Azioni: flussi in crescita nel 2022 ma per BofA sono da vendere
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Azioni: flussi in crescita nel 2022 ma per BofA sono da vendere

Azioni: crescono i flussi nel 2022 ma per BofA sono da vendere

Cosa fare nel 2022 con le azioni? L’inizio dell’anno è stato poco tenero con i mercati azionari, che spesso hanno dovuto fare i conti con sedute di sell-off selvaggio e altissima volatilità. I nervi degli operatori sono rimasti scossi dal cambio di visione della Federal Reserve sull’inflazione che sta avanzando pericolosamente negli Stati Uniti. Diversamente da quanto accadeva qualche mese fa, adesso l’istituto centrale americano la considera una grave minaccia che va combattuta aspramente.

Già un primo assaggio lo si è visto con il tapering partito nel mese di novembre, ma dalla prossima riunione di marzo con ogni probabilità Jerome Powell calerà l’artiglieria pesante avviando il primo di una lunga serie di rialzi dei tassi. Secondo buona parte degli analisti il mercato ne sta scontando da 5 a 7, segno tangibile del fatto che la crescita dei prezzi sarà un fenomeno che difficilmente sparirà nel breve.

Ad appesantire il clima è anche l’atteggiamento di altre 2 grosse Banche centrali, come la Bank of England e la BCE, che si sono accomunate ai toni della Fed e fanno presagire numerose strette sul costo del denaro in questo 2022.

 

I mercati azionari registrano aumento dei flussi

In questo contesto ispido gli investitori non hanno però abbandonato i mercati azionari, semmai hanno effettuato una migrazione settoriale. La tendenza ad esempio è di un certo spostamento dai titoli tecnologici, più sofferenti al rialzo dei tassi, a quelli finanziari, che invece prediligono rendimenti alti sul mercato.

Uno studio di Bank of America rileva che nella settimana fino al 2 febbraio vi sono stati 21,8 miliardi di dollari di afflussi dei fondi azionari, portando il totale dall’inizio di quest’anno a 106 miliardi di dollari. Nel contempo però sono diminuiti quelli dei fondi obbligazionari, che anzi hanno registrato il più grande deflusso settimanale dal marzo 2021 con 11,6 miliardi di dollari. Anche le disponibilità liquide hanno conosciuto un passivo di 24,4 miliardi di dollari nella settimana.

Tutto questo testimonia che l’attrattività dei mercati azionari è ancora alta, sebbene i dati mostrino una realtà soltanto parziale di ciò che sta accadendo davvero. Ma cos’è che mantiene ancorati gli investitori a una certa propensione al rischio? Probabilmente il fatto che nonostante tutto le azioni sono gli unici strumenti in grado di ottenere rendimenti soddisfacenti.

In genere l’aumento dei tassi allontana gli operatori dalle attività a rischio spostandoli verso il reddito fisso. Ma in realtà con un tasso d’inflazione così alto il reddito fisso, almeno quello investment grade, presenta dei rendimenti ancora negativi. Ecco quindi che si preferisce correre qualche azzardo in più indirizzandosi verso titoli azionari operanti magari in settori maturi, che seguono il ciclo economico e che distribuiscono buoni dividendi.

 

BofA: per le azioni ci sarà uno shock dei tassi

Il segnale degli afflussi azionari combinati con i deflussi obbligazionari solitamente indica il raggiungimento di grandi massimi per le azioni, afferma BofA. La banca d’affari americana però rimane ribassista sui titoli a rischio, perché prevede uno shock dei tassi nella prima metà dell’anno seguito da uno shock di crescita nella seconda metà. Tutto questo innescherebbe rendimenti negativi sia per le azioni che per il credito. Al riguardo ciò che scrivono gli strategist dell’istituto finanziario non lascia spazio a cattive interpretazioni: “lo shock dei tassi diventa globale, il disastro tecnologico minaccia il danno sistemico, la paura della recessione diventa mainstream.”

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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