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Bce: ecco perché è condannata ad alzare i tassi di interesse

La sede della Banca centrale europea a Francoforte

Il dato sull’inflazione in Eurozona pubblicato stamattina ha ricordato ai mercati che nell’area euro, a differenza che negli Stati Uniti, il picco deve ancora arrivare e che è ancora presto per sperare in un rallentamento nel percorso di rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce. Nel mese di ottobre la crescita dei prezzi al consumo si è attestata al 10,6% su base tendenziale, un decimo meno delle attese di consensus ma al di sopra della rilevazione di settembre quando l’inflazione era salita del 9,9%. Su base congiunturale la salita dei prezzi è stata dell’1,5%, in linea con il consensus e in accelerazione rispetto a un mese fa (+1,2%). Il dato privato delle componenti più volatili – energia, alimentari e tabacco – ha segnato +0,6% m/m e +5% a/a.

 

Mercati troppo confidenti nella svolta della Bce

La reazione dei mercati finanziari, che nell’ultimo mese hanno costruito un rialzo sull’ipotesi che le Banche centrali fossero vicine a un punto di svolta e che potessero da ora in avanti essere meno rigide nel manovrare i tassi di interesse, è stata comprensibilmente negativa. È molto difficile che la Bce modifichi la sua strategia di politica monetaria con un’inflazione core che è due volte e mezzo sopra il livello desiderato. Il capoeconomista di Natixis IM, Mabrouk Chetouane, non si stupisce: “Ultimamente si è parlato troppo di recessione – ha spiegato nel corso della presentazione dell’Outlook 2023 della società di asset management francese – dimenticandosi del fatto che le economie, sebbene in rallentamento, finora si sono mostrate resilienti”.

Dunque spazio ai rialzi dei tassi anche il prossimo anno. La Bce, a differenza della Fed, non può permettersi di rallentare il passo. Chetouane ricorda che le Banche centrali sono partite in ritardo nel contrasto dell’inflazione, e che Francoforte si è mossa dopo la Federal Reserve: “Il ciclo economico era già molto sostenuto quando i prezzi al consumo hanno iniziato a salire. L’azione ritardata della Banche centrali sta costando molto cara”.

Tuttavia, mentre negli Stati Uniti l’inflazione ha le radici nella forza della domanda, in Europa a innescare il rialzo dei prezzi al consumo è stato lo shock sul costo delle materie prime, in particolare energetiche, determinato dalla guerra tra Russia e Ucraina. Ciò rende più difficile la lotta all’inflazione in Europa. Inoltre, sottolinea il capoeconomista di Natixis, “l’inflazione si è estesa su tutti i settori dell’economia europea Europa, non solo a quelli più volatiliti come gli alimentari e l’energia”.

 

Le prospettive per il 2023

Nel 2023 il capoeconomista di Natixis IM prevede sorprese da parte della Bce e non saranno belle. “La Bce deve continuare ad alzare i tassi di interesse non può fare altro. Con i livelli di inflazione che ci sono in Europa le aspettative sui tassi reali sono ancora a livelli minimi”. Anche il confronto con la Gran Bretagna, che ha un problema simile a quello dell’Unione europea per quanto riguarda i prezzi al consumo, mette in luce il ritardo della Bce: “I tassi nel Regno Unito sono attesi al 4,5% il prossimo anno. Come è possibile pensare che la Bce rallenti la sua marcia?”.

La conseguenza del rialzo dei tassi di interesse è l’avvento della recessione tema di cui, come ha sottolineato Chetouane, si è parlato un po’ troppo. Secondo il capoeconomista di Natixis l’economia continuerà la sua decrescita, già iniziata quest’anno, ma senza sprofondare “anche perché l’inflazione amplia lo spazio per le politiche fiscali espansive da parte dei governi”. Per Philippe Berthelot, co-direttore degli investimenti in reddito fisso di Ostrum AM, boutique di investimento affiliata di Natixis IM, “c’è una debole recessione in corso che si estenderà al primo trimestre del prossimo anno, ma le economie rimarranno resilienti”.

 

Obbligazioni, annus mirabilis in vista

Nel complesso lo scenario disegnato dall’outlook di Natixis IM invita gli investitori a essere ancora prudenti sul mercato azionario in attesa del vero punto di svolta delle Banche centrali. Per Chetouane, infatti, la Federal Reserve inizierà ad abbassare i tassi di interesse solo vero la fine del 2023, preparando la svolta con cura. La Bce non può al momento permettersi di essere così rapida nella svolta. “Rimaniamo pronti a entrare nel mercato azionario in un secondo momento, quando si paleseranno i pivot di Bce e Fed – ha spiegato il capoeconomista – mentre al momento siamo positivi sulle obbligazioni sovereing e sul credito investment grade con duration corta. Queste asset class permettono oggi di trarre interessanti rendimenti senza esporsi ai rischi di duration”. Una posizione su cui ha concordato Berthelot che vede il 2023 come “annus mirabilis” per il mercato obbligazionario dopo “l’annus orribilis nel 2022”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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