Ursula von der Leyen ha tenuto alla plenaria dell’Europarlamento il suo quinto discorso sullo Stato dell’Unione, il primo della seconda legislatura. A Strasburgo, nel corso di uno degli appuntamenti più attesi dell’anno, la presidente della Commissione ha dedicato ampio spazio al futuro dell’automotive presentando il suo ambizioso progetto di auto elettrica europea: una e-car ultra compatta e made in Ue, ovvero completamente progettata e realizzata all’interno dell’Unione. Il modello sarà quello delle kei car giapponesi: veicoli estremamente compatti e leggeri, che godono di specifiche agevolazioni fiscali e assicurative.
L’auto elettrica in arrivo dall’Europa sarà piccola, green e a basso costo. È una promessa e una necessità perché l’automotive è “il pilastro della nostra economia e della nostra industria e motivo di vanto per l’Europa”, ha detto von der Leyen. La proposta arriva a pochi giorni dall’allarme lanciato dal settore al Salone di Monaco 2025: il passaggio al 100% elettrico entro il 2030 per accelerare la transizione ecologica non è raggiungibile, “a meno che non si voglia fare crollare il mercato e mandare in pezzi i bilanci dei costruttori”, come ha dichiarato Jean-Philippe Imparato, responsabile Europa di Stellantis.
In questo articolo:
- Ursula von der Leyen annuncia l’auto elettrica europea
- L’incontro decisivo con le case automobilistiche Ue
Ursula von der Leyen annuncia l’auto elettrica europea
La presidente della Commissione europea ha promesso innanzitutto una “maggiore flessibilità” al comparto automobilistico per raggiungere gli obiettivi del 2025: il taglio del 15% delle emissioni di Co2 rispetto ai livelli del 2021 per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri nuovi. “Nel rispetto della neutralità tecnologica, stiamo preparando la revisione del 2035”, ha ricordato la leader Ue, aprendo ad un aggiustamento degli obiettivi di sostenibilità.
“Milioni di europei vogliono acquistare auto europee a prezzi accessibili e per questo si dovrà investire anche in veicoli piccoli e abbordabili sia per il mercato europeo che per soddisfare l’impennata della domanda globale”, ha ribadito von der Leyen. L’iniziativa ha già un nome: Small Affordable Cars. “Credo che l’Europa dovrebbe avere la sua e-car. E sta per ecologica: l’auto deve essere pulita, efficiente e leggera. Ma E sta anche per economica: accessibile e alla portata di tutti. Come E sta per europea, costruita qui in Europa, con filiere europee perché non possiamo permettere alla Cina e ad altri di conquistare questo mercato. Non ci sono dubbi: il futuro è elettrico e l’Europa ne farà parte. Il futuro delle auto e le auto del futuro devono essere made in Europe”.
Il nodo attorno al quale ruota il futuro dell’industria automobilistica è la competitività. Si andrà avanti con il Clean Industrial Deal, ma “per essere indipendente l’Europa deve poter competere. Per questo motivo investiremo massicciamente nelle tecnologie digitali e pulite. Aggiungeremo ulteriori risorse nel futuro fondo per la competitività e in Horizon Europe. Stiamo inoltre eliminando le principali strozzature individuate da Draghi e i pacchetti omnibus che abbiamo presentato faranno la differenza con meno burocrazia e norme più semplici”.
“Abbiamo individuato i principali ostacoli, adesso dobbiamo accelerarne l’attuazione perché gli investitori vogliono certezze. Per questo motivo dobbiamo innescare un circolo virtuoso nel quale domanda e offerta crescono e i prezzi diminuiscono. Di conseguenza vareremo un pacchetto di sostegno per le batterie da 1,8 miliardi di equity per potenziarne la produzione e stimoleremo la domanda di leadership industriale europea nelle tecnologie pulite con appalti pubblici che privilegino il made in Europe”, ha aggiunto von der Leyen.
L’incontro decisivo con le case automobilistiche Ue
Chiuso il discorso sullo Stato dell’Unione incassando l’ok di John Elkann e Luca de Meo, l’ex amministratore delegato di Renault, la presidente è pronta ad incontrare la European Automobile Manufacturers’ Association (Acea), l’associazione di categoria che riunisce i 16 principali produttori europei di automobili, camion, furgoni e autobus: Bmw, Daf, Daimler Truck, Ferrari, Ford, Honda, Hyundai, Iveco Group, Jlr (Jaguar Land Rover), Mercedes, Nissan, Renault Group, Stellantis, Toyota, Volkswagen Group e Volvo. Da mesi, infatti, le case automobilistiche chiedono una proroga allo stop per i motori termici.
Così come sono adesso, le normative europee sulle emissioni per i veicoli commerciali leggeri “sono letali per un settore invece fondamentale per la redditività delle aziende”, ha dichiarato Imparato. I marchi e i gruppi conservatori e riformisti del Parlamento europeo criticano l’eccessiva regolamentazione e domandano un rinnovamento del parco auto circolante che bilanci ibride ed elettriche con mild, full hybrid, plug-in, range extender e anche diesel. Imparato ha proposto di rilanciare il segmento delle city car termiche. “Nel 2019 c’erano 49 modelli sotto i 15.000 euro, oggi ce n’è soltanto uno. Come fanno le persone a comprare un’auto? Circa il 30% del mercato europeo non può più permettersi una macchina nuova”, ha sottolineato.
“Oggi l’Europa si trova ad affrontare una grande sfida: le auto piccole ed economiche (con un prezzo inferiore a 15.000 euro) sono quasi scomparse dal mercato, con un conseguente forte calo della produzione (da 1 milione di unità e 49 modelli disponibili sul mercato nel 2019 a meno di 100.000 unità e un solo modello nel 2025) e un parco auto sempre più vecchio che circola sulle strade europee”, ha ribadito Stellantis in una nota. Il gruppo guidato da Antonio Filosa promuove l’iniziativa della presidente von der Leyen, definendola “tanto visionaria quanto urgente”, ma raccomanda: “Ora è il momento di trasformare l’ambizione in azione”.
Un’apertura alla regolamentazione semplificata, alle mini auto green a prezzi popolari e soprattutto all’abbattimento dei limiti rigorosi imposti alle emissioni è subito arrivata dall’europarlamentare tedesco Manfred Weber. “Abbiamo bisogno di una revisione del divieto sui motori a combustione interna”, ha ammesso il leader del Ppe. In un comunicato ufficiale, la direttrice generale dell’Acea, Sigrid de Vries, ha invece reclamato “un approccio politico pragmatico, più flessibile e tecnologicamente neutrale per la decarbonizzazione del trasporto su strada, nel rispetto degli obiettivi climatici di Parigi”.
“L’Europa continua a dipendere dai produttori asiatici per la catena del valore delle batterie e si trova ad affrontare prezzi dell’energia e oneri normativi più elevati rispetto ad altre regioni, il che ne ostacola la competitività. È opportuno reintrodurre una prospettiva industriale e di mercato per le tecnologie che contribuiscono ad accelerare la transizione, e dare un riconoscimento speciale alla produzione di auto elettriche piccole ed efficienti”, si legge nella nota dell’associazione. “Le decisioni prese ora definiranno non solo il percorso di riduzione delle emissioni di Co2 del trasporto su strada dell’Ue, ma anche la sua sicurezza economica e la sua coesione sociale per i decenni a venire”.









