La BoJ non cambia politica monetaria, crollano rendimenti e yen

La BoJ non cambia politica monetaria, crollano rendimenti e yen

La BoJ non cambia politica monetaria, crollano rendimenti e yen

La Bank of Japan (BoJ) sorprende i mercati e lascia invariati i tassi d’interesse a -0,1%, ma soprattutto non tocca la banda di oscillazione dei rendimenti obbligazionari, ferma a ± 0,5%. A dicembre la Banca centrale giapponese era intervenuta allargando i limiti dell’intervallo di 25 punti base, il che aveva fatto pensare al mercato di un imminente inasprimento della politica monetaria ultra-accomodante che l’istituto porta avanti da lungo tempo. Al contrario, la mossa della BoJ si inquadra nell’obiettivo del governatore Haruhiko Kuroda di impedire che i tassi a lungo termine crescano troppo.

Questo con ogni probabilità implica che non ci saranno grossi cambiamenti da qui al mese di aprile, quando scadrà il mandato di Kuroda, nella conduzione delle strategie monetarie dell’autorità di Tokyo. “L’incertezza sull’economia giapponese è molto alta. È necessario sostenere l’economia con la nostra politica di stimolo, per garantire che le aziende possano aumentare i salari”, ha detto il capo della BoJ nella conferenza stampa dopo l’incontro.

 

BoJ: riviste le stime di inflazione e crescita

La BoJ ha rivisto al rialzo le proiezioni sull’inflazione core per l’anno fiscale in corso che termina a marzo. Ora l’IPC è visto al 3% dal 2,9% stimato a ottobre. Mentre per quanto riguarda l’anno fiscale di marzo 2024, l’indicatore previsto è passato dall’1,6% all’1,8%. I funzionari della Banca sono comunque convinti che i prezzi si modereranno una volta che la fiammata dei costi delle materie prima va piano piano spegnendosi. L’istituto centrale ha tagliato le stime sulla crescita economica per il 2023 e il 2024, sulla base del calo delle esportazioni giapponesi, da cui dipende l’economia del paese, a causa del rallentamento della crescita globale.

 

La reazione dei mercati alle decisioni della BoJ

I mercati hanno reagito energicamente alle decisioni prese dalla Bank of Japan. Lo yen è crollato fino a perdere 2,4 punti percentuali sul dollaro USA, con l’USD/JPY arrivato a 131,20 segnando il più grande balzo giornaliero da marzo 2020. Il Nikkei è saltato del 2,5% a 26.791 punti, registrando la chiusura più alta dal 19 dicembre. Tuttavia, sono affondate le maggiori banche giapponesi, le quali soffrono quando i tassi d’interesse vengono mantenuti bassi. L’indice Topix dei titoli bancari è sceso fino al 3,8%, il più grande calo intraday dal mese di luglio 2022, prima di cancellare la maggior parte delle perdite una volta che il mercato ha metabolizzato la decisione della BoJ. Sono crollati anche i rendimenti dei titoli di Stato giapponese, con quello di riferimento a 10 anni scivolato allo 0,37%, ben al di sotto del limite dello 0,5%. Questo è stato il più grande calo giornaliero da novembre 2003.

 

Le opinioni degli analisti

Gli analisti non sembrano troppo sorpresi dalle mosse della BoJ, riuscendo a dare un’interpretazione logica a quanto accaduto. “Allargare la fascia di rendimento o smantellare YCC ora avrebbe reso la BOJ ancora più vulnerabile agli attacchi del mercato”, ha affermato Izuru Kato, capo economista di Totan Research. “Mostrando la sua determinazione a utilizzare gli strumenti di mercato in modo più flessibile, la BOJ ha voluto segnalare ai mercati che non farà grandi cambiamenti di politica monetaria sotto Kuroda”, ha aggiunto.

Secondo Mayank Mishra, stratega di Standard Chartered Plc, questa può essere considerata come “una pausa sulla strada di un’ulteriore normalizzazione delle politiche”. In prospettiva l’esperto rimane rialzista sullo yen, aspettandosi che “i differenziali di rendimento continuino a sostenere maggiormente la valuta sull’ulteriore normalizzazione della politica della BOJ e sul rallentamento della crescita/inflazione globale”.

Richard Franulovich, responsabile della strategia valutaria di Westpac Banking Corp, ritiene che la notizia di oggi mantenga la BoJ posizionata come un’ancora per i rendimenti globali. “La grande paura era la dislocazione di massa che avrebbe potuto verificarsi se gli investitori giapponesi fossero usciti in massa dai mercati obbligazionari statunitensi, della zona euro e australiani grazie ai rendimenti locali più gustosi”, ha affermato.

A giudizio di Kerry Craig, stratega del mercato globale presso JPMorgan Asset Management a Melbourne, “il mercato era alla ricerca di qualcosa che non c’era in termini di cambiamento di politica da parte dei funzionari della Banca del Giappone”, quindi “era relativamente chiaro che si sarebbero concentrati sul raggiungimento della loro capacità di dirigere i mercati, piuttosto che lasciare che il mercato dettasse loro cosa sarebbe successo”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *