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Banche USA: nel trimestre meno buyback, ecco i motivi

Banche USA: nel rimestre riacquisti di azioni ridotti, ecco i motivi

Le banche USA hanno interrotto i riacquisti di azioni nel secondo trimestre del 2022. Prendendo a riferimento i sei principali istituti finanziari americani, i buyback sono meno di un terzo rispetto al primo trimestre di quest’anno e meno di un quinto in confronto al terzo trimestre dello scorso anno, secondo le analisi condotte da Jason Goldberg di Barclays.

Per la precisione JP Morgan, Citigroup, Bank of America, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Wells Fargo hanno riacquistato globalmente appena 5,1 miliardi di dollari di azioni nel trimestre appena trascorso, contro i 17,5 miliardi di dollari dei primi tre mesi dell’anno e i 28 miliardi di dollari del periodo che va da luglio a settembre del 2021.

Per il resto dell’anno non ci sono indicazioni per un ritorno ai riacquisti. Anzi JP Morgan e Citigroup hanno già riferito che dovranno utilizzare fondi per ricostituire il capitale, mentre le altre big citate non hanno ancora comunicato nulla. Le attese comunque sono per riacquisti inferiori ai 5 miliardi di dollari sia nel terzo che nel quarto trimestre.

 

Banche USA: ecco perché sono stati ridotti i buyback

Le ragioni per cui le grandi banche USA hanno deciso di ridurre i riacquisti delle proprie azioni sono da ricondurre a diversi elementi. In primo luogo vi sono i requisiti patrimoniali più elevati che sono stati richiesti da parte della Autorità regolamentari, nel rispetto di più rigorose valutazioni derivanti dai recenti stress test condotti dalla Federal Reserve. In secondo luogo vi sono stati i tassi d’interesse più elevati che hanno ridotto il valore dei portafogli obbligazionari e del capitale. Questo è importante in quanto per far fronte alla domanda di prestiti è necessario essere dotati di capitale, che però “potrebbe essere utilizzato per riacquisti nel 2023”, come sostiene Mike Mayo, analista bancario di Wells Fargo.

Entrando nel dettaglio di alcune singole banche, la più aggressiva nei riacquisti è stata Morgan Stanley, con operazioni per 2,7 miliardi di dollari. La scorsa settimana, l’Amministratore Delegato della banca, James Gorman, ha affermato durante la conference call sugli utili che in media l’istituto sta riacquistando circa il 6% delle azioni in circolazione, riflettendo quello che è il modello di business a basso rischio dell’azienda. “Questo, unito a un dividendo del 4%, comporta un grande ritorno per gli azionisti”, precisa il CEO.

JP Morgan ha invece riacquistato appena 600 milioni di dollari di azioni, una decima parte di quanto aveva fatto nello stesso periodo dello scorso anno. Del gruppo dei sei, la più grande banca americana ha il deficit di capitale più elevato rispetto ai requisiti 2023, ma nella recente conference sugli utili il CFO Jeremy Barnum ha affermato che “la generazione di capitale organico consente alla banca di costruire rapidamente capitale in eccesso rispetto ai requisiti futuri”.

Citigroup ha annunciato durante l’ultima chiamata agli utili che la banca riprenderà i buyback quanto prima. “Sappiamo quanto siano importanti i riacquisti per la creazione di valore per gli azionisti, in particolare quando operiamo a questi livelli, e ci impegniamo a riavviarli non appena sarà prudente farlo”, ha riferito l’Amministratore Delegato Jane Fraser.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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