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Banche europee: l’opportunità dei bond high yield

Nell'immagine un uomo in camicia bianca, di cui si vede solo una mano, impila dei blocchetti di legno numerati da 1 a 4

Le banche europee sono passate dall’essere un settore in crisi a rappresentare un pilastro per le economie dei Paesi del Vecchio continente. Il merito è della pulizia nei bilanci effettuata a partire dalla crisi del debito del 2012. “Le banche hanno livelli di capitale più alti che mai e sono tornate a fare profitti elevati come all’inizio degli anni 2000” spiega a Borsa&Finanza Jacob Topp, che con Andreas Bisgaard gestisce la strategia European financial debt di Nordea.

La strategia è stata avviata proprio nel 2012 e in particolare nel momento in cui l’allora presidente della BCE, Mario Draghi, pronunciò il fatidico “whatever it takes”. “Avviammo questa strategia – riprende Topp – perché pensavamo che Mario Draghi avrebbe fatto quello che diceva e in effetti così è stato”.

 

Tra le banche europee le italiane in prima fila

Oggi, dodici anni dopo, le banche europee sono più solide che mai e quelle italiane sono tra le migliori, tanto da rappresentare all’interno della strategia di Nordea quasi un quinto dell’asset allocation totale. “Effettivamente le banche italiane stanno andando molto bene – commenta Bisgaard -. Anche il Monte dei Paschi, dopo tutte le vicissitudini che ha passato appare oggi in pieno rilancio. In generale le banche italiane si sono comportate molto bene tanto da ricevere miglioramenti di rating. Nel segmento high yield rimangono solo alcune banche spagnole, le banche greche e alcune banche tedesche specializzate”.

L’elevata allocazione che la strategia dedica alle banche italiane è legata sia al numero di entità di medie e piccole dimensioni che emettono obbligazioni, sia alla disponibilità sul mercato di bond high yield appartenenti a banche investment grade. Per Topp e Bisgaard si tratta di vere e proprie opportunità per ottenere un rendimento elevato con un rischio basso. “Le banche italiane subiscono il riflesso del rating dell’Italia – riprende Topp -. Questo perché le agenzie di rating hanno un modo di ragionare molto schematico”.

 

La ricerca di opportunità nella struttura del debito di una banca

In pratica le banche, per quanto solide siano, non possono avere un rating migliore del Paese a cui appartengono. Come conseguenza le obbligazioni avranno giudizi ancora inferiori a scalare fino alle parti più basse e meno garantite della struttura di capitale, come per esempio i bond Tier 1. In questi casi si può avere il rendimento di un’obbligazione high yield con un rischio da investment grade vista la solidità dell’emittente.

Attualmente il fondo offre un rendimento attorno al 6% annuo lordo che, in uno scenario di discesa dei tassi di interesse, rappresenta un livello interessante. Inoltre, con l’abbassamento dei tassi di interesse il valore delle obbligazioni nel portafoglio della strategia è destinato ad aumentare. “È un buon momento per investire nel credito finanziario anche rispetto ad altri segmenti dello spazio creditizio”, riprende Bisgaard che poi puntualizza: “La maggior parte degli emittenti le cui obbligazioni entrano a far parte del fondo sono investment grade, circa il 70%. Il resto si colloca nei gradini più alti dell’high yield. Per quanto riguarda le singole emissioni, il 40% sono investment grade. In questo segmento riusciamo ad avere la parte migliore dell’universo di fascia alta del credito bancario”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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