Borse europee: effetto Draghi non c'è, Europa chiude negativa

Borse europee: effetto Draghi non c’è, Europa chiude negativa

Borse europee: effetto Draghi non c'è, Europa chiude negativa

L’euro si è rafforzato nei confronti delle principali valute grazie alla spinta dovish della banca centrale europea. le borse europee invece, sulle parole di Mario Draghi hanno virato verso il basso chiudendo in rosso dopo la mattinata in territorio positivo. L’America soffre a causa delle trimestrali, in particolare Tesla che perde un ulteriore 14,2% dopo il 9% di ieri, pesa sul Nasdaq. Una mossa che andrebbe ad anticipare, di fatto, quella della Fed, pronta a sua volta a tagliare i tassi per sostenere l’economia americana e deprezzare il valore del biglietto verde, in attesa dell’incontro previsto la prossima settimana a Shanghai tra la delegazione americana e quella cinese volto a riaprire le trattative commerciali per scongiurare nuovi dazi.

 

Borse europee: la giornata degli indici di Borsa

Il Dax ha iniziato a mostrare debolezza con l’uscita dell’indice Ifo sulla fiducia che si è attestato a 95,7, ai minimi dal 2012, per poi sprofondare, insieme alle altre borse europee durante la conferenza stampa della Bce e chiudere a 12.362 (-1.28%). Piazza affari cede lo 0,80%, schiacciata da Stmicroelectronics (-2,93%) e Finecobank (-2,27%) dopo aver toccato i massimi da giugno 2018. Lo spread rallenta ancora a 189 punti base. Francia e Spagna piegano la testa alla Bce perdendo rispettivamente lo 0,50% e lo 0,43%. Londra chiude a 7489, perdendo lo 0,17% sulle incertezze causate dalla Brexit

 

Valute, materie prime e titoli di Stato

L’euro si rafforza contro il dollaro sulla decisione di lasciare invariati i tassi di interesse e la possibilità di un nuovo Q.E.  L’euro dollaro, in un’asta di volatilità, ha toccato i minimi da maggio 2017 a 1.1104 per poi rimbalzare fino ad 1.1157. Contro la sterlina invece l’Euro risente della forza del pound dovuta all’elezione di Boris Johnson.

Le tensioni geopolitiche restano alte, in particolare quelle che riguardano lIran da una parte e la Gran Bretagna con gli Stati Uniti dall’altra. Ma in una giornata sostanzialmente povera di aggiornamenti rilevanti, il prezzo del petrolio guadagna lo 0,61% a 56.19. L’oro viaggia a 1.417 dollari l’oncia dopo il record degli ultimi sei anni a quota 1.452. La mossa della Bce non è stata sufficiente per riportare il metallo giallo sotto la soglia dei 1.400, cosa che potrebbe avvenire se anche la Fed decidesse di optare una politica dovish. Anche il rame attende le mosse della banca centrale Usa per riaggiornare il massimo degli ultimi due mesi segnato il 19 luglio scorso, a quota 2,8 dollari per libbra, in quello che è un momento difficile per il metallo rosso, considerato il crollo delle esportazioni della Cina (-10,9% a giugno) e il ridimensionamento delle previsioni per il prezzo medio nel periodo 2019-2021, da 2,9 a 2,8 dettato dalla Banca Centrale Cilena.

Per quanto riguarda infine i tassi d’interesse e il mercato dei titoli di Stato, sia il Bund a 10 anni che il BTP a 10 anno hanno visto i loro valori salire. Spread Btp-Bund invece invariato in area 187 punti base.

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