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WEF: rischio inflazione per i Paesi con alto debito

Una nave portacontainer affronta un tratto di mare ghiacciato

Più di qualcosa è andato storto negli ultimi anni. Una serie di crisi globali si sono susseguite a volte sovrapponendosi. Covid, interruzione delle catene di fornitura, guerra Russia-Ucraina, crisi energetica, tensioni tra Stati Uniti e Cina. Sullo sfondo il rischio climatico in aumento. Purtroppo la lista di eventi negativi non è finita. Sono da aggiungere il conflitto in corso tra Hamas e Israele che rischia di estendersi ad altre regioni e gli attacchi dei ribelli Houti alle navi in transito nello stretto di Bab al-Mandab che rischiano di far infiammare di nuovo i prezzi dell’energia.

Il report Global Risks 2024 elaborato dal World Economic Forum (WEF) in collaborazione con Zurich Insurance Group e Marsh McLennan ha messo in fila i pericoli maggiori del 2024 e dei prossimi anni e ha lanciato un allarme per le nazioni che hanno elevato debito ed elevata inflazione. Il rapporto è stato redatto sulla base di oltre 1400 interviste a esperti in rischi globali, politica ed economia condotte nel settembre 2023.

 

L’allarme del WEF sulle nazioni sovraindebitate

A dominare le preoccupazioni del WEF è l’aumento del costo della vita. Potrebbe sembrare strano in un contesto in cui i mercati finanziari hanno già cantato vittoria contro l’inflazione e le Banche centrali potrebbero seguire entro pochi mesi. In particolare, gli esperti interpellati ritengono “altamente incerte” le prospettive di breve termine, con continue pressioni sui prezzi associate all’offerta nei prossimi due anni.

In sintesi, secondo lo studio del WEF le condizioni sono favorevoli a un ulteriore aumento dei prezzi delle materie prime a livello mondiale. Uno degli elementi critici è legato ai conflitti in corso, con una potenziale intensificazione. Alle tensioni internazionali si aggiungono i rischi legati al clima. El Niño è tornato a far sentire la sua presenza sullo sfondo del deterioramento climatico.

In questo scenario l’inflazione potrebbe essere soggetta a improvvisi rialzi, costringendo le Banche centrali a mantenere elevati i tassi di interesse. A soffrire di più sarebbero le piccole e medie imprese e le nazioni ad alto indebitamento che sarebbero sottoposte a un onere sul debito più pesante e potrebbero incontrare difficoltà a finanziarsi sui mercati internazionali. Il report del WEF cita l’Argentina ma una nuova impennata dei prezzi al consumo non farebbe bene nemmeno all’Italia.

 

WEF: prevale il pessimismo sui prossimi dieci anni

“Un ordine globale instabile, caratterizzato da narrazioni polarizzanti e da insicurezza, l’aggravarsi degli impatti degli eventi climatici estremi e l’incertezza economica stanno accelerando lo sviluppo di alcuni rischi, come quelli legati alla misinformazione e alla disinformazione”. Con queste parole Saadia Zahidi, managing director del WEF, ha commentato il Global Risk Report 2024 del WEF, presentato a Davos. Quello che si percepisce, a livello di sensazioni, è un aumento dell’entropia, della confusione. Più aumenta, più diventa difficile trovare rimedi che non generino altra confusione. E i rischi di crisi globali aumentano.

Il 30% dei partecipanti allo studio ritiene altamente probabile il verificarsi di catastrofi naturali nei prossimi due anni. Se l’orizzonte temporale futuro si spinge a dieci anni, i “pessimisti” diventano i due terzi del campione. Una quota simile di interpellati ritiene che nei prossimi dieci anni si svilupperà un ordine multipolare o frammentato, in cui potenze medie e grandi saranno in competizione e stabiliranno – o imporranno – nuove norme e nuove regole. Già oggi la frammentazione in aree di interesse geo-strategico è visibile. Il contrario di ciò di cui ci sarebbe bisogno. “I leader mondiali devono unirsi per affrontare le crisi a breve termine e allo stesso tempo gettare le basi per un futuro più resiliente, sostenibile e inclusivo” è l’invito di Zahidi che rischia di cadere nel vuoto.

Il grafico a linee orizzontali indica, con diversi colori, le attese degli esperti interpellati dal WEF per i prossimi due e dieci anni. I "pessimisti" salgono dal 30% al 63%.
Le attese degli esperti interpellati nel Global Risk Report a 2 e 10 anni. Rosso: probabile verificarsi di catastrofi globali; arancione scuro: altro rischio di catastrofi globali; arancione chiaro; basso rischio di catastrofi globali; giallo: rischio minimo di catastrofi globali – Fonte: World Economic Forum Global Risks
Perception Survey 2023-2024.

 

I rischi di breve e lungo termine

Il Global Risks 2024 ha misurato le preoccupazioni principali degli esperti interpellati sull’arco dei due e dei dieci anni. In generale, più si allunga il periodo temporale, più cresce il pessimismo. Mentre a 2 anni solo il 30% dei partecipanti alla ricerca ritiene molto probabile il rischio di catastrofi globali, la percentuale sale al 63% nel lungo periodo. Nel breve termine le preoccupazioni maggiori riguardano:

 

  1. Disinformazione
  2. Eventi meteorologici estremi
  3. Polarizzazione sociale
  4. Rischi cibernetici
  5. Conflitti armati
  6. Mancanza di opportunità economiche
  7. Inflazione
  8. Migrazioni involontarie
  9. Recessione
  10. 10. Inquinamento

 

Nel lungo periodo i rischi ambientali dominano la scena:

 

  1. Eventi meteorologici estremi
  2. Cambiamenti critici nel sistema Terra
  3. Perdita di biodiversità e collasso dell’ecosistema
  4. Scarsità di risorse naturali
  5. Disinformazione
  6. Pericoli derivanti dall’intelligenza artificiale
  7. Migrazioni involontarie
  8. Rischi cibernetici
  9. Polarizzazione sociale
  10.  Inquinamento

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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