Banche centrali: ecco quale taglierà i tassi di interesse per prima - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Banche centrali: ecco quale taglierà i tassi di interesse per prima

Banche centrali: ecco chi sarà la prima a tagliare i tassi di interesse

Nel 2024 le maggiori Banche centrali di tutto il mondo inizieranno a tagliare i tassi di interesse, a meno di sconvolgimenti al momento non prevedibili. Il ciclo di restrizione monetaria, avviato a inizio 2022 per combattere l’inflazione più forte degli ultimi 40 anni, è dunque arrivato al suo termine. L’aggressiva campagna sui tassi è risultata efficace nel contenere i prezzi al consumo. Il contraltare è che l’economia è finita sotto pressione e, soprattutto in eurozona, ha sfiorato la recessione. La situazione è diversa negli Stati Uniti che finora non ha visto chiari segnali sull’arrivo di una contrazione economica.

La flessione economica e il timore che il rallentamento possa portare a una recessione su larga scala ha spinto le Banche centrali ad annunciare un ciclo di taglio dei tassi di interesse che verosimilmente dovrebbe partire a giugno. Ma chi sarà a fare la prima mossa? Ecco una panoramica delle intenzioni di sette tra le più influenti Banche centrali e le aspettative degli analisti.

Banche centrali: ecco chi farà la prima mossa sui tassi di interesse

Federal Reserve

I tassi di interesse della Fed sono posizionati nell’intervallo 5,25%-5,50%. I mercati si aspettano che il primo taglio di 25 punti base arrivi a giugno. Tuttavia, la settimana scorsa il governatore Jerome Powell si è limitato a dire che, affinché il costo del denaro si abbassi, è necessario che l’inflazione si diriga verso l’obiettivo di lungo termine del 2%. Oggi il carovita negli Stati Uniti è al 3,2% e Powell non ha dato alcuna indicazione su quando abbasserà i tassi.

 

Banca centrale europea

La BCE ha alzato i tassi fino al 4,5%, mentre il tasso di riferimento sui depositi è al 4%. Nell’ultima riunione la presidente Christine Lagarde ha segnalato che l’inflazione si sta muovendo verso l’obiettivo della Banca al 2% ma che occorrono altri dati macroeconomici, come quelli sui salari, perché i tassi vengano ridotto. L’ex direttrice dell’FMI ha fatto capire che prima di giugno non ci saranno novità, sebbene qualche analista si aspetti una mossa già ad aprile.

 

Bank of England

Nell’ultimo meeting, la BoE ha mantenuto i tassi di riferimento al 5,25% e ha sottolineato che rimarranno a questi livelli fino a quando non ci saranno prove concrete che l’inflazione si sia incamminata senza tentennamenti verso il 2%. La Gran Bretagna però ha una situazione economica non dissimile da quella dell’eurozona e rischia una recessione. UBS ritiene che maggio potrebbe essere troppo presto per il primo taglio, che potrebbe invece arrivare ad agosto.

 

Swiss National Bank

I dati sull’inflazione svizzera di febbraio all’1,2% sono incoraggianti, perché rappresentano la lettura più bassa degli ultimi due anni e mezzo e possono aprire la strada a un taglio immediato da parte della SNB. Secondo gli analisti interpellati da LSEG, c’è una probabilità del 40% che la prima sforbiciata di un quarto di punto arrivi già nella riunione del 21 marzo, ma UBS non si aspetta un intervento prima del secondo trimestre.

 

Bank of Canada

Il calo dell’inflazione verso il target di lungo periodo fa pensare che la BoC taglierà presto i tassi. Di questo è convinto Carl Weinberg, capo economista di High Frequency Economics, secondo cui l’autorità monetaria canadese è “la candidata per essere la prima a tagliare”. A suo giudizio, “tutti i prezzi che la Banca può controllare stanno aumentando di meno rispetto a quello che è l’obiettivo dell’inflazione”. Tuttavia, il governatore Tiff Macklem ha affermato che ancora è troppo presto per prendere in considerazione un taglio.

 

Reserve Bank of Australia

La Reserve Bank of Australia ha mantenuto i tassi invariati al 4,35% a febbraio, livello massimo di 12 anni. Nella seconda metà del 2023 l’economia australiana ha registrato un rallentamento e questo implica che il taglio potrebbe arrivare a breve per evitare una recessione. Secondo Nomura, l’attenuazione dell’inflazione e l’aumento della disoccupazione in Australia spingeranno la Banca centrale a ridurre i tassi ad agosto.

 

Banca centrale turca

La situazione della Banca centrale turca è per certi aspetti la più controversa. In teoria dovrebbe essere l’ultima ad abbassare il costo del denaro visto che l’inflazione è ancora al 65%. Gli analisti si aspettano che la prima mossa in tale direzione possa essere fatta verso la fine dell’anno. Tutto ciò però contrasta con il credo del presidente della nazione, Recep Tayyip Erdogan, il quale non ha mai amato i tassi alti. Di conseguenza il leader turco potrebbe fare pressione (come ha già fatto in passato) sulla Banca centrale per un inversione di rotta, dopo che da giugno 2023 sono stati effettuate 8 strette che hanno portato il costo del denaro al 45%.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *