Azioni cinesi: a marzo i più grandi deflussi dalla pandemia

Azioni cinesi: a marzo i più grandi deflussi dalla pandemia

Azioni cinesi: a marzo i più grandi deflussi dalla pandemia

Il mese di marzo non è stato molto positivo per le azioni cinesi in termini di flussi di denaro. Gli investitori stranieri hanno già scaricato circa 9,5 miliardi di dollari, il secondo più grande prelievo mensile dal 2014, dopo quello di 10,6 miliardi di marzo 2020, quando scoppiò la pandemia. L’esodo peggiore questo mese si è avuto tra il 14 e il 15 marzo, allorché si è avuto un crollo delle azioni cinesi sia onshore che offshore. Il 16 marzo poi c’è stato l’intervento delle Autorità di Pechino che hanno rassicurato il mercato sulla fine della repressione normativa e sulla collaborazione con gli Stati Uniti per evitare il delisting delle ADR da Wall Street. Da quel momento si sono avuti grossi afflussi per 2 giorni consecutivi, prima di riprendere con i deflussi in maniera più moderata.

Tutto ciò ovviamente riflette quanto sta succedendo nell’ambito della guerra Russia-Ucraina, per cui gli investitori misurano il rischio geopolitico dell’isolamento finanziario della Russia che potrebbe coinvolgere anche la Cina. Finora Pechino non ha preso alcuna posizione rilevante nel contesto delle sanzioni occidentali nei confronti di Mosca. Non si è associata alle misure punitive e non ha ancora fornito supporto di carattere militare o finanziario all’alleato di lunga data.

L’intenzione del Governo cinese probabilmente sarebbe quello di consolidare il patto d’acciaio con Putin e sembra comunque che stia lavorando sottotraccia per evitare che la Russia sprofondi nell’abisso. Nel contempo però valuta con grande attenzione il rovescio della medaglia, costituito dalla possibilità di finire nel mirino delle sanzioni per la reazione dell’Occidente a un’alleanza Mosca-Pechino.

 

Cina: perché i deflussi dalle azioni

Gli investitori stranieri stanno quindi percependo il pericolo che il Dragone finisca dalla parte sbagliata e stanno invertendo la tendenza degli ultimi anni, in cui grosse somme di denaro sono affluiti nei mercati cinesi. Secondo i dati dalla People’s Bank of China, a dicembre 2021 gli operatori esteri detenevano più di 600 miliardi di dollari in azioni e obbligazioni onshore. E ora c’è da chiedersi se si sia arrivati davvero a un punto di svolta, dopo che fondi e investitori istituzionali cominciano a sganciarsi da Pechino.

Ad aggiungere ulteriore preoccupazione è anche il discorso legato al possibile delisting delle società cinesi da Wall Street, nonché l’avanzare del Covid-19 che le Autorità cinesi non riescono ad arrestare nonostante la ferrea politica zero contagi. Robin Brooks, capo economista presso l’Institute of International Finance, sostiene che gli investitori abbiano ricevuto un campanello d’allarme con l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo, culminata in una guerra che non si aspettavano. Ora, si stanno ponendo delle domande su quali siano le intenzioni della Cina.

A giudizio di Qi Wand, Amministratore Delegato del gestore di fondi MegaTrust Invesment, con sede a Hong Kong, gli investitori globali considerano l’ex-Impero Celeste un grande fattore di rischio proprio per la sua posizione ambigua tenuta sulla guerra Russia-Ucraina. Jim McCaffery, capo della ricerca azionaria Asia-Pacifico di Nomura, ha riferito che molti gestori finanziari hanno ricevuto l’invito da parte degli investitori di abbandonare la Russia per le note vicende e poi anche la Cina per la somiglianza politica tra i 2 Paesi.

 

Cina: è davvero un mercato non investibile?

Adesso cosa bisogna fare con le azioni cinesi? Molti respingono l’idea che la Cina sia un mercato non investibile e anzi vedono delle opportunità visti i prezzi convenienti. Gli analisti di Goldman Sachs confermano il loro sovrappeso sulle azioni, raccomandando agli investitori di puntare una cifra superiore rispetto alle loro attuali partecipazioni. Dello stesso avviso sono gli esperti di Citigroup, che hanno affermato che i titoli delle società cinesi sono valutati a buon mercato e in questo preciso momento possono rappresentare un’ottima opportunità tattica.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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