Il cambio USD/JPY sfida la soglia psicologica dei 140. Le contrattazioni di inizio settimana hanno spinto il “ninja” a 139,90, livello più basso da settembre 2024. Più che comprare lo yen, in questo momento gli investitori si stanno liberando del dollaro Usa, messo sotto pressione dallo spauracchio di una recessione negli Stati Uniti causata dalla guerra commerciale.
A deprimere le quotazioni del biglietto verde si sono aggiunti gli attacchi del presidente statunitense, Donald Trump, al governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. La scorsa settimana, l’inquilino della Casa Bianca ha minacciato di licenziare il banchiere centrale, dichiarandosi non contento di come sta conducendo la politica dei tassi di interesse. L’insoddisfazione è stata ribadita in un post di lunedì su Truth in cui Trump ha definito Powell “un grande perdente”. Dichiarazioni di fuoco accompagnate da quelle del consigliere economico della Casa Bianca, Kevin Hassett, che ha parlato della possibilità, in corso di valutazione, di rimuovere Powell dal suo incarico.
Nel frattempo gli investitori comprano lo yen in qualità di bene rifugio, sia a causa delle tensioni economiche e geopolitiche, sia per l’aspettativa che la Bank of Japan alzi i tassi di interesse. Gli swap sugli indici overnight mostrano una probabilità del 59% di un rialzo del costo del denaro in Giappone entro la fine dell’anno. Tuttavia la probabilità è molto più bassa rispetto ad aprile, prima dell’annuncio dei dazi reciproci di Trump.
USD/JPY: i prossimi obiettivi
Gli investitori osservano con attenzione quota 140 di USD/JPY, soglia al di sotto della quale potrebbero arrivare ulteriori discese. Sulla base dei dati forniti la scorsa settimana dalla Commodity futures trading commission, i trader sono diventati più rialzisti sullo yen. Secondo gli strategist di Mizuho Securities, “lo yen potrebbe testare il suo picco del 2024 a 139,58 (USD/JPY) a causa del calo dei prezzi delle azioni statunitensi e dei prossimi colloqui Usa-Giappone”, il che contribuirebbe a “un ulteriore deprezzamento” del cambio.
Hideki Shibata, senior Fixed income and foreign-exchange strategist presso Tokai Tokyo Intelligence Laboratory, ha affermato che “se lo yen supera chiaramente quota 140 o il livello medio di 139 raggiunto nel settembre dello scorso anno, diventerà più facile per i fattori tecnici che si inneschino acquisti di yen e vendite di dollari, accelerando l’apprezzamento della valuta giapponese”.
A giudizio di Mark Cranfield, strategist di Bloomberg, “l’USD/JPY è sceso al di sotto di 140 anche se per ora esita a spostarsi più in basso. Tuttavia, il quadro più ampio delle ragioni di vendita dell’America non sta scomparendo, il che suggerisce che i guadagni dello yen si estenderanno ancora per un po’”.
C’è chi nel breve vede un rimbalzo del biglietto verde, per effetto di alcuni indicatori tecnici (l’Rsi è in ipervenduto) e dell’eccessivo posizionamento ribassista degli speculatori. “Il dollaro è pronto per un rimbalzo, di breve durata o meno”, ha detto Ken Cheung, capo strategist dei cambi asiatici presso Mizuho Bank Ltd. “Ampie posizioni ribassiste, fattori tecnici e differenziali di rendimento reale suggeriscono che il biglietto verde potrebbe rimbalzare, anche se il suo guadagno potrebbe essere limitato dalle notizie negative”, ha aggiunto.









