Yen in caduta sullo spettro di elezioni anticipate, governo pronto a intervenire

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Lo yen è caduto rispetto al dollaro nelle contrattazioni odierne sul mercato valutario, scendendo al livello più basso da luglio 2024. Il calo ha fatto salire il cambio Usd/Jpy intorno a quota 159, superando i livelli di inizio 2025. La prossima tappa potrebbe essere quota 160, un livello ritenuto cruciale da molti trader che si aspettano un intervento diretto sul mercato valutario da parte del Ministero delle Finanze giapponese qualora il cross dovesse oltrepassarlo. Già lo scorso anno, la ministra delle Finanze, Satsuki Katayama, ha dichiarato più volte che l’andamento dello yen viene attentamente monitorato dal governo, pronto a scendere in campo se i movimenti speculativi dovessero creare un eccessivo divario tra il valore di mercato della valuta e i suoi fondamentali.

 

In questo articolo:

 

  • Yen: la paura delle elezioni anticipate innesca le vendite
  • Yen: intervento in vista?
  • Cosa farà la BoJ?

 

Yen: la paura delle elezioni anticipate innesca le vendite

Le vendite sullo yen si sono intensificate dopo una notizia diffusa dall’agenzia Kyodo, secondo cui il primo ministro giapponese, Sanae Takaichi, avrebbe comunicato a un dirigente del suo partito l’intenzione di sciogliere la Camera bassa del Parlamento il 23 gennaio, in occasione della sessione ordinaria, per indire elezioni anticipate. La premier starebbe compiendo un calcolo politico, basandosi su sondaggi che indicano un sostegno popolare in crescita. Le sue politiche fiscali espansive e le misure contro il carovita stanno trovando consenso nella popolazione giapponese e all’interno del Partito liberale democratico, dove Takaichi gode di un forte appoggio. Andare al voto ora le consentirebbe di trasformare il consenso nei sondaggi in un mandato elettorale pieno, ma anche di ridurre il rischio che shock esterni, come il crollo dello yen e l’aumento dell’inflazione, possano erodere il supporto faticosamente conquistato.

“I mercati probabilmente prevedono uno scenario in cui la coalizione guidata da Takaichi guadagnerà più seggi nella Camera bassa, aumentando così la sua capacità di allentare ulteriormente la politica fiscale e, potenzialmente, anche quella monetaria”, ha dichiarato Carol Kong, strategist valutaria presso la Commonwealth Bank of Australia. “Questa è la ragione principale per cui lo yen viene venduto “.

 

Yen: intervento in vista?

Gli ultimi movimenti della valuta giapponese hanno riportato al centro dell’attenzione il rischio di un intervento valutario da parte del Ministero delle Finanze. Secondo alcuni osservatori, lo yen potrebbe indebolirsi fino a superare quota 160 per dollaro nel 2026, poiché l’ancora ampio differenziale tra i rendimenti statunitensi e quelli giapponesi spinge i trader a vendere yen per acquistare dollari. L’ultimo intervento sul mercato valutario risale al 12 luglio 2024, allorché il cambio Usd/Jpy aveva toccato un massimo intraday di 159,45. In precedenza, nello stesso anno, erano state effettuate altre tre incursioni ministeriali, rispettivamente quando il “ninja” aveva raggiunto quota 161,76, 160,17 e 157,99. Katayama ha incontrato il suo omologo statunitense, il segretario al Tesoro Scott Bessent, esprimendo le proprie preoccupazioni per l’indebolimento dello yen. Al termine del colloquio, ha dichiarato ai giornalisti che “Bessent condivide queste preoccupazioni”.

Secondo Rinto Maruyama, strategist FX e dei tassi presso SMBC Nikko Securities, “il rischio di un intervento sul mercato valutario tornerà probabilmente al centro dell’attenzione. Il livello di 160 yen per dollaro sarà osservato da vicino come linea di intervento”. Dello stesso avviso è Bart Wakabayashi, responsabile della filiale di Tokyo di State Street Bank & Trust. “Con il superamento della soglia psicologica di 158 mi aspetto che i commenti dei funzionari giapponesi inizino a filtrare sempre più spesso sui media, man mano che il dollaro si avvicina a 160 yen”, ha detto. “L’obiettivo sarebbe rallentare eventuali movimenti volatili e far capire al mercato che non esistono scambi a senso unico”.

 

Cosa farà la BoJ?

La debolezza dello yen pone un problema molto serio sul fronte dei prezzi al consumo. La Bank of Japan sta cercando di contenere l’inflazione agendo sulla leva dei tassi di interesse, ma il nuovo crollo valutario rischia di esercitare un’ulteriore pressione al rialzo sull’inflazione importata. Takaichi ha cercato di alleviare l’impatto del caro-vita, in particolare dei costi delle utenze, attraverso un imponente pacchetto di stimoli che include sussidi per le bollette. Tuttavia, l’adozione di una politica monetaria più restrittiva da parte della Banca centrale è considerata essenziale dalla maggior parte degli economisti per contenere l’inflazione.

La BoJ ha alzato il costo del denaro l’ultima volta a dicembre, portandolo al livello più alto degli ultimi tre decenni. Il consenso di mercato prevede che non vi saranno ulteriori mosse prima di giugno, ma la pressione sull’autorità monetaria potrebbe aumentare se l’indebolimento dello yen dovesse proseguire. Bessent ha invitato il governatore Kazuo Ueda ad aumentare i tassi di interesse come passo necessario per rafforzare la valuta giapponese, e non si esclude quindi che già ad aprile possa arrivare un nuovo ritocco. “La BoJ deve aumentare i tassi almeno entro giugno o luglio”, ha dichiarato Makoto Sakurai, ex componente del board che decide la politica monetaria. “Ma la mossa potrebbe arrivare anche ad aprile”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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