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BCE: le banche d’affari vedono ora i tassi d’interesse al 4%

BCE: le banche d'affari vedono ora i tassi d'interesse al 4%

Le grandi banche d’affari stanno aumentando le previsioni sul livello finale dei tassi d’interesse della BCE. Morgan Stanley, BNP Paribas e Barclays ora vedono il costo del denaro al 4% al termine della manovra restrittiva della Banca centrale europea. L’aumento del target tiene conto dell’effetto delle pressioni inflazionistiche. Da quanto emerso dai dati di questa settimana, infatti, il carovita ha mostrato a sorpresa una risalita di fondo in tutta l’eurozona. E questo verosimilmente porterà la Banca centrale europea a tenere un atteggiamento più aggressivo nella gestione della politica monetaria.

Morgan Stanley e BNP Paribas avevano in precedenza stimato il tasso finale sui depositi al 3,25%, mentre Barclays il 17 febbraio aveva alzato le sue previsioni al 3,5%. Da luglio 2022, quando il tasso era a -0,5%, l’Eurotower ha attuato una serie di strette che lo hanno portato al 2,5%. “Un picco molto più tardivo dell’inflazione core è il catalizzatore per ulteriori rialzi della BCE nei prossimi mesi” hanno scritto gli economisti di Morgan Stanley in un report per i clienti. Sempre in una nota ai clienti, Barclays ha scritto di aspettarsi un incremento di 50 punti base nei mesi di marzo e maggio, con una riduzione del rialzo a 0,25 punti percentuali nelle riunioni di giugno e luglio. In questa settimana, anche JP Morgan ha accresciuto le sue stime sul livello terminale dei tassi di interesse dal 3,50% al 3,75%.

 

Tassi BCE: nel Board tutti d’accordo sullac  linea dura

L’adeguamento delle stime da parte degli istituti finanziari internazionali arriva in scia alle affermazioni di Pierre Wusch, membro del Consiglio direttivo della BCE, secondo cui “le scommesse del mercato per i tassi d’interesse al 4% potrebbero rivelarsi accurate se le pressioni sui prezzi sottostanti rimanessero elevate”. Il governatore della Banca centrale belga lega l’entità dei prossimi aumenti all’evoluzione dell’inflazione core, ossia depurata dagli elementi volatili di alimentari ed energia. “Se non riceveremo segnali chiari che l’inflazione core stia scendendo, dovremo fare di più. Questo significa che guardare a tassi del 4% non sarebbe escluso”, ha rimarcato. Secondo i dati rilasciati ieri dall’Ufficio di Statistica europea Eurostat, l’inflazione core del mese di febbraio è balzata al 5,6% dal 5,3% del mese precedente, sebbene quella headline sia diminuita di 10 punti base passando dall’8,6% all’8,5% (ma il consensus si aspettava un calo all’8,3%).

Si è schierato per la linea dura contro l’inflazione anche il presidente della Banca centrale slovena Bostjan Vasle, che ha riferito come la BCE abbia bisogno di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse dopo il rialzo scontato dello 0,5% a marzo, in quanto l’inflazione rimane troppo alta. “Le mie aspettative sono che l’aumento della nostra riunione di marzo sarà seguito da ulteriori incrementi prima di raggiungere un livello sufficiente a riportare l’inflazione sulla traiettoria per l’obiettivo del 2%”, ha detto Vasle. Il governatore ha aggiunto anche che Francoforte continuerà a ridurre le dimensioni del suo bilancio dopo aver terminato i reinvestimenti all’inizio di marzo.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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