Wall Street: la lunga corsa e le 5 incertezze del quarto trimestre

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Nonostante tutto. Nonostante Trump, i dazi, le tensioni commerciali con la Cina, la guerra tra Russia e Ucraina. Nonostante tutto questo, Wall Street è arrivata all’ultimo trimestre dell’anno vicina ai massimi storici. Vale soprattutto per il Nasdaq Composite che, con le sue Big tech, è riuscito a trascinare anche l’S&P 500, mentre il Dow Jones Industrial è rimasto inesorabilmente indietro.

A metà ottobre, il principale indice americano, l’S&P 500, si attesta intorno ai 6.670 punti, con un aumento di circa il 14% su base annua. Potrebbe correre ancora se la stagione delle trimestrali, appena iniziata, sorprendesse per i risultati positivi della corporate America. I primi dati, quelli delle grandi banche statunitensi, come JP Morgan, hanno soddisfatto le aspettative, in attesa del clou, rappresentato dalle società tecnologiche impegnate nella corsa all’intelligenza artificiale.

“Negli ultimi mesi, il mercato azionario sembra capace di fare una sola cosa, salire, con i guadagni alimentati dall’entusiasmo per l’aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale. La spesa delle aziende per l’IA ha continuato infatti a essere impressionante, soddisfacendo o superando le aspettative degli analisti” sottolinea Kristina Hopper, chief strategist di Man Group, che evidenzia al tempo stesso una delle incertezze sul futuro della Borsa americana: “Le valutazioni delle azioni statunitensi sono estremamente elevate, il che le rende vulnerabili a qualsiasi sviluppo negativo, che potrebbe provocare una forte correzione”.

 

Il grafico lineare dell'indice S&P500 a Wall Street. L'indica stazione nei pressi dei recenti massimi storici
L’andamento dell’S&P500 nel 2025 – Fonte: Forecaster

 

I 5 punti interrogativi di Wall Street

Nei prossimi mesi, l’andamento di Wall Street potrebbe essere guidato da 5 variabili. Alcune potrebbero palesarsi nelle prossime settimane, come i dati sul mercato del lavoro che verranno resi noti “appena possibile” ovvero quando sarà terminato lo shutdown dell’amministrazione Usa. Per Hopper i 5 punti interrogativi di Wall Street sono:

 

  • Intelligenza artificiale
  • Dazi
  • Fed
  • Treasury
  • Geopolitica

 

Gli investimenti in intelligenza artificiale

Gli investimenti delle società tecnologiche nello sviluppo dell’intelligenza artificiale sono sotto la lente del mercato da diversi mesi. Il dubbio è che la corsa possa rallentare in modo sostanziale. La frenata potrebbe essere causata dal confronto costi/benefici di tali investimenti ma anche da fattori esterni, tra i quali Hopper inserisce limitazioni all’utilizzo di energia o acqua imposti dal governo o dalle iniziative contro i data center e i controlli al commercio delle materie prime. In questo senso “l’annuncio del presidente cinese Xi Jinping della scorsa settimana sui controlli alle esportazioni di terre rare è una potente minaccia”.

 

L’impatto dei dazi

La stagione delle trimestrali Usa appena iniziata è sotto la lente degli analisti anche per la questione dazi. Gli esperti cercheranno di individuare nei conti i primi effetti dei dazi imposti, minacciati, ritirati, riconsiderati da Donald Trump. Se ci saranno conseguenze sugli utili delle imprese il rischio è di assistere a una rivalutazione delle quotazioni a Wall Street, attualmente su livelli molto elevati. Saira Malik, direttore degli investimenti di Nuveen, ricorda che le stime di consenso sugli utili per azione si attestano all’8,1% su base annua.

Buona parte del contributo arriva dai Magnifici 7, ovvero le Big tech impegnate nella corsa all’intelligenza artificiale. “Nonostante le elevate valutazioni azionarie, gli analisti non hanno rivisto le previsioni significativamente al ribasso, suggerendo una moderata fiducia nel fatto che la forza del settore tecnologico possa compensare la debolezza degli altri settori” scrive Malik. Se le stime degli analisti fossero corrette, il terzo trimestre 2025 sarà il nono di fila in positivo. Le previsioni di crescita dei ricavi del +6,3% e dei margini di profitto netto del +12,7% contribuiscono a delineare un quadro positivo della redditività aziendale.

 

La Fed e il mercato del lavoro

Lo shutdown dell’amministrazione statunitense, tuttora in corso, ha causato il rinvio della pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro di settembre, ovvero dell’informazione macroeconomica più attesa dalla Federal Reserve. L’ultimo dato, relativo al mese di agosto, ha mostrato una netta frenata delle nuove buste paga nei settori non agricoli (non-farm payrolls), a quota 22.000 contro stime a 75.000. Una nuova frenata potrebbe spaventare i mercati con riferimento allo stato di salute dell’economia statunitense e costringere la Fed a un’accelerazione nel taglio dei tassi di interesse. Darebbe anche ragione, indirettamente, a Donald Trump, che da mesi ne chiede la riduzione, indebolendo la posizione di Jerome Powell e rendendo meno solida l’indipendenza dell’Istituto centrale americano.

La Fed, come noto, ha un doppio mandato. Deve anche garantire la stabilità dei prezzi. Finora i timori che i dazi si riverberassero sull’inflazione ha frenato la manovra di riduzione dei tassi di interesse, ricominciata solo in occasione dell’ultimo meeting. Gli analisti di mercato si attendono almeno altri due tagli entro la fine dell’anno, ma cosa accadrebbe se i prezzi al consumo dovessero mostrare un aumento? Il rischio inflazione rimane in primo piano a giudizio di Saira Malik: “I prezzi nel settore dei servizi si sono dimostrati persistentemente elevati e i nuovi dazi potrebbero aggiungere dall’1% al 2% all’inflazione, riducendo al contempo la crescita del Pil”.

 

I Treasury in balia del debito pubblico

Il rendimento dei titoli decennali del Tesoro statunitense di attesta poco sopra al 4% a metà ottobre, in riduzione rispetto ad alcune settimane fa quando oscillava nei pressi del 4,5%. Il calo rassicura gli investitori e tiene lontano il rischio che un rendimento troppo attraente inneschi deflussi di capitali da Wall Street verso i titoli di Stato Usa. Al momento non appare il rischio più grande per la Borsa statunitense, ma se i rendimenti salissero al 5,5% o al 6%, le ripercussioni potrebbero essere importanti.

 

Usa-Russia-Cina

Dopo un periodo di tregua, le tensioni sui dazi sono improvvisamente tornate a salire a ottobre, con Trump che ha minacciato tariffe punitive al 100% su prodotti cinesi, mentre Pechino ha adottato misure più restrittive sui minerali di terre rare, fondamentali per la produzione tecnologica globale. Questo clima ha incrementato la volatilità dei mercati azionari. Secondo gli analisti di Morgan Stanley, se la minaccia (e la risposta cinese) dovessero realizzarsi, Wall Street potrebbe correggere del 10%-15%, avendo un epicentro nei comparti dei semiconduttori e nelle grandi aziende tecnologiche.

 

Immagine di Redazione

Redazione

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