BCE: niente rialzo tassi nel 2022, neanche con inflazione elevata

BCE: niente rialzo tassi nel 2022, neanche con inflazione elevata

BCE: Christine Lagarde chiude all'aumento dei tassi nel 2022, anche con inflazione elevata

La BCE guidata da Christine Lagarde per ora non si smuove: inflazione o meno, la politica monetaria continuerà ad essere accomodante. È quanto è emerso dalle sue dichiarazioni al Congresso bancario europeo di Francoforte la scorsa settimana. La Presidente della Banca Centrale Europea ha detto che l’istituto monetario prende molto seriamente l’aumento costante dei prezzi che definisce “sgradito e doloroso”, tuttavia è ancora troppo presto per un inasprimento delle condizioni del credito. I tassi quindi anche per il prossimo anno rimarranno come sono oggi.

 

Christine Lagarde: perché i tassi non verranno aumentati

Nell’area Euro l’inflazione sta crescendo al ritmo più rapido dal 2008, quando scoppiò la grande crisi finanziaria. La BCE è convinta che vi sarà a breve termine un’ulteriore accelerazione dovuta ai maggiori costi energetici e alle carenze nella catena degli approvvigionamenti. Tutti questi fattori però dovrebbero essere temporanei e stemperarsi già nel prossimo anno.

Francoforte però sta subendo la pressione da parte della Germania, dove il carovita è arrivato al 4,6% lo scorso mese. Berlino accusa la Lagarde di non aver fatto nulla per impedire che si arrivasse a questo livello di prezzi, ma l’ex FMI è stata molto chiara “Riconosciamo che l’inflazione più elevata comprime i redditi reali delle persone, ma non dobbiamo essere troppo precipitosi di fronte a shock inflazionistici transitori e guidati dall’offerta.” La principale preoccupazione dell’Eurotower è che stringendo sulla politica monetaria si potrebbe creare un vento contrario “ingiustificato per la ripresa economica.”

L’ex-Ministra dell’Economia francese ha anche affermato che le prospettive per l’inflazione nel medio termine sono migliori rispetto a quelle prima della pandemia, quando la BCE faticava a raggiungere il target del 2%. Ora con l’indice dei prezzi al consumo che viaggia intorno al 4%, i mercati si aspettano che l’istituto centrale agisca prima della fine del 2022, ma Lagarde smentisce tutti e si aspetta che i prezzi rallentino dell’1%. A quel punto, con un’inflazione tornata a livelli più normali si racconterà tutta un’altra storia.

 

BCE: contrasti all’interno del Consiglio Direttivo

La ferma posizione di Lagarde sulla politica monetaria ha determinato una spaccatura all’interno del board della Banca Centrale Europea. In totale contrapposizione alla 65enne parigina vi è Jens Weidmann, Governatore uscente della Bundesbank e membro del Consiglio Direttivo della BCE.

Il coriaceo oppositore tedesco non crede affatto nella temporaneità dell’inflazione e sottolinea come l’Eurotower sia diventato il principale creditore degli Stati dell’Eurozona, venendo meno al suo compito principale di assicurare la stabilità dei prezzi. Weidmann ha aggiunto anche che le Banche Centrali subiranno sempre maggiori pressioni da parte di Governi e mercati finanziari affinché venga mantenuta una politica monetaria espansiva più a lungo di quanto richiesto dalla logica della stabilità dei prezzi.

Questa discordanza di vedute in seno alla BCE si fa particolarmente rovente in prospettiva della scadenza del piano di acquisto di obbligazioni pandemiche da 1.850 miliardi di euro che dovrebbe concludersi a marzo 2022. Per quel tempo dovranno discutersi le opzioni da mettere sul tavolo, tra cui la possibilità di aumentare gli acquisti di assets in considerazione delle minacce del Covid-19 all’economia e delle interruzioni delle catene di approvvigionamento che frenano la produzione manifatturiera. Il clima è tutt’altro che disteso e in queste condizioni di emergenza è anche difficile riuscire a trovare un compromesso che accontenti tutti.

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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