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Azioni europee: per Goldman Sachs non sono da comprare

Azioni europee: per Goldman Sachs non sono da comprare

Le azioni europee sono da evitare in questo momento. A sostenerlo sono gli analisti di Goldman Sachs, secondo cui il Vecchio Continente subirà la pressione della crisi energetica, della stretta monetaria della Banca Centrale Europea e del contesto politico relativo alle elezioni italiane. In una nota, gli strateghi hanno scritto che la crisi energetica porterà la Regione in recessione, anche a causa di una politica monetaria aggressiva da parte dell’Eurotower. Tuttavia, si tratterà di una contrazione leggera dell’economia, precisano dalla banca d’affari americana. Goldman rileva come questo difficile contesto macroeconomico avrà un’influenza determinante, anche se i Paesi dell’UE stanno adottando misure fiscali a sostegno di famiglie e imprese di fronte alla crisi energetica scaturita dalla guerra Russia-Ucraina, nonché provvedimenti per abbassare il consumo di energia.

L’ultima riunione dei Ministri dell’Energia tenutasi venerdì 9 settembre, che doveva discutere di un tetto ai prezzi del gas e di un razionamento dell’utilizzo del combustibile in vista dell’inverno, si è conclusa con un nulla di fatto, perché qualsiasi decisione è stata rinviata al prossimo meeting di ottobre. Probabilmente si è voluto procrastinare il termine per avere più tempo per elaborare una strategia precisa e dettagliata, rimuovendo le ancora molte resistenze interne al blocco UE. Questo però non ha impattato negativamente sugli indici borsistici europei, che da parecchie sedute fanno registrare un segno verde.

 

Azioni europee: cosa bisogna attendersi nei prossimi mesi

Da inizio anno le azioni europee comunque hanno sottoperformato l’indice S&P 500 in termini di dollari, in quanto l’euro si è indebolito fortemente rispetto alla valuta americana, perdendo oltre il 10% del suo valore. La prossima stagione delle trimestrali potrebbe essere indicativa, poiché segnalerebbe lo stato di salute delle aziende europee di fronte alle bollette energetiche che hanno fatto lievitare i costi a dismisura devastando i bilanci. Le stime degli utili non hanno ancora visto grandi declassamenti dagli analisti e dalle società, per questo è possibile aspettarsi alcune sorprese negative.

Un ruolo cruciale sarà svolto dalla BCE, le cui decisioni sui tassi d’interesse potrebbero determinare se l’economia europea finirà o meno in recessione. Il messaggio dell’istituto governato da Christine Lagarde la scorsa settimana, a seguito dell’aumento del costo del denaro di 0,75 punti percentuali (il più alto della storia dell’Eurotower), lascia presagire un atteggiamento da falco per il futuro simile a quello adottato dalla Federal Reserve. L’inflazione è considerata attualmente la vera causa che possa generare una flessione economica duratura; pertanto, va combattuta con ogni mezzo a costo anche di causare una recessione pesante di breve durata.

Se Francoforte continuerà a essere aggressivo, è probabile quindi che lo sprint dell’ultimissimo periodo delle azioni europee sia un fatto temporaneo. Diverso è il caso in cui i dati macroeconomici, soprattutto sul versante dei prezzi al consumo, siano così rincuoranti da distogliere la BCE dall’uso del pugno di ferro per abbattere l’inflazione. A quel punto è possibile attendersi nuovi flussi sui titoli a rischio, grazie anche a valori scontati rispetto all’inizio dell’anno. In tutto ciò, non bisogna dimenticare che una buona parte delle tensioni future a livello macroeconomico probabilmente è già stata incorporata nelle quotazioni attuali.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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