Il panorama macroeconomico e finanziario del 2026 si presenta come un ecosistema ad alta complessità, in cui le tensioni geopolitiche globali e le profonde trasformazioni tecnologiche ridisegnano le mappe degli investimenti. Durante la conferenza stampa di presentazione dell’outlook di metà anno, gli esperti di AllianzGI hanno offerto una chiave di lettura per interpretare l’attuale fase di transizione. Enzo Corsello, responsabile Italia, e Massimiliano Maxia, senior Fixed income specualist di AllianzGI, hanno illustrato una strategia basata sull’equilibrio tra gestione del rischio e identificazione delle asimmetrie di valore che creano opportunità di investimento sui mercati. L’obiettivo primario per gli investitori in questa fase, hanno sottolineato i due manager, non è evitare la volatilità, bensì imparare a gestirla, trasformando i fattori di instabilità in occasioni di posizionamento tattico su scala globale.
In questo articolo:
- L’acronico PAR: la bussola di AllianzGI tra prudenza, intelligenza artificiale e resilienza
- Il grande ribilanciamento e la divergenza macroeconomica globale
- Reddito fisso: come proteggere i portafogli dai tassi di interesse
- Mercato azionario: gestire la dispersione estrema con l’approccio fattoriale
L’acronimo PAR: la bussola di AllianzGI tra prudenza, intelligenza artificiale e resilienza
Per sintetizzare la complessa congiuntura attuale, Corsello ha introdotto una formula a tre lettere che sintetizza l’approccio strategico di AllianzGI: PAR. “Se dovessi riassumere in tre parole chiave quello che andiamo a delineare, direi PAR: prudenza, artificial intelligence e resilienza” ha spiegato il country head. La “P” di prudenza si impone in un contesto caratterizzato da mercati fortemente polarizzati e incognite geopolitiche irrisolte. La A di Artificial Intelligence rappresenta la transizione di questa tecnologia da elemento puramente microeconomico a colonna portante della macroeconomia globale. “Negli Stati Uniti – ha illustrato Corsello – il ciclo degli investimenti aziendali in tecnologia ha assunto un peso inedito nel computo del Pil, superando i consumi privati, motore tradizionale della crescita staunitense”. Infine, la “R” di resilienza fotografa la sorprendente capacità di tenuta del sistema economico globale di fronte a shock esterni ripetuti, a partire dalla crisi in Medio Oriente. “Siamo in un contesto ‘Bending but not Breaking’, l’economia si piega ma non si spezza”.

Il grande ribilanciamento e la divergenza macroeconomica globale
Se il sistema economico globale mostra “resilienza”, il manager di AllianzGi invita a essere consapevoli della “marcata frammentazione geografica” presente, determinata da un cambiamento degli equilibri strutturali, in precedenza basati sui binomi Stati Uniti = consumo e Cina = produzione. In questo contesto “gli Stati Uniti continuano a muoversi vicino al trend storico di crescita di lungo periodo, stimato intorno al 2,5%”. Tuttavia, nella dinamica di crescita del Pil, come sottolineato, la dipendenza dagli investimenti è cresciuta superando quella da consumi.
L’Eurozona sconta invece una fase quasi stagflazionistica, con una crescita asfittica che oscilla intorno allo zero virgola. In questo quadro, le riforme fiscali in Germania faticano a produrre effetti immediati a causa della complessità politica interna ma, per Corsello, porteranno benefici sul più lungo periodo”.
La Cina, per contro, affronta dinamiche para-deflazionistiche ereditate dallo scoppio della bolla immobiliare, pur mantenendo una straordinaria forza esportatrice che genera surplus commerciali superiori ai 100 miliardi di dollari al mese.
Questa profonda divergenza regionale si accompagna a una minaccia inflazionistica ancora viva e strutturalmente più volatile rispetto ai cicli passati, un fattore che impone ai mercati la richiesta di un premio per il rischio più elevato e che spinge le Banche centrali a utilizzare la leva dei tassi di interesse.
Reddito fisso: come proteggere i portafogli dai tassi d’interesse
Le Banche centrali hanno cambiato rotta. Il mercato è passato dallo scontare dei tagli dei tassi di interesse da parte della Fed e una conferma ai livelli attuali da parte della Bce a prevedere diversi rialzi. Una svolta che non può non lasciare segno sui mercati finanziari e, in particolare, su quelli obbligazionari. Massimiliano Maxia ha analizzato le ripercussioni di questa svolta sul mercato obbligazionario, arrivando a definire una strategia per navigarla:
- Contenere la duration: per Maxia, le scadenze breve minimizzano l’impatto della volatilità dei tassi d’interesse.
- Focus sul rendimento cedolare: la cedola è il motore reale della performance di un portafoglio obbligazionario e non l’apprezzamento in conto capitale.
- Integrare bond a tasso variabile: Per beneficiare della risalita dei rendimenti è tempo di guardare alle obbligazioni a tasso variabile che, in alcuni casi, permettono di congelare rendimenti reali fino al 2%.
Maxia ha poi individuato nel debito emergente in valuta forte un’altra fonte di valore, basata su spread interessanti e su una rigorosa disciplina monetaria da parte delle Banche centrali locali. In particolare il mercato cinese “offre significative opportunità di diversificazione valutaria, grazie alla forte sottovalutazione del renminbi”. Stesso discorso per il Giappone con lo yen.
Mercato azionario: gestire la dispersione estrema con l’approccio fattoriale
“Se si osserva l’andamento degli indici azionari globali, in particolare quello statunitense, l’apparenza restituisce l’immagine di un mercato in salute e costantemente orientato al rialzo. Tuttavia – osserva Corsello – c’è un’elevata dispersione dei rendimenti settoriali e una concentrazione che non ha precedenti storici recenti”. Attenzione quindi, perché “viviamo in un mondo strano, frammentato, in cui l’azionario mostra una dispersione a livelli estremi” con i record storici degli indici che “spesso vengono raggiunti con una partecipazione ridotta di titoli, mentre ampi segmenti del listino toccano invece i minimi annuali. La polarizzazione estrema tra i sotto-settori tecnologici legati all’hardware (in forte rialzo) e quelli legati al software (in forte correzione) rende obsoleta la classica scomposizione geografica o settoriale dei portafogli azionari”.
Per ovviare a questo problema, il consiglio del manager di AllianzGI è di adottare un approccio di tipo fattoriale, privilegiando stili di investimento focalizzati su parametri di Value, Quality e Momentum, in maniera da selezionare i reali vincitori del ciclo industriale riducendo l’esposizione ai rischi di valutazione.
Un ultimo elemento di attenzione evidenziato dal responsabile Italia di AllianzGI è rappresentato dalle stime sugli utili futuri, giudicate “eccessivamente ottimistiche” dal consensus degli analisti. L’innalzamento continuo delle aspettative rischia di tradursi in delusioni nei prossimi trimestri, soprattutto alla luce di una progressiva riduzione della generazione di cassa libera (free cash flow) da parte dei colossi tecnologici, appesantiti da massicci investimenti infrastrutturali per i data center dell’intelligenza artificiale. In ottica di asset allocation, AllianzGI suggerisce quindi un leggero sottopeso sull’equity statunitense a favore di una maggiore esposizione tattica verso l’Europa e i mercati emergenti.









