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Banche centrali: è iniziata la settimana degli incontri, ecco cosa aspettarsi

Banche centrali: è iniziata la settimana degli incontri, ecco cosa aspettarsi

Quella che è appena iniziata sarà una settimana cruciale per i mercati finanziari, con le principali Banche centrali che si riuniscono per decidere sulla loro politica monetaria. La prima a scendere in campo sarà la Federal Reserve, che inizierà la due giorni consueta a partire da domani, per poi concludere la seduta con la conferenza stampa del presidente Jerome Powell mercoledì 1° febbraio. Giovedì 2 febbraio invece sarà il turno prima della Bank of England e subito dopo della Banca centrale europea.

Il mercato si aspetta che la Fed riduca il ritmo della sua stretta sui tassi d’interesse a 25 punti base, dopo quattro rialzi consecutivi di 0,75 punti percentuali e un aumento di 50 basis point. Mentre la BoE e la Bce dovrebbero alzare il costo del denaro di mezzo punto, raggiungendo il livello più alto dalla grande crisi del 2008. La ragione di una stretta più lenta da parte dell’istituto americano è data dal fatto che la Banca centrale Usa si è mossa prima delle altre e con maggiore aggressività per tentare di abbattere l’inflazione più alta degli ultimi 40 anni. Come conseguenza il costo della vita ha cominciato a scendere più velocemente negli Stati Uniti mentre in Gran Bretagna ed Europa il picco dell’inflazione deve ancora arrivare. Gli obiettivi dichiarati delle autorità monetarie di far scendere l’indice dei prezzi al consumo al 2% rimangono ancora lontani e, almeno per il momento, una svolta in senso accomodante è da escludere.

 

Banche centrali: le previsioni dell’inflazione al centro dei meeting

Anche se l’inflazione complessiva mostra evidenti segni di cedimento negli Stati Uniti e rallentamento in Europa, quella core – che non considera i prezzi di cibo ed energia, più volatili – rimane ancora robusta. Questo potrebbe essere un problema e riflettersi sulle aspettative di inflazione: “Le aspettative di inflazione possono essere una profezia che si autoavvera, poiché aspettative più elevate innescano le condizioni perché l’inflazione salga davvero”, ha spiegato Nathan Sheets, capo economista di Citigroup. Per Jennifer McKeown, capo economista globale di Capital Economics “su quasi tutte le misure, le aspettative di inflazione sono ancora molto più alte dei livelli pre-pandemia e al di sopra dei livelli che sarebbero coerenti con gli obiettivi di inflazione del 2% delle principali Banche”.

Eric Robertsen, capo stratega di Standard Chartered, è seriamente preoccupato per quello che ritiene un ottimismo immotivato nei mercati azionari in questo 2023: “La ripresa degli asset rischiosi sembra dipendere da un tenue atto di bilanciamento; crescita e inflazione abbastanza deboli da fermare i rialzi dei tassi del FOMC, ma non così deboli da suonare campanelli d’allarme su crescita e profitti”, ha scritto in una nota.

 

Inflazione al 2%? Ma anche no…

Un punto che potrebbe essere affrontato nei meeting di questa settimana concerne l’obiettivo dell’inflazione al 2%. Fino ad oggi il target è stato considerato ottimale, in quanto permetteva una crescita sana senza alimentare bolle finanziarie. La globalizzazione, lo sviluppo tecnologico e la crescita demografica hanno aiutato a rimanere nelle vicinanze dell’obiettivo. Tuttavia negli ultimi anni il contesto è mutato. Prima l’inizio della pandemia e poi lo scoppio della guerra Russia-Ucraina hanno messo in discussione l’obiettivo, con i prezzi che tendono a muoversi nella direzione opposta.

Tutto ciò potrebbe spingere le Banche centrali nel tempo a rivedere la loro meta strategica e a fissare un po’ più in alto il punto di arrivo sul fronte inflazionistico. “Guardando al futuro, potremmo trovarci di fronte a un periodo di inflazione strutturalmente più elevata rispetto agli ultimi due decenni. L’impatto deflazionistico della globalizzazione  si sta dissipando e ci saranno pressioni inflazionistiche provenienti da commercio globale, transizione climatica, demografia e politica”, ha dichiarato Claudio Boric, capo del dipartimento monetario ed economico della Banca dei Regolamenti Internazionali.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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