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Banche europee: esposizione contenuta verso la Russia

Banche europee: esposizione contenuta verso la Russia

Gli investitori non dovranno preoccuparsi per le banche europee in quanto l’esposizione verso l’economia russa è contenuta. A sostenerlo è Andrea Enria, Presidente del Consiglio di Vigilanza della Banca Centrale Europea. L’alto funzionario dell’Eurotower è intervenuto nell’European Financials Conference di Morgan Stanley, precisando alcune cose importanti che dovrebbero rassicurare il mercato. In particolare sulle ripercussioni che avrebbe un ritiro da parte dei gruppi bancari europei dalla Russia sui propri bilanci.

Enria puntualizza come l’impatto sarà gestibile perché gli istituti hanno una solida posizione patrimoniale. Nei giorni scorsi UniCredit ha stimato che le perdite percepite dalla banca ammonterebbero a 7 miliardi di euro, qualora venissero cancellati tutti gli asset detenuti nel Paese di Putin. Inoltre il danno subito se il rublo dovesse azzerarsi sarebbe di 1 miliardo di euro. Occorre dire però che la seconda banca italiana è tra le più esposte in Europa, insieme all’austriaca Raiffeisen Bank e alla francese Société Générale.

 

 

Banche europee: sentiment investitori peggiorato

Enria sottolinea come prima della guerra Russia-Ucraina il sentiment degli investitori nei confronti delle banche europee fosse in costante miglioramento, grazie a numerosi fattori: intanto vi era lo storno degli accantonamenti attivati durante lo shock pandemico; in secondo luogo era cresciuta l’attesa di una progressiva normalizzazione della politica monetaria della BCE, il che avrebbe favorito le banche attraverso tassi più alti; in terzo luogo vi era una proiezione degli utili aggregati degli istituti di credito fino al 2023 al di sopra dei livelli pre-Covid; infine erano alte le attese di un ritorno sul capitale a 2 cifre nel medio termine.

Dopo il conflitto tutto è cambiato, perché i mercati hanno cominciato a prezzare l’incertezza sulle sanzioni e l’esposizione delle banche europee verso la Russia. Tale esposizione non solo direttamente ma anche in via indiretta, attraverso la volatilità dei mercati finanziare delle materie prime, lo scenario derivante dal possibile default del debito russo e l’impatto macroeconomico dell’escalation della guerra Russia-Ucraina.

 

 

Banche europee: dividendi e buyback salvi?

Uno dei principali motivi di inquietudine degli operatori di mercato in questo periodo riguarda la possibilità che la BCE possa interrompere la distribuzione dei dividendi e dei buyback, esattamente come fece durante il periodo pandemico. Anche qui Enria ha voluto sottolineare che non vi è alcun programma di divieto in corso, almeno a livello sistemico.

Il numero uno della vigilanza dell’Eurotower ha precisato che l’aumento dei payout nel 2022 era atteso ed è comunque ampiamente accettabile che sia al di sopra del periodo pre-pandemico, dopo le restrizioni. La BCE quindi deciderà su eventuali stop alle remunerazioni degli azionisti solo su base individuale. Al riguardo si aspetta che le banche europee definiscano solidi obiettivi patrimoniali interni e subordinino le distribuzioni delle cedole e i piani di riacquisti alla realizzazione di piani strategici, con riferimento alla generazione di profitto e alle traiettorie di capitale.

Ad ogni modo, alcuni degli istituti più esposti alla crisi in Ucraina hanno dato delle indicazioni. UniCredit ha affermato che il dividendo da 1,2 miliardi di euro non è in discussione, al più potrebbe essere rivisto il piano di buyback da 2,58 miliardi solo se si assisterà a un’escalation sul fronte del conflitto bellico. Société Générale ha precisato che quanto succede nell’Est Europa non avrà alla fine alcun impatto sulla politica di remunerazione degli azionisti per l’azienda. Mentre Raiffeisen Bank è l’unica ad aver deciso il 1° marzo di fermare il pagamento dei dividendi relativi all’anno 2021.

 

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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