La fusione tra UniCredit e Commerzbank porterà valore a tutti gli stakeholders. È quanto ha sostenuto in un’intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt l’amministratore delegato della banca italiana Andrea Orcel. A suo giudizio, la combinazione tra le due banche darebbe vita a “un concorrente molto più forte sul mercato bancario tedesco, supportando meglio i clienti al dettaglio e le piccole e medie imprese tedesche, che svolgono un ruolo importante nell’economia”. Il top manager ha precisato che per il momento UniCredit è solo un azionista, ma con la fusione ci sarebbe “un notevole valore aggiunto per tutte le parti interessate in quanto ci sono pochissime sovrapposizioni tra gli istituti”. A questo punto la palla passa agli azionisti di Commerzbank, ha precisato Orcel, ribadendo che le nozze sono la soluzione migliore per entrambe le banche. “In qualità di azionista di maggioranza, devo prima garantire che il nostro investimento si sviluppi bene”, ha aggiunto.
UniCredit: lo scontro con il governo tedesco per Commerzbank
UniCredit ha acquisito una partecipazione del 9% di Commerzbank la settimana scorsa con una mossa a sorpresa. Circa la metà della quota è stata ottenuta dalla messa in vendita del pacchetto del governo tedesco con un’operazione di accelerated book building e il resto direttamente sul mercato azionario. Dopo la manovra, lo Stato rimane il primo azionista, ma con una partecipazione che scende al 12%, mentre UniCredit incalza alle spalle. L’azienda di credito di Gae Aulenti è intenzionata a chiedere l’autorizzazione alla Banca centrale europea per salire a oltre il 10%, il che ha reso evidente una scalata imminente.
La mossa di UniCredit non è però piaciuta alla politica tedesca e al management di Commerzbank, che potrebbero studiare delle contromosse difensive per impedire alla seconda banca italiana di impadronirsi di un altro istituto tedesco dopo HypoVereinsbank. Lo Stato vuole uscire dal capitale di Commerzank dopo averla salvata dalla grande crisi del 2008 e rimessa in sesto, ma sperava che la cessione delle quote finisse per essere diversificata. Così non è stato e ora la minaccia di UniCredit si fa sempre più concreta. Secondo il regolamento azionario, il governo ha un blocco di 90 giorni prima di collocare altre azioni, ma a questo punto sta pensando quantomeno di rinviare la vendita. Naturalmente, UniCredit potrebbe sempre rivolgersi al flottante per rastrellare azioni e salire al comando della società diventando il primo azionista, ma in fondo non vorrebbe probabilmente uno scontro con la Germania.
La preoccupazione dei sindacati – che hanno rappresentanti nel consiglio di amministrazione e nel consiglio di sorveglianza di Commerzbank – è che un nuovo padrone di matrice italiana possa chiudere filiali e licenziare il personale. Al riguardo, nell’intervista Orcel ha cercato di rassicurare i dipendenti dell’istituto con sede a Francoforte. “Il potenziale di risparmio è nelle funzioni centrali e non nelle aree di business dei clienti, dei prodotti o della rete geografica. Credo che molte banche abbiano trascurato di rendere più efficienti le loro funzioni centrali”, ha detto.
Anticipo buyback da 1,7 miliardi di euro
Intanto UniCredit ha comunicato di aver definito le modalità attuative per l’esecuzione del programma di riacquisto di azioni proprie a titolo di anticipo per il 2024, con un ammontare massimo di 1,7 miliardi di euro e comunque non superiore a 112.897.854 azioni. L’anticipo è stato autorizzato dalla BCE, come riferito lo scorso 13 settembre. Il buyback sarà avviato a partire dalla data di oggi per concludersi indicativamente entro il mese di novembre.
Gli acquisti saranno realizzati a un prezzo che non potrà discostarsi, in diminuzione o in aumento, di oltre il 10% rispetto al prezzo ufficiale che il titolo UniCredit avrà registrato nel giorno precedente al compimento di ogni singola operazione di acquisto all’Euronext Milan. L’intermediario incaricato a eseguire gli acquisti è Morgan Stanley, che agirà in totale indipendenza, anche con riferimento alla tempistica delle operazioni, sempre nel rispetto dei limiti giornalieri di prezzo e volume e dei termini del programma.









