BCE: cosa ha detto il meeting di luglio

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L’ultima riunione della Banca centrale europea (BCE) non ha detto molto agli investitori. I tassi di interesse sulle operazioni di finanziamento principali sono stati confermati al 4,25%, quelli sulle operazioni di rifinanziamento marginali al 4,50% e i tassi di deposito al 3,75%. Nel comunicato, l’istituto monetario ha parlato di un progressivo rientro verso l’obiettivo di inflazione di lungo termine del 2%, con il raggiungimento di tale target entro la seconda metà del 2025. A tal fine, l’impostazione della politica monetaria dell’Eurotower sarà tendenzialmente restrittiva, anche se dipendente dai dati macroeconomici che arriveranno nei prossimi mesi. In questo ambito, la BCE ha confermato anche una graduale riduzione degli acquisti di asset.

Un posizionamento ribadito dalla governatrice Christine Lagarde nella conferenza stampa seguita alla riunione, nella quale la numero uno della Banca centrale ha aperto all’ipotesi di un taglio dei tassi a settembre. Lagarde ha evidenziato anche come l’economia dell’eurozona abbia continuato a crescere nei primi tre mesi dell’anno, benché a un tasso più lento rispetto al trimestre precedente. Sul fronte del mercato del lavoro, l’ex-direttrice dell’Fmi ha detto che è rimasto resiliente nonostante tutte le sfide che lo hanno messo sotto pressione. Nel frattempo i salari sono aumentati, ma allo stesso tempo anche i margini di produttività più elevati delle imprese sono cresciuti e hanno contribuito a far scendere l’inflazione al 2,5%.

Sull’economia in generale, Lagarde ha sottolineato l’incertezza derivante dalle crisi geopolitiche e il rischio di una escalation dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina, che potrebbero impattare “al ribasso per l’economia. Un’economia mondiale più debole o un’escalation delle tensioni commerciali tra le principali economie potrebbero pesare sulla crescita della zona euro”.

La numero uno della BCE ha espresso invece ottimismo sulla possibilità che le politiche fiscali nazionali garantiscano “un’economia più produttiva e competitiva” riducendo le pressioni sui prezzi nel medio termine. In tale contesto, “la corretta implementazione del Next Generation EU, l’unione bancaria e del mercato dei capitali” possono avere un ruolo importante per “rafforzare il mercato unico, stimolare l’innovazione e gli investimenti e favorire la transizione energetica e digitale”.

 

BCE: i commenti degli analisti dopo il meeting

Gli analisti hanno visto una BCE cauta, ma nelle parole della governatrice Lagarde anche qualche segnale accomodante. Secondo Ulrike Kastens, economista di DWS, la prossima riduzione dei tassi arriverà a settembre; “A nostro avviso la BCE sta attendendo ulteriori dati soprattutto sul fronte del mercato del lavoro per vedere un rallentamento dell’aumento salariale. Ciò potrebbe lasciare spazio a un ulteriore allentamento monetario”.

Nicolas Forest, direttore degli investimenti di Candriam, ritiene che ci saranno altri due tagli dei tassi entro la fine dell’anno, in quanto “le dinamiche dell’inflazione dovrebbero sostenere un accomodamento”. L’esperto ha sottolineato come l’attuale tasso di interesse reale rimanga significativamente alto “il che potrebbe giustificare una normalizzazione della politica monetaria”. Ha poi aggiunto: “L’allentamento monetario sta iniziando per i mercati sviluppati e la BCE ha aperto la strada a un nuovo capitolo della politica monetaria, prima della Fed e della BoE”.

A giudizio di Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte, il prossimo taglio a settembre o a ottobre dipenderà da cosa farà la Fed nel frattempo. “L’anno potrebbe concludersi con un totale di tre tagli sia per la BCE che per la Fed. La prima potrebbe effettuare i prossimi tagli in settembre e dicembre, in corrispondenza dell’aggiornamento delle stime su PIL e inflazione, ipotizzando un’apertura forte della Fed al taglio di settembre a Jackson Hole, insieme a qualche indizio nella riunione del 31 luglio”. In quest’ultima occasione, ad esempio, la Banca centrale americana potrebbe omettere dalla sua comunicazione la parola “elevata” con riferimento all’inflazione, ha sottolineato Cesarano.

Anche Konstantin Veit, portfolio manager di PIMCO, ritiene che la BCE possa ragionevolmente procedere con tre sforbiciate nel 2024. “Le riunioni di politica monetaria della BCE a luglio tendono a essere poco movimentate e, come ci aspettavamo, l’ultimo incontro non ha fatto eccezione”, ha precisato. Tuttavia, “stimiamo un prossimo taglio a settembre per arrivare a tre entro fine anno come nella nostra previsione di base”.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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