Wall Street trattiene il fiato per l’appuntamento di stasera in cui la Federal Reserve annuncerà probabilmente un taglio di un quarto di punto dei tassi di interesse. La mossa è ampiamente scontata dai mercati, che invece si concentreranno su cosa dirà in conferenza stampa il presidente della Fed, Jerome Powell, in merito a ulteriori riduzioni nei prossimi mesi. Il FedWatch Tool del Cme Group prevede una riduzione dello 0,25% a settembre con una probabilità del 94% e un taglio della stessa entità a ottobre con una probabilità del 73,7%. A dicembre, invece, un’ulteriore sforbiciata di un quarto di punto è data al 68,9%. L’ottimismo verso una Banca centrale molto accomodante scaturisce dagli ultimi pessimi dati sul mercato del lavoro americano, che probabilmente indurranno la Fed a cercare di evitare una recessione dell’economia a stelle e strisce. In questo articolo:
- Wall Street: dal mercato delle opzioni segnali di calma
- Ma sarà davvero calma?
Wall Street: dal mercato delle opzioni segnali di calma
Con gli indici di Wall Street ai massimi storici, il rischio è che al termine del meeting della Fed, gli investitori siano tentati di monetizzare facendo aumentare la volatilità delle azioni. Il mercato delle opzioni però non dà segnali in tale direzione. Secondo quanto riportato da Stuart Kaiser, responsabile della strategia di trading azionario statunitense di Citigroup, sulla notizia l’indice S&P 500 dovrebbe muoversi dello 0,72% al rialzo o al ribasso, al di sotto della media dello 0,77% delle ultime otto riunioni.
C’è inoltre un aspetto storico che vale la pena di citare. Stando a un’analisi di Craig Cohen, amministratore delegato del Global Investment Opportunities Group presso JPMorgan Private Bank, la Fed ha tagliato i tassi con l’S&P500 entro un intervallo di un punto percentuale dai massimi storici 16 volte nella storia. Quando ciò è avvenuto, un anno dopo l’indice è salito ogni volta con un rendimento medio di quasi il 15%. Anche per questo probabilmente i trader non si aspettano shock nel mercato, come conferma anche il Cboe Volatility Index – il cosiddetto indice della paura – ai livelli più bassi dell’anno.
Ma sarà davvero calma?
Tutto però dipenderà da quanto le dichiarazioni di Powell e le indicazioni del dot plot si discosteranno dalle aspettative degli investitori. Qualora gli input siano meno accomodanti di quanto atteso, non è escluso che le oscillazioni del benchmark statunitense siano più violente di quanto stimano i trader delle opzioni. “Il rischio è il classico ‘sell on news‘, con il crollo delle azioni”, ha detto Justin Wiggs, amministratore delegato del trading azionario di Stifel Nicolaus. “Ma i trader hanno ancora la FOMO (Fear of missing out, ossia paura di essere tagliati fuori dalle opportunità, n.d.r.) di perdere ulteriori rally e potrebbero sfruttare eventuali cali per acquistare più azioni”.
Secondo Max Wasserman, senior portfolio manager di Miramar Capital, “se Powell si dimostrerà ancora su posizioni da falco e preoccupato per l’inflazione, questo spaventerà il mercato, ma finché risulterà accomodante suggerendo che presto arriveranno altri tagli, le azioni reagiranno positivamente”. Tuttavia, ha precisato che “se la Fed diventa aggressiva con i tagli, le azioni saliranno, purché l’economia rimanga forte”.
Anche Andrew Tyler, responsabile dell’intelligence sul mercato globale di JPMorgan Chase vede una reazione calma, come risulta dalle posizioni nel mercato dei derivati. A suo avviso, lo scenario più probabile è un taglio della Fed di un quarto di punto e un guadagno dell’S&P500 tra lo 0,5% e l’1%. Ciò a condizione che Powell si inclini a un atteggiamento accomodante e segnali riduzioni graduali. Qualora Powell appaia riluttante a causa delle preoccupazioni per l’inflazione, l’S&P500 potrebbe finire la giornata piatto o perdere fino allo 0,5%, ha scritto Tyler ai clienti. Un altro scenario che l’esperto ritiene improbabile è un taglio di mezzo punto causato dalle preoccupazioni del mercato del lavoro. Il FedWatch dà una probabilità del 6% a questa eventualità. In tal caso, il mercato perderà la calma e le azioni potrebbero salire fino all’1,5% sulle aspettative di costi di finanziamento più bassi a lungo. C’è anche il rovescio della medaglia, secondo la banca americana, ovvero che i mercati vedranno la riduzione fuori misura come un segnale che l’economia è in condizioni peggiori di quanto si pensi e quindi inizierebbero a vendere in maniera disordinata.









