Borse record nonostante la guerra: quali sono i rischi che gli investitori sottovalutano

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Tra guerre, inflazione e rallentamento economico, i mercati finanziari continuano a muoversi su un equilibrio fragile. Dopo il brusco calo seguito all’attacco statunitense all’Iran, le Borse internazionali hanno recuperato con sorprendente rapidità, segnale di fiducia che, almeno per ora, non contempla uno scenario negativo. Ma sotto la superficie restano numerosi fattori di rischio: il possibile ritorno di pressioni inflazionistiche, il rallentamento della crescita globale, la vulnerabilità del credito più speculativo e gli ingenti investimenti nell’intelligenza artificiale, che potrebbero generare nuove tensioni. In questo contesto, diventa fondamentale capire quali asset risultino più esposti, dove si nascondano le opportunità e come costruire un portafoglio davvero equilibrato per affrontare una fase destinata a restare complessa e volatile. Borsa&Finanza ha cercato di farlo con la collaborazione di Gianluca Pietanesi (in foto), senior sales manager di Natixis. 

 

Dott. Pietanesi, nonostante quanto sta accadendo in Medio Oriente e l’elevata volatilità, le Borse hanno messo a segno un recupero importante dopo il calo seguito all’attacco statunitense all’Iran. Ora, tuttavia, sembrano filtrare i primi dati di rallentamento delle economie, la riduzione della fiducia di famiglie e imprese, un’accelerazione dell’inflazione. Sotto quali condizioni questi fattori potrebbero spingere di nuovo al ribasso le Borse?

“I mercati stanno già incorporando uno scenario di rallentamento moderato della crescita e di temporanea risalita dell’inflazione, senza però ipotizzare una recessione. Il tema diventerebbe più delicato nel caso in cui le tensioni dovessero protrarsi oltre le attese, alimentando pressioni inflazionistiche più strutturali e di conseguenza riportando volatilità sugli asset rischiosi”.

 

Anche sui mercati obbligazionari e valutari le conseguenze sono state per il momento contenute. Però quali sono le aree più vulnerabili, posto che il ritorno alla situazione pre-bellica richiederà tempo?

“Le aree più vulnerabili restano la duration lunga, più esposta a eventuali pressioni inflazionistiche e il credito a più basso rating. Sul fronte valutario, il dollaro tende a rafforzarsi nelle fasi di tensione geopolitca, mentre le valute più deboli come quelle emergenti potrebbero subire maggiore pressione”.

 

Oltre agli evidenti rischi derivanti dalla guerra, ci sono altri rischi che gli investitori stanno sottovalutando?

“I principali rischi restano quelli legati a un possibile ritorno dell’inflazione e, in secondo luogo, a un rallentamento più marcato dle previsto. Un altro tema da monitorare è quello legato agli ingenti investimenti di molte aziende sull’AI. Si tratta di una tecnologia che aumenterà la produttività ed i ricavi, ma gli ingenti investimenti richiesti potrebbero generare volatilità su alcune aziende nel breve qualora la crescita dei fatturati non fosse abbastanza rapida da giustificarli”.

 

In queste fasi “agitate” si creano anche molte opportunità. In quali settori si possono trovare?

“Le fasi di volatilità tendono spesso a creare opportunità in settori che hanno subito correzioni significative. Negli ultimi mesi il comparto tecnologico, in particolare il mondo del software, ha subito forti ribassi creando opportunità di acquistare a valutazioni interessanti. Anche il consumer discretionary ha corretto in modo importante, creando opportunità selettive su società di qualità. Infine guardiamo agli industrials, un settore che presenta valutazioni più contenute e che può fare bene”.

 

Un portafoglio “equilibrato” per navigare la fase caotica che probabilmente non si esaurirà con la fine della guerra in Medio Oriente che cosa dovrebbe contenere?

“Oggi è più semplice rispetto al pre 2022 costruire portafogli realmente diversificati, grazie alla possibilità di combinare asset class decorrelate. In questa fase riteniamo importante affiancare all’azionario un’esposizione obbligazionaria a breve duration e con elevato rating, in grado di offrire carry interessante senza esporsi eccessivamente al rischio tasso o credito. Questa allocazione aiuta ad avere portafoglio “solido” e in grado di assorbire momenti di tensione come quello di marzo. Riteniamo inoltre utile mantenere una quota strutturale di dollaro, che continua a confermare come nel 2022 il proprio ruolo di valuta rifugio nei momenti di maggiore tensione geopolitica”.

 

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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