Le manovra di Unicredit per impadronirsi di Commerzbank ha scatenato un putiferio finoa scomodare le più alte cariche dello Stato e i sindacati in Germania, le istituzioni europee, nonché ovviamente i vertici della banca tedesca. Tutto è iniziato martedì 10 settembre, quando il governo tedesco, azionista di maggioranza di Commerzbank, ha collocato il 4,5% del capitale dell’istituto di credito attraverso la procedura dell’accelerated book building. La quota è stata fagocitata da Unicredit, che ha rastrellato altre azioni sul mercato arrivando a controllare il 9% di Commerzbank. La mossa ha fatto salire la temperatura nei palazzi di governo e negli uffici della banca, sul timore di una scalata. Anche i sindacati sono insorti, paventando uno scenario di chiusura di filiali e licenziamenti.
L’amministratore delegato di Unicredit, Andrea Orcel, non ha fatto mistero delle sue intenzioni e ha chiesto alla Banca centrale europea l’autorizzazione a superare la quota di partecipazione in Commerzbank del 10%. Nell’attesa di una risposta, ha “prenotato” un altro 11,5% attraverso prodotti derivati che consentirebbero alla seconda banca italiana di arrivare al 21% in caso di via libera della BCE. Il passo successivo sarebbe arrivare al traguardo del 30%, dove scatterebbe l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto.
Unicredit: cosa può impedire il takeover di Commerzbank
Il governo, i sindacati e il management di Commerzbank in Germania sono in agitazione e preparano un piano di difesa per respingere l’assalto di Unicredit. Quali sono le insidie al tentativo di takeover del gruppo bancario italiano e quali invece sono i muri destinati a sbriciolarsi?
Gli ostacoli dalla Germania
La politica tedesca ha reagito a muso duro a quelle che definisce tattiche aggressive di Unicredit e sta cercando di alzare barricate, ad esempio non mettendo più in vendita la rimanente quota del governo del 12%. Al di là di questo potrà ben poco. Anche i maggiori poteri dati allo Stato tedesco per bloccare alcune acquisizioni si riferiscono più che altro all’industria della difesa e/o agli acquirenti provenienti dai Paesi extra-Ue. La mossa di non cedere più la sua partecipazione come era nei programmi, può rendere più difficile una fusione tra Unicredit e Commerzbank, ma alla fine Orcel potrebbe prendere il comando attraverso il mercato come sta in effetti facendo. Al più le autorità tedesche potrebbero agire in via diplomatica, ovvero il cancelliere Olaf Scholz potrebbe mettersi in contatto con il primo ministro italiano Giorgia Meloni per fare pressioni affinché Unicredit desista. Ma l’esito rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico tra Italia e Germania.
L’autorizzazione della BCE
L’ostacolo concreto potrebbe provenire dalla BCE, se non altro perché l’istituto guidato da Christine Lagarde ha il potere di bloccare la scalata di Unicredit non autorizzando la salita oltre il 10% di Commerzbank. Ma su quali basi? La Banca centrale può negare l’autorizzazione solo quando un’operazione del genere rischia di recare un danno concreto all’istituto di credito preda in termini di equilibrio economico e finanziario, nonché a tutto il sistema bancario. Unicredit però è una delle più grandi e redditizie banche d’Europa e i suoi funzionari di alto rango sono stati approvati dall’Eurotower. Tra l’altro, più volte la BCE ha sottolineato l’importanza di aggregazioni transeuropee nell’ambito di un consolidamento volto a superare la frammentazione del sistema bancario e a creare istituti di credito in grado di tenere testa ai colossi americani del settore. Alcuni membri del principale regolatore bancario europeo sono infastiditi dal modus operandi di Orcel, ma non hanno poteri che vadano al di là di una espressione del disappunto.
Una guerra tra banche
Un’ipotesi che potrebbe alterare i piani di Orcel è quella dell’ingresso di altre banche nella corsa per l’acquisizione di Commerzbank. Una soluzione che troverebbe certamente la spinta del governo tedesco è vedrebbe la discesa in campo di Deutsche Bank. L’entità risultante da un’eventuale fusione sarebbe gigantesca. In concreto, però, la strada delineata sembra poco percorribile. Per acquisire Commerzbank, il più grande istituto di credito tedesco affronterebbe un dispendio economico non indifferente, che con ogni probabilità metterebbe fine alla remunerazione di 8 miliardi di euro per gli azionisti. Inoltre la combinazione comporterebbe comunque licenziamenti e chiusure di filiali poco gradite ai sindacati e agli elettori dei partiti. Sulla possibilità si è espresso in termini non proprio possibilistici l’amministratore delegato di Deutsche Bank, Christian Sewing, che ha definito quella di Unicredit una mossa che “fa bene agli affari in termini di concorrenza”.
L’alternativa a Deutsche Bank potrebbe essere l’ingresso di player come la francese BNP Paribas, la spagnola Santander e l’olandese ING. Tuttavia, l’interesse per Commerzbank potrebbe scemare di fronte al fatto che la loro presenza in Germania non è la stessa di Unicredit, che gi possiede HypoVereinsbank. Giocoforza, non sarebbero in grado di sfruttare le stesse sinergie.
Una pillola avvelenata
Cosa può fare Commerzbank? Finora il management ha potuto fare poco. Entro la fine del 2025 però ci sarà un cambio di guida: l’attuale amministratore delegato Manfred Knof cederà il posto al direttore finanziario Bettina Orlopp. La manager 54enne sposa in pieno la linea dura del governo e dei sindacati, ritenendo che i prestiti alle piccole e medie imprese tedesche – che costituiscono la spina dorsale dell’economia del Paese – ne risentirebbero se Commerzbank finisse in mani italiane. Il suo ruolo potrebbe essere importante per raccogliere il sostegno degli investitori rilevanti. Commerzbank potrebbe approntare una “pillola avvelenata” per far naufragare l’accordo o scoraggiare la scalata rendendola più costosa. Ad esempio decidendo di vendere una banca aziendale a Deutsche Bank in cambio di una partecipazione. Anche qui però la strada è in salita e forse sarebbe meno costosa del trovare un accordo con Orcel per ottenere un generoso premio di acquisizione e garanzie sul processo decisionale.









