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Wall Street: il rally di novembre è stato il secondo migliore dal 1980

Wall Street: il rally di novembre è stato il secondo migliore dal 1980

Il mese di novembre a Wall Street si è chiuso con un balzo dell’8,9% dell’indice S&P 500 dopo una serie di tre mesi consecutivi di perdite. Con riferimento al penultimo mese dell’anno, una performance di questa portata si è vista solo un’altra volta dal 1980. Anche il Nasdaq 100 ha fatto un grande salto (+11%), a riprova del fatto che i titoli tecnologici sono tornati a dettare legge nella Borsa USA. Contestualmente, l’indice VIX Cboe – considerato l’indice della paura – scambia sotto 13, ai livelli più bassi dall’inizio della pandemia.

La forza delle azioni statunitensi può essere spiegata essenzialmente con il calo notevole dell’inflazione che ha alimentato le aspettative che la Federal Reserve tagli i tassi d’interesse prima del previsto nel 2024. Ciò avverrebbe in un contesto in cui l’economia rimane in salute nonostante una sfilza di strette attuate dalla Banca centrale americana a partire dal marzo dello scorso anno. Oggi pomeriggio parlerà il governatore della Fed Jerome Powell e gli investitori presteranno la massima attenzione per avere un’idea più precisa del percorso che intende seguire l’autorità monetaria.

 

Wall Street: cosa bisogna aspettarsi?

Solitamente novembre è un mese chiave per il mercato azionario a stelle e strisce in quanto dà inizio ai sei mesi migliori dell’anno. I motivi sono diversi, tra cui il fatto che in genere le società e i piani pensionistici chiudono le posizioni per registrare le perdite fiscali entro il 31 ottobre e non entro la fine dell’anno come avviene per i contribuenti. Quindi, dal 1° novembre riprendono l’acquisto delle azioni. “C’è ancora una grande opportunità per i trader di inseguire i guadagni anche a dicembre” ha affermato Ryan Detrick, chief market strategist di Carson Group.

Tuttavia ci sono alcuni aspetti di cui tener conto. Innanzitutto, gli appuntamenti di dicembre. Il 12 saranno rilasciati i dati sull’inflazione americana e il giorno dopo si riunirà la Fed. Nel mese di ottobre l’indice dei prezzi al consumo ha rallentato al 3,2%, oltre le aspettative degli analisti. Dal picco di giugno 2022 del 9,1%, il costo della vita ha fatto un percorso di discesa importante senza intaccare la crescita. Se però il dato di novembre andasse nella direzione contraria a quella attesa, potrebbe esserci una battuta d’arresto poco gradita ai mercati perché alimenterebbe le preoccupazioni che la Fed faccia un passo indietro.

Per questo, il giorno successivo al rilascio del dato sarà cruciale. L’istituto centrale non dovrebbe più alzare i tassi d’interesse, ma se l’inflazione rialzasse la testa potrebbe allungare la permanenza di tassi a livelli alti, allontanando in questo modo l’inizio dell’accomodamento monetario. “Se ci sarà una ripresa dell’inflazione, il presidente della Fed Powell potrebbe adottare un tono più rigido che rischia di portare un aumento della volatilità nelle prossime settimane” ha affermato Brooke May, managing partner di Evans May Wealth.

Un altro aspetto a cui prestare attenzione è il fatto che i titoli tecnologici a grande capitalizzazione abbiano guidato la maggior parte del rally di novembre, ponendo un problema di concentrazione. Il problema è che, storicamente, c’è una tendenza delle azioni tech a crollare verso la fine dell’anno. Secondo i dati di Citigroup, dal 1990 in media le società legate alla tecnologia sono le uniche ad aver perso terreno a Wall Street nel mese di dicembre. Non c’è modo di sapere se ciò avverrà anche quest’anno. L’attenzione però deve essere tenuta alta perché un cambio repentino di volatilità dettato da aspetti macroeconomici e geopolitici potrebbe modificare tutto lo scenario.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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