimoniali richiesti dalle autorità di regolamentazione. Inoltre, se l’acquisizione è effettuata almeno in parte con denaro di terzi, UniCredit non dovrà trovarsi in condizioni di stress. Infine, la struttura che risulta dall’aggregazione non deve essere tale da ostacolare l’efficace azione di vigilanza della BCE.
Il quinto criterio si riferisce al rischio di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo attraverso fondi utilizzati provenienti da attività illecite. Sembra oggettivamente altamente improbabile che l’acquisizione di UniCredit possa configurare un rischio del genere.
Immagine di Redazione

Redazione

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